“Vola e va, questa è musica …”

***da ascoltare sul titolo del post***

Sono passate due ore, e la voglia di uscire non si è mossa di un millimetro. Alice ha letto, risposto a mail, spedito un paio di sms a Francesco, che risponde poco perché impegnato (dice), fatto la doccia e tirato fuori il vestito.

Ma di prepararsi e uscire non ha il minimo desiderio.

*Ma chi me l’ha fatto fare?* pensa, mentre si trascina indolente verso il bagno, si spruzza qualche goccia di profumo e poi si avvicina al letto per vestirsi.

Francesco le ha scritto delle stupidaggini su un fantomatico incontro con la sua ex, Samantha: la scipita, la biondina, la sciacquetta, insomma, Samantha con l’acca. La sola ipotesi di un incontro tra loro disturba i pensieri di Alice, la infastidisce ancora di più. Lei le ha ignorate, le stupidaggini, facendo la superiore, ma in fondo allo stomaco quella vaga sensazione di precarietà non la abbandona. Si guarda allo specchio, e non ci vede bene. Sarà perché non ha messo gli occhiali? Nei suoi pensieri scorrono gli occhi brillanti di Sofia, lo sguardo felino e furbo di Sissi, il viso d’angelo di Camilla. La faccia da fighetta di Samantha con l’acca. Mille immagini e fotogrammi della bellezza, nitide, istantanee, precise. La sua figura nello specchio, invece, è confusa. Vaga. Senza confini precisi. Si guarda, si vede, si sorride. Poi distoglie gli occhi dallo specchio, e la sua immagine non c’è più, come se l’unica possibilità di definizione della donna che è venisse dall’esterno.

*Devo scuotermi da questo torpore, altrimenti stasera faccio un casino e si incazzano tutte.*

Si conosce bene, la signorina lunastorta …

Con occhio distratto e le dita veloci sulla tastiera del portatile cerca qualcosa che la tiri su: ci sono i quaranta pezzi che ha dedicato a Francesco per il suo compleanno, lì dentro ci sarà qualcosa di adatto? La sequenza parte, un po’ random un po’ pensata, e dopo un paio di pezzi di bossanova, ecco lo swing, quello irresistibile di Fred Buscaglione. Sarà colpa del ritmo, sarà colpa della coralità orchestrale, sarà colpa delle parole … ma le gambe si muovono da sole e la faccia da foto non c’è, ma piano piano, passo su passo, è spuntato un sorriso.

Alice scorrazza per la camera ballando, mentre si guarda allo specchio: *Ma ti sei vista, quanto sei bella?*. Si vede, poi si dimentica, come un matto con la memoria a breve termine che si cancella subito. Si rivede, e siccome quello che vede non è male, si rassicura e continua a guardarsi, di tanto in tanto.

Un abito nero, niente di più. Uno di quei vestitini lisci da sirena che le piacciono tanto.

*Ecco, così può andare. Che ore sono? Le otto e mezza. Puntuale come la morte, io. Da non crederci.*

Continua a non avere voglia di uscire, ma almeno si è tirata su il morale. Imbraccia la borsa e scende nella hall a vedere se le altre sono già lì.

In pochi minuti ci sono tutte e tre, quattro passi nel vento fresco della serata ed ecco il tram che arriva e le scarrozza, attraverso il ponte, sull’altra sponda del fiume.

 

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