Szentendre

*** su La Gloria dei Gotan, per i prossimi tre capitoli, che sono corti e la canzone è lunga ***

Szentendre si trova lungo il Danubio, nella provincia di Pest, a circa 20 km da Budapest, rinomata per essere una città con una lunga storia di conquiste e battaglie religiose, meta esistenziale, dagli anni Venti del secolo breve in poi, di pittori e scultori, che si trasferivano lì affascinati dall’atmosfera stranamente mediterranea del luogo e alla ricerca di un posto tranquillo per la loro attività creativa.

Il villaggio degli artisti, come lo chiama Luka, si raggiunge in treno senza alcuna difficoltà, ed è pieno di vicoli, caffè, musei e scorci da cui ammirare il Danubio.

Seduti in una birreria, con una zuppiera piena di Goulasch davanti a loro, i due vecchi amici chiacchierano serrati delle loro vite e dei soliti problemi di lavoro che rovinano la settimana e si palesano nel weekend.

Hanno camminato a lungo, silenziosi, nei vicoli colorati e tra le casette, goduto di un magro raggio di sole, parlato del più e del meno. Più del meno, in effetti. Davanti a una birra la conversazione scorre più facile, mentre già ragionano della serata tra amici del posto che Luka ha organizzato, ma c’è ben altro da dire.

Luka: “Ho conosciuto una”.

Andrès: “Solo una?”

Luka: “Stavolta ho preso una botta.”

Andrès: “Scherzi, vero?”

“No, non scherzo. Questa mi ha bucato il cervello.”

“Dimmi chi è.”

“Non credo tu l’abbia incontrata, è una nuova. In azienda hanno preso una consulente che si occupa di affari legali, credo soprattutto di diritto del lavoro, una bionda alta alta, con gli occhi azzurri e lo spirito da amazzone. Si chiama Amelie, è Olandese. Vive qui da qualche anno, é molto giovane e terribilmente sexy.”

“E dunque?”

“Dunque… Non che ci sia molto da dire. Dopo un paio di riunioni e qualche caffè, mi ha lasciato il numero di telefono sulla scrivania. Siamo usciti a cena, l’ho portata in un ristorante carino, abbiamo parlato tutta la sera, le ore sono passate troppo veloci. Alle tre di notte l’ho riaccompagnata a casa, lei è scesa dalla macchina sorridendo e se ne è andata.”

“Non me la conti giusta, amico. Dimmi anche il resto. Non ci credo che uno come te se la sia lasciata scappare, la bionda da urlo. E non mi dire che è perché c’è il lavoro di mezzo, che te ne sei fatte la metà di quelle con cui hai lavorato.”

“Questa è un po’ diversa, sto alla larga perché è molto pericolosa. Siamo usciti ancora, abbiamo fatto sesso, tanto e bene, abbiamo parlato, tanto e bene. Questa è una per cui rischio la testa, e non voglio compromettere la relazione con Karla.”

“Karla … Non ne parli quasi mai.”

“Beh, sai, lei è una sicurezza. Sono anni che stiamo assieme e stiamo bene, anche se adesso è via. Abbiamo una casa, stiamo cercando di avere un figlio, lei non rompe le palle perché faccio la vita ed esco la sera, che senso avrebbe mettere a repentaglio la mia stabilità?”

“Ah, non saprei, Luka. Sei tu che se non te ne fai una diversa alla settimana non sei in pace con te stesso.”

“Mi fai la morale adesso, proprio tu?”

“No amico, certo che no. Solo, mi chiedevo il senso della cosa che stai cercando di dirmi.”

“Quello che mi preoccupa è che questa Amelie sembra uguale a me. Non gliene frega un cazzo di niente, non è romantica, non è affettiva, eppure è molto viva. Non sembra neanche una donna, a tratti, quasi un amico. L’altra sera sono stato a casa sua e mi son trovato ore sul divano a parlare, e basta. Dice che si é mezza innamorata e che non vuole fare confusione, quindi sospende il sesso, e a me va benissimo così. È quantomeno singolare, come situazione.

Devo trovare qualcosa per distrarmi. Tipo la rossa di ieri sera, così torno normale.”

“La rossa?”

“Non te la ricordi?”

“Non ho visto nessuna rossa.”

“Hai presente le due Italiane al bancone del bar? Sofia e non ricordo? Quella socievole e quella scostante e che se la tirava?”

“Ma chi, la moretta coi capelli corti?”

“Sì, lei, loro. Ecco, avevano altre due amiche. Quando sono tornate al tavolo le ho seguite con gli occhi e ho capito che la rossa che avevo visto passando era una di loro. Non ci ho parlato, ma era impossibile non notarla, una bomba di sensualità compressa in un bon-bon.”

“Non ci ho fatto caso.”

“Forse perché eri imbambolato dalla moretta, come dici tu. Stronzetta, direi io.”

“Ma che imbambolato, è solo che qualcosa di lei, di quel sorriso, mi ha colpito. Ma torniamo ad Amelie e Karla…”

“Non c’è molto da dire, Andrès, quella ragazza mi strega. Lo sai che ho avuto tante donne, lo sai che sono cronicamente infedele e che sono malato di sesso, lo sai che se vedo una preda non mollo finché non riesco ad averla. Stavolta è un po’ diverso perché questa oltre ad essere attraente è anche intelligente, e sembra non volere altro. Mi manda messaggi intensi e poi scompare per giorni, insomma, ho paura che mi sfugga il controllo della situazione.”

“Non ti preoccupare, fratello, ti conosco bene, tu non cambi mai. Stasera usciamo e ne rimorchi un’altra e ti passa tutto. Karla quando torna?”

“Tra due settimane.”

“Bene, giusto il tempo per distrarsi abbastanza da riprendersi. Allora direi che stasera, oltre a un paio di birre, andiamo anche al Jazz Garden. Ascoltiamo buona musica e incrociamo un po’ di femmine come si deve, di quelle che almeno non ascoltano solo Lady Gaga.”

“Mi hai convinto. Che ne dici adesso. Andiamo a vedere la mostra?”

“Dai, pago io. Tu già devi gestire l’amore improvviso.”

“Ma vai a quel paese…”

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