Metti una sera a cena

***listening to The feeling of Jazz***

Sorpresa delle sorprese, Alice conosce già una delle altre due commensali della serata: Alessandra, una vecchissima amica di Camilla, anzi, a pensarci bene non una qualunque, ma proprio quella che l’ha convinta a fare il viaggio sabbatico ungherese che l’ha portata a conoscere Franz.

La cena ha un tono particolarissimo, perché anziché andare a stroncarsi come ad ogni sano addio al nubilato in qualche locale pieno di Dream Men e ammennicoli da sexy shop, stasera tocca un’escursione notturna in barca sul Danubio, con tanto di cena e sottofondo musicale.

*Forse la serata non sarà così terribile* pensa Alice, mentre aspetta sul pontile che sia il suo turno per salire e si gode la vista: lo spettacolo della città di notte è stupefacente, così forte che non bastano le macchine fotografiche a conservare impressa l’emozione che fa spalancare gli occhi. Eppure, Sofia fotografa: lei scatta sempre, pare. Chissà che vede, con quegli occhioni verdi?

Alice, con il suo umore ondivago, osserva in silenzio la magia della città sul fiume al buio. Il cielo di un vivido blu scuro è intercorso da stralci di nubi nere che ricordano la pioggia del giorno, il palazzo reale si staglia illuminato di una intensa luce gialla contro l’orizzonte: si alza dalla collina, fiero, verso la volta celeste, mille finestre ed una sola cupola, ad illuminare con eleganza e semplicità l’intero orizzonte della collina di Buda fino alla lunga sequenza di luminarie che accompagna il ponte delle Catene. Vedrà lo stesso che vede Sofia?

Sulla barca che, per caso o per fortuna, si chiama ‘Legenda’, sei ragazzette adulte si siedono intorno ad un tavolo rotondo, proprio davanti al palco dove l’orchestrina delizierà il suo pubblico durante la cena, e pasteggiano a cibo tradizionale ungherese (di una pesantezza inaudita, considerando che è luglio e fa anche caldo) osservando con ammirato stupore lo spettacolo delle luci della città, di notte, riflesse sull’acqua.

Il tema della cena non è difficile da immaginare: a parte qualche briciola di conversazione privata, i ricordi adolescenziali di Camilla, che non è molto convinta, raccontati dalle vecchie amiche, la fanno da padroni e Sissi stasera, sarà la terza bottiglia di Cabernet, sarà la luna, ne ha almeno una per ciascuna, da dire …

Mettere sei donne a tavola per festeggiarne una è come far scrivere da un terzo le Confessioni di Agostino: viene fuori di tutto e senza alcuna remora. Viene fuori di Camilla a sedici anni, timida e goffa, e di tutte le occasioni (quelle prese o quelle perse?) di essere la prima ad avere il fidanzato. Viene, viene fuori un amore mai sbocciato, la sua passione per “i ragnetti” e la sua indecisione strutturale sulla scelta dell’università. Poi la laurea, il lavoro da analista qualitativa in un istituto di ricerca che, francamente, le ha sempre fatto schifo. Viene fuori il primo grande, grandissimo amore finito male ma passato sotto silenzio, stante le proverbiali discrezione e riservatezza di Camilla. E poi Franz. La vita, insomma. La vita.

Ne emerge un bel quadro, in fondo, mentre le ragazze schiamazzano allegramente e la città scorre illuminata nel cielo nero intorno a loro, toccando le corde più vibranti del cuore.

“Ma da quanto non ci vediamo?” chiede Alessandra ad Alice, tra un sorso di vino e una risata.

“Cielo, saranno più o meno dieci anni, sai?”

“Beh, io sono partita per l’Ungheria nel 2005… nel frattempo cosa è successo?”

“Oh, non ti ci mettere anche tu, Ale … Ho fatto un po’ di casino.”

“Eh, questo l’avevo capito, non ti ho più sentita, però … sono arrivate voci strane, da queste parti. Poche cose, frammentate e folli tipo che ti sei sposata e per anni non hai messo il naso fuori di casa …”

“Eh …”

“Parliamo d’altro?”

“Grazie.”

“Come mai sei qui?”

“Ah! Nel delirio in cui mi trovo, mi arriva una mail di Camilla che mi dice: ‘Vieni a Budapest sabato sera?’ Ecco, per questo sono qui. Non lo so perché …  Anzi, me lo sto ancora chiedendo.”

“Verrà una bella serata, vedrai. Dopo andiamo in un locale dove suonano dal vivo, come qui, ma la band è  davvero valida.”

“Ah, guarda, per questo sono già pacifica così. Raccontami di te.”

Alessandra racconta della sua vita nella città ungherese, di come ci è finita nel tentativo, felicemente riuscito, di lavorare nel marketing; racconta del suo fidanzato adulto, saggio, composto e terribilmente sexy… Alessandra racconta, il suo sorriso risplende assieme al ponte Elisabetta, mentre la barca gira e torna verso il pontile di attracco.

Alice non ha molta voglia di socializzare, va bene questo dialogo raccolto: è anestetizzata, confusa. Un pensiero le si arrovella nella testa, Francesco distante, lontano, sfuggente. Mah.

Ci vorrebbe un’altra bottiglia, ma nessuno ha il fisico per berla. Ci vorrebbe un po’ di tango, ma qui non se ne parla. Ci vorrebbe una lunga camminata, da sola, sul ponte, perché di nuovo le immagini si affollano, confuse, e i desideri riaffiorano alla superficie. Ci vorrebbe della solitudine, ci vorrebbe dell’aria da respirare.

Invece attorno ci sono cinque donne che ridono. Bevono quattro gocce e sono sbronze? Forse, piuttosto, solo, si divertono. Ricordano, scherzano, scendono dalla barca e cambiano location.

Il locale si chiama Jazz Garden. Il nome è già un programma e il luogo all’altezza del nome: con le vetrate stese sulla via piena di persone che passano, le luci basse con sfumature di blu, il bancone lucido e un palco con una batteria già al suo posto e degli uomini che collegano cavi e posizionano altri strumenti.

Bassa, di sottofondo, suona “The feeling of jazz” interpretata da Coltrane ed Ellington, a scandire lenta il fluire delle persone.

C’è un tavolo assegnato a loro, molto più capiente che per sole sei persone.

Camilla e Alessandra prendono posto, Sissi e Sofia chiacchierano poco lontano.

Alice si guarda intorno, lieta di essere in un posto dove si sente a suo agio, e commenta: “Ma chi ha pensato a questa sequenza di locali, Ale? È così inusuale, per un addio al nubilato …”

“Ah! Grazie, lo prendo come un complimento. L’idea è mia, col gentile contributo di uno degli amici di Franz cui piace molto la buona musica ed ha insistito per fare una serata come si deve.”

*Se va avanti così, quasi quasi mi torna il buonumore.*

“Ali che bevi?” chiede Alessandra, col burbero cameriere magiaro che la guarda.

“Continuiamo col vino?”.

“Sì, sono d’accordo, il concerto si intona al Cabernet.”

La band si affaccenda sul palco, la musica di sottofondo prosegue a basso volume, piano piano il locale si riempie, e dopo un po’ attorno al tavolo si assiepa un gruppo di uomini festaioli appena entrati dalla porta.

*Saranno Franz e i suoi amici?*

Senza dubbio, visto che Camilla si alza a buttare le braccia al collo ad uno di loro che, nel buio fumoso del locale, si rivela essere lo sposo. Alice non l’ha mai visto prima.

Rimane seduta, sorride vagamente affabile. Poi, socialmente costretta, si alza e tende la mano a tutti. Non ricorda i nomi, riconosce  a stento i visi. Per fortuna, la cricca socializza al suo interno e con le altre ragazze, e lei può star seduta tranquilla a sorseggiare il vino, guardare il palco, ascoltare distratta la musica sul fondo e cercare i confini perduti di sé su quel divano blu.

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