Eravamo quattro amiche al bar…

Il taxi si ferma proprio alla fine del ponte, di fronte all’ingresso di un palazzo pieno di bandiere.

“Sarà una qualche sede politica. Non è che è il palazzo del Parlamento?”

“Dovrebbe essere un po’ più in là, alla nostra sinistra, se non erro, Sofia” commenta Sissi, dubbiosa.

“E allora che cos’è? Dove dobbiamo andare?”

Alice riemerge dallo sfogliare assorto e concitato della guida che è miracolosamente riuscita ad infilare nella borsa, e decreta: “Hotel Four Seasons”.

“Eh? Un albergo? Il tassista si è sbagliato?” incalza Sissi, vagamente seccata. Sofia tace, interrogativa.

Dalle scale del rinomato albergo, ecco scendere Camilla, e tutti i dubbi dipanarsi in un abbraccio.

“Best Mojito in Budapest, mi dicono …  Ciao ragazze, ben arrivate!”

Se non fosse che si trovano in una capitale dell’Europa Centrale, sembrerebbe quasi una scena da telefilm americano.

“Cosa beviamo? Alice, che consigli?”

“Oh, ragazze, non fatemi venire l’ansia … Cocktail o vino? Bianco o rosso?”

Decretare che le bollicine accontentano tutte è un’operazione da pochi secondi, convincere il marcantonio magiaro che le serve che vogliono una bottiglia, invece, è un’operazione più ardua. Non tanto per l’inglese ciancicato del cameriere, quanto per lo scetticismo di fronte al fatto che la berranno. E infatti, per dirla tutta, dopo mezz’ora ne ordinano un’altra …

La serata è strana, la conversazione brillante, il tempo sembra non essere passato. Alice siede con la schiena appoggiata al muro, e osserva la scena. Dentro alla pancia, da qualche parte, c’è un’emozione forte. Non è nostalgia, non è frenesia, è una cosa più densa e ricca di sfaccettature. Guarda stupefatta le sue amiche di un tempo, le ascolta in silenzio mentre si raccontano e non riesce a non pensare che quella scena meriterebbe un quadro o piuttosto una vignetta. Ma niente altro ha senso, in quel momento, se non godersi l’emozione intensa e vivace di quelle due ore di aperitivo, tutte insieme dopo tanti anni, come se il tempo avesse cambiato tutte le cose della vita, ma, in fondo, non fosse passato mai. O viceversa.

Stasera, tanto per cambiare, è Sissi a farla da padrona. Col carico da undici che Alice perlopiù tace, poi, la conversazione è a senso unico: c’è da ascoltare la diva che racconta con tono isterico, drammatico e vagamente divertito la brusca interruzione di tredici anni di relazione di coppia. Di come ha scoperto, in pochi minuti, uno stupido, inutile e torbido tradimento, di come ha razionalmente valutato che finalmente ha un pretesto per tagliare i rami secchi e di come ha messo alla porta il brillante avvocato, con tanto di valigie e cambio della serratura.

Sissi parla di sé, e per un po’ sembra che sia vero che ha superato indenne, in sei mesi, un trauma così. Alice la guarda perplessa, pensando alla sua separazione e riflettendo sul fatto che ci ha messo dieci mesi solo per tornare a casa e riprendersi i suoi libri e le sue cose, per non smontare le certezze di Luca mentre vive ancora lì, per rispettare tempi e spazi, per essere stupidamente e inutilmente onesta e coerente. Alice guarda Sissi che gesticola animatamente, sorseggia prosecco come fosse succo di frutta, e rovescia sul tavolo un fiume di parole. Poi osserva Sofia e Camilla. Sono lì, come una volta, tutte assieme, ad ascoltarsi. Sofia intercala Sissi raccontando di figlie urlanti e adorabili, suocere contemporanee e pur ugualmente invadenti e sorde, e di un lavoro che le dà tempo e denaro ma in fondo non le piace. Camilla tace, come sempre. Ogni tanto sorride e accenna una domanda.

“Alice, ma tu che hai combinato? Cos’è successo da quando ci siamo viste un anno fa a quella cena di classe?”

“Oh, Cami, lascia stare. È una serata allegra, non ho voglia di annoiarvi con le mie paranoie.”

Camilla che affronta con una serenità invidiabile un momento importante e pur complicato come il matrimonio con uno straniero, mentre sta ancora cercando di sbarcare il lunario. Sì, perché dopo anni di un lavoro che non le piaceva, lei ha avuto il coraggio di prendere il toro per le corna, fare quello che voleva davvero, e iscriversi alla facoltà di Psicologia.

*Te lo dicevo, io, che era una vaccata iscriversi a Scienze Politiche. Non in sé, per carità. Ma a te che te ne fregava? Camilla, ti ricordi cosa mi dicevi? Siccome non so cosa fare faccio Scienze politiche, che ti dà un po’ di tutto. Sì, un po’ di tutto e un cazzo di niente, in realtà.*

Il punto è che anche se Alice avrebbe spaccato la testa a Camilla, quindici anni fa, adesso la ammira: Camilla che sa cosa vuole, Camilla che ci prova, a farlo, quello che vuole. Mica come lei, che sta bloccata nella sua palla emozionale, tra sedute dallo strizzacervelli e riunioni serali che finiscono sempre troppo tardi per tornare a casa e pensare ad avere una vita.

Di quattro commensali, Alice è sicuramente quella che beve di più. E il brut va giù, come l’acqua dopo l’allenamento.  Seconda a lei soltanto Sissi, che evidentemente ne ha, da assorbire, di cose della vita.

Mentre sorseggia l’ultimo calice della terza bottiglia, Alice si sente un po’ intontita, come vuota, spenta. Vede i visi sorridenti delle sue vecchie amiche, vede gli sguardi, i sorrisi, il bocciolo trasformato in fiore. Poi guarda dentro di sé e scorge solo una goffa nube grigia, come se non avesse forma. Strizza gli occhi e cerca di visualizzare se stessa, al tavolo, ma non si vede. Al posto di Alice c’è solo l’alone vago di uno sguardo acuto e insicuro, forse un sorriso goffo, un abito troppo semplice, un corpo rigido.

*Cazzo, mi sta venendo una fissa.*

Riprova a guardarsi, con più attenzione, ma non scorge i confini di sé. Le altre sono così nitide, così curate, così chiare nei loro atteggiamenti. Lei invece è un groviglio gonfio di curiosità e maldestrezza, coi polsi sottili e le spalle larghe, l’espressione buffa, i capelli spettinati e il resto non si vede.

*Cazzo, mi è venuta una fissa.*

“Ragazze, vado un secondo in bagno, torno subito.”

“Vengo con te” sentenzia Sofia, che parte decisa alla volta del fondo della sala.

Col desiderio di mettere la faccia nell’acqua fredda del lavandino per scrollarsi di dosso la vaga ebbrezza e il disorientamento, Alice esce dal bagno e si accorge che Sofia sta già camminando verso il  bar. Fa per raggiungerla, intenzionata a convincerla a non ordinare un’altra bottiglia senza mangiare qualcosa, ma rimane bloccata dalla ressa intorno al bancone e si arrampica su uno sgabello, aspettando.

Guardandosi intorno, la sua attenzione viene attirata da un viso familiare. Gira la testa indifferente, poi torna indietro con lo sguardo: *Porca vacca!* Lo straniero con gli occhi blu dei fazzoletti e della metropolitana. Parla con un tizio con gli occhiali e cammina verso il bar. Alice fa per scendere e fare un passo verso di lui, poi scuote la testa inorridita dal solo pensiero e cerca di raggiungere l’amica.

*Mi avrà vista?!*

C’è ressa e rumore, e le due cose assieme la infastidiscono terribilmente. Svogliata e imbronciata, finalmente, vede Sofia arrivare, che nel frattempo ha recuperato altri due bicchieri.

“Ho pensato che il bicchiere della staffa si poteva bere qui.”

“Cazzo, Sofi, un altro? Ma non abbiamo mangiato niente.”

“Beh, mica devi guidare … E poi mi pare che tu stia benissimo.”

“Sì, ma …”

“Sì, ma, un corno! Ai bei tempi andati e a Camilla che si sposa!”

“Vabbè, salute!”

Le due amiche brindano, chi più chi meno convinta. Alice fa per tornare al tavolo, ma Sofia non mostra alcuna intenzione di muoversi dallo sgabello al bancone del bar, ed anzi, le colpisce il fianco col gomito, ammiccante.

“Ali, c’è uno che ti guarda fisso.”

“Sì, lo so. È il tizio che abbiamo incontrato in aereo, fai finta di niente.”

“Impossibile, sta venendo qui.”

“Oh cazzo.”

Nel giro di pochi secondi lo sconosciuto dei fazzoletti e il suo amico raggiungono il bancone e si presentano davanti a loro, sorridenti, con un bicchiere a testa in mano.

“Ciao, tu”.

Sorriso vago.

“Vedo che ti sei ripresa, ti trovo bene …”

*Eh? Ripresa? Parla Italiano?*

“Ehm, sì. Ciao”

“Ciao, piacere di rivederti.” le dice, poi si gira verso l’amico e gli dice “Ci siamo incontrati in aereo qualche ora fa.”

“Piacere, io sono Alice. Lei è Sofia” abitualmente, formalmente socievole, tende la mano, distratta, aspettando la solita stretta insignificante.

“Il piacere è mio, Andrès” dice lui, e gliela stringe con forza, la mano.

Ha un accento strano, non è italiano, ma lo parla. Pare.

L’altro sconosciuto si qualifica come Luka e comincia a interagire fitto. Sofia sorride divertita, Andrès ha uno strano sguardo acuto. Alice non capisce cosa succeda intorno a lei e cerca una via di fuga, con gli occhi.

“Ci sono Camilla e Sissi che ci aspettano …”

“Beh, ma finiamo questo bicchiere, non vorrai mica attraversare questo Mar Rosso col bicchiere in mano?!”

*Ma cos’ha nella testa questa? Il butano?*

“Sofia ha ragione, rimanete qui con noi!” esclama il sedicente Luka, e si lancia in una dissertazione in mezzo Italiano mezzo Inglese sul vino che sta bevendo, mentre Alice si guarda intorno sperduta e Sofia sfodera il suo profilo migliore.

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