Dediche

Le straordinarie avventure di Chopin

  • Wonder 

C’è un personaggio della mia vita che cito spesso e di cui non scrivo mai, probabilmente perchè è una parte così profonda ed ancestrale di me da sembrare scontata. Può un personaggio essere l’autore?

Eccome se può.

Può esserlo così intensamente da finire costantemente rappresentato, fosse anche fuori fuoco o di sfuggita, comparsa immancabile e precisamente necessaria che interpreta una presenza stabile, come lo sfondo del cielo quando si fotografa il mare.

C’è.

Chopin, il mio gatto. Il mio pezzo di cuore. Il mio migliore amico. L’altra parte di me.

Mi ricordo precisamente quando è nato: 31 gennaio 2003. Viaggiavo sulla Yaris da Saronno a Milano, tornando da una mezza giornata mediamente orribile di lavoro in KPMG (revisione) e cercavo di guadagnare casa dei miei genitori per traslocare: “Oggi pomeriggio vado a vivere da sola” (cioè, con Matteo a dire la verità, ma il senso è lo stesso). Matteo mi ha chiamata e mi ha detto: volevo dirti che è nato Chopin.

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Presente e *Futura*

Mi suona nelle orecchie Lucio, da giorni, come ogni 4 marzo da sei anni, forse perchè mi manca tanto. O forse perchè lui ne sapeva davvero una più del diavolo.

Non è tanto il vuoto che ci ha lasciato, andandosene, quanto il pieno di emozione che c’è nell’aria quando suona una sua canzone, addirittura anche senza la sua voce. Un pieno che è così pieno che a me viene sempre da piangere, di commozione.

Mi manca Lucio e pensavo che non avrebbe più cantato, invece Ron si è presentato a tradimento sul palco dell’Ariston a cantare ‘Almeno pensami’ e io mi sono ricordata di tutto, sono sicura di avere capito, e adesso sono più piena e sono meno stanca.

Sono più piena, perchè ho scelto una vita diversa, che mi dicono essere tutta in salita, e se chiudo gli occhi e annuso l’aria, sento che è la mia e che non potrei averne una migliore.

Sono meno stanca perchè la felicità non ha bisogno di supporti che la reggano.

Aleggia.

Solleva.

Quasi quasi, secondo me, alla lunga, fa dimagrire.

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Trentanove, in corsivo

L’amore conta.

L’amore sì, conta!

E poi?

L’amore, sì, si conta.

Ho cominciato a contare la scorsa notte a mezzanotte, forse non ho ancora finito.

È contando che ho provato con le dita, come San Tommaso, battezzato nella domenica in albis, che amore si riceve quando amore si dà.

Vi ho contati tutti, vi ho ringraziati tutti (spero), ma adesso ho ben trentanove minuti (che caso) per farlo davvero.

Grazie.

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Storia di un Agapanto e del solstizio d’estate

A questa mezzanotte mi affaccio con uno stato d’animo cui non sono usa e mi guardo nello specchio delle stelle un po’ stupefatta: aspetto che arrivi, come un anno fa, ma ora lo faccio con fiducia più che con timida credulità nel futuro.

Non pensavo che la resilienza avesse tanta forza da farmi tornare al luogo da cui sono partita, con lo stesso entusiasmo e lo stesso sorriso di sempre ed insieme una nuova, schiacciante, determinazione realista.

A questo solstizio di estate mi affaccio e mi affido sorridendo (mi affido, io! Ma Chi, io?!) , memore di quando, un anno fa, è sbocciato il primo bocciolo del mio Agapanto.

21 giugno 2015, ore 10:39 am

21 giugno 2015, ore 10:39 am

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Cacao meravigliao

Stasera con voi era come in mezzo al pogo mentre Vasco canta dal vivo Rewind.

Dopo un pomeriggio al cacao meravigliao a cercare di progettare l’impianificabile, tra una siga, una risata, una call e una minuta di meeting, qualcuno lo dice, cosa dobbiamo fare. Dopo, una dashboard, trenta task da portare a casa in sei giorni di calendario e due FTE’s e mezzo, qualche accordo, qualcosa che non si capisce, una convergenza di spirito ed una divergenza di opinione… ecco, facciamoci uno spritz.

Dovevamo essere in tre, siamo partiti in due, siamo finiti in cinque.

Sudati come mezza squadra di rugby, con le zanzare che passano i pantaloni ed una appiccicosissima Milano estiva piena di macchine e lampi nel cielo, ci sediamo alla Baita del Formaggio a bere qualcosa di fresco.

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Note, parole ed alte frequenze

Sinestesica, consonante, ermetica, vibrante della più alta melodia universale.

Stasera. Io.

Che dico: ‘si vedrà’ e faccio un respiro profondo e spalanco l’apertura alare.

Silenziosa, poi, rimango.

ἵστημι.

Ascolto solo note che ho scelto, mescolate ed intrise di alta frequenza e intensa vibrazione.

Assommo in rarefatte intensità cenestesiche la valanga di emozioni e parole e fremiti di plesso solare e sorrisi e travolgenti dissonanti scenari futuri e frattali di strada percorsa.

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la gabbia

La gabbia è un incubo di rara fattura per noi che siamo nati per volare nel cielo come i gabbiani.

 

La gabbia è una spina nel fianco, un mal di testa persistente, due mani strette intorno al collo. Anche se nessuno ce le ha messe.

La gabbia è, soprattutto, il ‘topos’ in cui abbiamo scelto di vivere. Ed è questo che fa impazzire più di tutto, perché la gabbia è una consapevole, irresponsabile, scientifica scelta di vita.

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Lorenzo 2015 CC secondo Alice

Ho aspettato il 24 febbraio con la stessa trepidante attesa di un bambino che guarda fuori dalla finestra per vedere se arriva Babbo Natale con le renne e la slitta. Un regalo per ogni martedì che è passato, finché non è arrivato ieri, assaporando con lentezza e curiosità ogni singolo brano nel mio iTunes. Quasi non avevo il coraggio di ascoltarli, per non levarmi la sorpresa.

Poi è uscito l’album: Lorenzo 2015 CC.

Disponibile su tutti i dispositivi della mia vita, improvvisamente, alle due di notte, nel pieno della vorticosa intensità di una esistenza su cui non ho il minimo controllo e che continua a fare pieghe strane come una moto sui curvoni della tangenziale.

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A Domenico

Mio caro, adorato, preziosissimo pezzo di cuore, mi guardi e mi chiedi: ma se avessi gli occhi della tua stessa diciassettenne ti piaceresti?

Ed io, senza esitazione, ti risponderei: sì.

Divorziata, stonata, diversa, anomala? Sì.

Un allele diverso, una molecola impazzita, una mutazione genetica del concetto di brava figliola. Sì.

‘Bevi troppo, dottoressa.’

*Anche tu, avvocato.*

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