Incazzata nera

Notizie scomode dal Guscio, stasera: sono incazzata (di nuovo). Ma proprio ferocemente ed inguaribilmente furiosa.

Sono incazzata e vorrei proprio che qualcuno mi dimostrasse che ho torto (il che implica che dovrebbe spiegarmene il perchè).

Sono incazzata con la stampa, con certo giornalismo di bassissimo livello. Sono indignata dal solo pensiero di poter essere assimilata a questo triste, bieco ed aberrante popolo bue. Popolo bue, sì, perchè a loro piace bere la prima stronzata che capita sottomano, possibilmente gossip, pur di avere qualcosa di cui parlare che non necessiti di alcuna forma di concentrazione sull’esistenza.

Sono incazzata e ve lo spiego così, come ve lo direbbe un dessino (cit*): ragioniamo per ipotesi. Supponiamo che sia morto un ragazzino.

Già.

Supponiamo che sia morto un ragazzino (proprio ino) e che sia morto inaspettatamente, inspiegabilmente, imprevedibilmente e senza possibilità di salvataggio. Supponiamo che una mattina a scuola uno studente abbia avuto un malore (evidentemente imprevedibilmente gravissimo) e che non importi tanto il seguito, perchè l’assistenza prestata non è servita e non ha giovato… supponiamo che il soggetto in questione non sia più tra noi… Io (oggi) non sto cercando di capire il perchè, sto solo ascoltando (da lontano) quelli che vivono dentro l’immenso dolore che un evento così può scaturire. Posso raccontarvi lo strazio, ammesso che aggiunga valore al dolore, ma prima vi spiego la furia (la mia).

Cosa cazzo gliene importa ai giornalisti? Cosa c’è di così importante da raccontare al Paese istruito e consapevole in cui viviamo? Perchè mezzo mondo deve parlare, spettegolare, commentare questa storia prima che le esequie siano espletate ed il mio ragazzino immaginario sia sepolto? Perchè la sua famiglia non può avere pace ma deve essere assediata, in senso fisico, dai mezzi mediatici (fisici e virtuali)?

Perchè nel contesto spaventosamente ignorante e parassita in cui viviamo fa notizia la notizia, non l’informazione. E a me viene sinceramente da vomitare, perché in un mondo così si perde la decenza, si calpesta l’interiorità degli umani, si discute di etica come ci si masturba in un cinema pornografico del secolo scorso.

Non ci sono rischi di contagio. Nè di genocidio. Non ci sono pericoli di natura collettiva. Non ci sono eventi di massa.

C’è solo un minore senza vita ed una famiglia devastata dal dolore che forse sta ancora cercando di processare l’informazione fondamentale “siamo rimasti soli”, per poi passare a spaccarsi la testa contro il muro: perchè a noi?

C’è “solo” il fatto che la vita finisce, così, per caso come è iniziata; che non c’è motivo, spiegazione razionale, causa o ragione alcuna per cui un giovane possa lasciare il pianeta; c’è che non c’è parola che descriva lo stato del genitore che perde un figlio. Io non lo posso immaginare, perché non sono madre (biologica), ma vi consolerà sapere che non ci riescono nemmeno quelle bio. Piangono, forse prima di me, dell’ineffabile piccolezza della umanità davanti alla Vita, che fa quel cazzo che vuole e noi stiamo qui, percossi ed attoniti, a cercare di passarle, il più indenni possibile, attraverso.

E se in tutto questo io immagino – e sento attraverso il corpo con scosse e conati di vomito e lacrime – l’impotenza ed il dolore assoluto di chi non può nemmeno concepire di dire ad un figlio di aver perso all’improvviso e senza spiegazione un fratello, mi chiedo: ma che cazzo gliene frega ai giornalisti?

Non dico tra una settimana, perchè magari emergono altri fatti, ma oggi. Oggi che il mio minore ipotetico non ha nemmeno avuto un funerale. Oggi che la famiglia sta ancora cercando di capire (sentire, processare, interiorizzare, vomitare, espellere e poi odiare) cosa cazzo voglia dire infarto, morte cerebrale, donazione degli organi… Oggi che sono tramortiti nel senso più letterale, perchè la morte ha portato via una creatura che aveva davvero tutta la vita davanti e non si riesce a capire, a spiegare, a respirare ed a pensare a domani… proprio oggi dovete scriverlo sul giornale? Proprio oggi dovete pubblicare foto (prese neanche tanto felicemente da Facebook)? Proprio oggi dovete commentare supposte cause (e colpe) della morte (visto che mentecatti, non capite che non potete capirne la ratio?)

Provo disprezzo, indignazione e ribrezzo per questa cronaca. Schifo, vergogna e rabbia.

Trattasi di riassunti spicci di poveracci, mentecatti, soggetti analfabeti privi di qualunque forma di etica. E che sia la stampa a farlo mi fa impressione (quantomeno alcuna, penso per esempio a La Repubblica), perchè ancora speravo certuni avvessero dignità.

Invece no.

Giornalisti senza coscienza protesi a scrivere della straziante cronaca della vita (senza nemmeno avere il cuore di rispettare la riservatezza dei genitori). Nome cognome e genetliaco (neanche Fazio in un romanzo di Montalbano) per far identificare a chiunque chi dove come quando e perchè (anche se non si sa né perchè, nè quando e nemmeno davvero dove). Speculate sulla morte di un piccolo, infierite sulla famiglia, vi presentate sulla porta di casa per fare una intervista in un luogo dove l’informazione non è neanche arrivata alla mente allucinata di chi è vittima di un dolore atroce.

Cari giornalisti, una volta avrei voluto essere una di voi (ma io pensavo alla Fallaci), adesso penso che chi fa cose simili dovrebbe vergognarsi al punto di disegnarsi il sorriso di Joker all’ingiù, e col proprio stesso sangue, esattamente come nel negativo del film che ha preso non so quanti Oscar.

Non sono nella posizione e nemmeno nella condizione di immaginare alcuna altra angolazione: l’abuso del dolore altrui per stampare copie di un giornale letto di mattina nei bar di provincia o, peggio, sui social su rete nazionale, dal mio punto di vista, è vergognoso, aberrante, e svilisce qualunque senso di pensiero sociale o politico legato al concetto (che evidentemente avete dimenticato) di libertà di stampa.

1 commento su “Incazzata nera”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *