Xīn nián kuaì lè

Shanghai, Fraser Residence – Feb, 4 – 18.20 (GMT +8)

Chiedetelo al mio braccialetto wearable quanto ho dormito. Alle 3.39 della notte scorsa ho pallato gli occhi al soffitto e sono rimasta a rigirarmi nel letto come un pollo allo spiedo, svegliando ripetutamente Luigi che dormiva della grossa, fino alle 6 circa, quando mi sono addormentata (ed il principe si è svegliato definitivamente). Alle nove ero in piedi e adesso, stranamente, mi sembra tutto ok, un po’ come ieri. Chissà se prendo il giro del fuso quando devo girare anche l’orologio.

Baciati dalla fortuna (ma ancora?!), oggi siamo stati benedetti da una giornata di sole, di quelle perfette per andare a visitare il Yùyuán Garden, dopo aver schivato un migliaio di autoctoni che affollava strenuo il bazar del maiale gonfiabile. Abbiamo anche una foto del maiale col sole, adesso!

Se dei giardini quello che è spettacolare è l’architettura Ming, immersa perfettamente in mezzo a diversi alberi pluricentenari (compreso un Ginko Biloba di 400 anni), tra una parete che in realtà è il dorso di un drago ed enormi sculture in bassorilievo, in vero visibilio si va, proprio in questi giorni, per tutte le piante all’inizio della fioritura primaverile. Ci saranno state decine di diverse specie di peschi, camelie e azalee, tutti in gemma. Alcune bianchi, alcuni rossi, alcuni rosa, qualcuno addirittura già in fiore. E poi torrenti, ponti di pietra, piccole cascate, tartarughe acquatiche. In effetti, anche centinaia di giganteschi pesci rossi che sembrano più delle carpe all’ingrasso che altro, ma quelli ho cercato di ignorarli. Suonava nell’aria una musica leggera e sottile piena di campanelli e fruscii e si respirava un silenzio quasi innaturale, considerando che solo alzando gli occhi svettavano gli impressionanti grattacieli di Pudong.

Abbiamo passeggiato un paio d’ore per il Garden, puoi siamo andati a cercare gli ornamenti per capelli che abbiamo visto in testa ad alcune bambine stamani. Ci hanno poi detto che sono celebrativi della festa. Non lo so se è vero, ma a me piacciono un casino, e stasera me li metto (anche se in effetti mi guardavano tutti sorridendo per strada e non so se fosse proprio un complimento).

Due fermate di metro (pazzesca, anche questa, altro che la Lilla a Milano) e siamo arrivati in French Concession. In teoria era il programma del terzo giorno, ma pare che qui ci piaccia cambiare programma: domani è prevista pioggia, che senso avrebbe avuto chiuderci oggi dentro lo Shangai Museum? Fatto sta che, alla faccia della Lonely Planet, mi sono incaponita nel voler visitare Tiànzifáng, che è un quartiere affascinantissimo di architettura locale, in cui si trovano studi di design, case, negozi di artigianato et similia.

C’era un negozio con delle orchidee, ho messo la testa dentro per curiosare e mi hanno invitata: ‘Come in, it’s a tea shop’.

Siamo rimasti dentro per poco più di un’ora, a chiacchierare in Inglese con una cinesina preparatissima, che ci ha fatto degustare ogni genere e tipo di fragranza infusa. E fu così che ho imparato a fare il tè, ma quello vero. E finalmente ho capito perchè il tè degli Inglesi mi fa venire la nevrosi. Io amo lo zen, l’arte di camminare e quella del tè.

Ho imparato i sei tipi di tè cinesi, la differenza tra quello verde e quello bianco tanto nel profumo quanto nelle foglie, come si filtra con il cucchiaino, come si versa, qual è la dimensione adatta di un teapot (non riesco a chiamarlo teiera, non è la parola giusta)… insomma, a dirla tutta, credo di aver imparato il rito del tè. Infatti l’ho preparato subito, tornati al Fraser, lo sto bevendo!

Forse non è stata una mossa intelligente per la logistica della giornata, ma aveva un che di magico stare lì. Le due ore che son seguite le abbiamo passate a camminare in cerca di un ristorante che era sempre chiuso perchè oggi è il Capodanno lunare, ma ci son servite a schiarirci le idee e guardarci attorno in questa parte della città.  Alla fine, un posto dove mangiare  l’abbiamo trovato, perchè Shangai è come Milano… Anche qui si trova uno chef austriaco che ha aperto un ristorante stellato negli Stati Uniti e adesso è in Cina a far da mangiare per i turisti alle quattro e mezza del pomeriggio, facendo pagare un occhio della testa l’aria che si respira. Però ci siam salvati, un boccone l’abbiamo messo nello stomaco, e così ora possiamo serenamente prepararci per cena.

L’aria è così carica di energia che viene da sorridere naturalmente, chissà come sono il Bund, la skyline di Pudong e se ci sono anche i draghi… Voglio vedere i draghi e i fuochi e le lanterne rosse.

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Le foto:

Chan-hai

Ming Time

Primavere ieri e oggi

Tealife

My spring (❤️)

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A proposito del titolo, è tutto il giorno che vado in giro ripetendo ‘Xīn nián kuaì lè’, come l’ha scritto la ragazza che ci ha servito la colazione stamattina. Ci han detto che vuol dire ‘Happy new Year’ e noi ci abbiamo preso gusto a provare l’integrazione della diversità dall’altro lato della medaglia. Ci sorridono quando cerchiamo di parlare la loro lingua, e poi ci raccontano un sacco di cose in più.

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