Xīn nián kuaì lè (2)

Shanghai, Fraser Residence – Feb, 5 – 00.51 (GMT +8)

I cinesi festeggiano il capodanno lunare prima del capodanno. In effetti, ha ragione Luigi: qui non è Capodanno, è Ferragosto: alle quattro del pomeriggio chiude tutto, alle otto di sera son tutti a cena, a mezzanotte è tutto normale, sul Bund. Come se fosse una (spettacolare) serata qualunque. Forse che la vista è talmente fantasmagorica che non serve a niente cambiarla?

E noi abbiamo festeggiato, e come loro, eccome.

Siamo usciti per cena come due europei in tiro in un paese orientale, io con gli ‘adorni’ rossi sulla testa come nella tradizione cinese (profluvio di complimenti da tutti, e decine di ‘you’re so cute!’). Siamo arrivati al Bund in taxi, dopo che il tassista è sceso a litigare con un veicolo davanti al nostro fermo ad un semaforo ed ha chiamato la polizia (ce n’è così tanta che era lì attaccata). Abbiamo guardato le luci spettacolari della skyline di Pudong, che sono così variegate e rutilanti da far sbarrare gli occhi anche ad un cieco. Abbiamo passeggiato un po’, tra banche, l’edificio della borsa, una parete interamente decorata di fiori, una statua di Mao e una signora che ci ha invitati a visitare Xi’an (e ha chiesto a Luigi il numero di telefono).

Il ristorante Hakkasan, poi, ci ha davvero sbalorditi, non sappiamo se più per la qualità, varietà ed originalità del cibo (che era davvero wow), il prezzo del vino, la bellezza delle cameriere, i biglietti della fortuna (che sono stati un vero augurio, per ciascuno di noi) o lo stupefacente ardore del conto. E comunque siamo stati bravissimi… anche stasera abbiamo bevuto più tè che vino. E meno male, perchè altrimenti avremmo dovuto fare un mutuo.

Quinto piano di Bund 18, vista spettacolare di fronte alla ‘frusta’ viola (si vedano le guise da suppellettili di cucina degli skyscraper di Pudong). Aperitivo al bar (Chinese Mule?!), desiderio espresso su biglietto augurale ed appeso alla parete dei desideri (the higher, the faster), cena perfetta a base di granchio, tartufo, aragosta, anatra, wagyu, bambù, asparagi, gamberoni ed una serie di antipasti in finger food (capesante, ostriche, granchio et similia). Peccato che ad un certo punto mi scopro ad aver deglutito uno spicchio d’aglio. Azz… finirà che so di cinese cinese (come il tassista) anche io.

Peccato, soprattutto, che dopo un minuto ho mal di pancia. ‘Amo, non mi sento tanto bene.’

Perfetta, nel pieno della notte del capodanno lunare, la mia amata nemica colica. Quindici minuti di sudori freddi (vi risparmio i particolari) e poi è di nuovo tutto a posto.

Mi sento un po’ come Giulia quella sera di tanti anni fa, quando stava per svenire e mi ha detto ‘Ferma la macchina’. Tempo dieci minuti era di nuovo in perfetta forma e siamo andate a ballare. Fabrizio in effetti di lei dice lo stesso, non più di quaranta giorni fa, quindi forse è un vizio di famiglia. Si vede che a noi un po’ piace ed un po’ tocca così, che non c’è tregua. Il punto è che né io né Luigi abbiamo capito cosa sia stato a farmi così male, son due giorni che mangio da regina GIFT.

Quando è arrivato il biscotto della fortuna, ovviamente scritto in cinese (ideogrammi), ci siam commossi un po’. Ce lo siamo rivelato un secondo fa, ma sembra che il biglietto rispondesse al desiderio espresso su quel cartoncino rosso e dorato che abbiamo appeso alla parete. Abbiamo finito il vino, abbiamo finito il tè (o era il contrario?) e poi, fatta chiusura del locale come nostro solito, ce ne siam scesi a passeggiare nelle luci del Bund, così, per dire benvenuto anno lunare.

Ma qui nessuno, in strada, festeggia. Però abbracciano il toro dorato e gli toccano le corna. Forse sono tutti turisti.

Questa città è tanto strana quanto bella, e quell’attimo di eternità (Stadio, cit) trascorso a cincischiare mano nella mano nel buio della notte luminosa di Shangai è valso i quindici km camminati di oggi ed anche il conto della cena.

I miei gioielli rossi, nei capelli, non si sono mossi, non si sono sciolti, non mi sono caduti, e me ne sono andata così come sono stata accolta: ‘Madame, you got the real Chinese spirit’. Quasi quasi non me li tolgo. Anzi no… quasi quasi me li rimetto anche domani. E’ l’anno del Maiale.

Xīn nián kuaì lè.

***

Ho scoperto, pochi minuti fa, perchè sono stata male. La voce di Luigi mi chiama dal cucinino, mentre io ho appena messo giù il telefono (a mezzanotte e mezza) perchè stavo spiegando a delle persone con cui lavoro perchè per fare (organizzare e tenere) un corso di formazione bisogna almeno avere contezza del programma.

‘Amore, ma da quale rubinetto hai preso l’acqua per fare il tè oggi pomeriggio?’

E io:’Eh amo, quello dove c’è scritto che bisogna bollirla…’.

E lui: ‘Ma il rubinetto piccolo o quello grande?’

E io: ‘Perchè, quell’altro è un rubinetto?’

?

Insomma… pare che ci siamo due rubinetti, uno per l’acqua filtrata (che va comunque bollita) ed uno non… ed io ovviamente ho aperto il rubinetto dell’acqua non potabile con cui ci ho fatto tre bei teapot di tè nero.

Quindi ho cercato di avvelenarci tutti e due, e pare che nel mio caso mi sia riuscito anche abbastanza efficacemente! Ma noi siamo fortunati, no?

Sarà per quella cacca di piccione cinese che ci è volata all’unisono sulle giacche stamani al Yùyuán Garden? ?

Shanghai, Fraser Residence – 01.26 (GMT +8)

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