mi prudono le mani (senza maiuscole)

non è perchè stanno facendo il mercato del pesce… li abbiamo votati noi.

non è perchè si fanno i fatti loro… li abbiamo votati noi.

non è neanche perchè mi stanno antipatici… in un contesto democratico hanno diritto di pensarla diversamente.

è che prendono per il culo chi non ha gli strumenti per analizzare gli argomenti, per questo mi prudono le mani.

la demagogia è la compagna del dispotismo travestita da missionaria.

mi prudono le mani perchè siamo riusciti a trasformare l’incarico del premier in una puntata del grande fratello.

mi prudono le mani perchè i programmi sono come un prodotto in un suq.

mi prudono le mani perchè il cinema del ‘contratto di governo’ ha un effetto mediatico che in confronto il matrimonio del principino inglese è niente e la sostanza è antimateria. perchè non è che non c’è un contratto, è che quello che c’è scritto non si può fare:  non ci sono i presupposti e nemmeno gli argomenti.

questo ‘contratto’ è fatto così, come un teorema senza le ipotesi che offre scontata la sua dimostrazione: c’è solo la tesi. è cioè un postulato del cazzo.

non sto discutendo del prima o del dopo, non sto discutendo di renzi o berlusconi, di moro o berlinguer. non sto parlando della mia idea politica (che si capisce, ma sono fatti miei). io sto parlando di onestà. onestà politica. onestà intellettuale.

non è onesto dire che facciamo una cosa che non si può fare.

è demagogico.

che poi, in ultima analisi, vuol dire che è un insulto alla intelligenza ed alla buona fede degli elettori.

non c’è copertura per la flat tax. non c’è nel contratto, non basta la riduzione indefinita del numero dei parlamentari.

ma il tema non è questo: è che qualcuno ci prende in giro se parla di progressività dell’imposizione e poi tassa più i poveri dei ricchi. non mi importa se sia giusto o sbagliato, mi importa che non sia vero.

la flat tax del contratto di governo è lo sceriffo di nottingham che parla con amore ai contadini.

e badate bene, io da professionista con un reddito che (di recente) è cospicuo, ne traggo un bel vantaggio. però penso che non si debba dire ad un povero “non ti preoccupare, ti darò il reddito di cittadinanza” per poi fare una manovra fiscale che avvantaggia chi guadagna e lascia chi non a raschiare il fondo del barile del concetto di deduzione fissa (sul reddito di famiglia!).

io, proprio io, che penso che sono felice di pagare le tasse (e ne pago tante) in un paese dove anche chi non ha un euro ha un accesso al pronto soccorso e ha diritto ad essere curato, proprio come me.

è che ho un problema con le cose che non capisco, perchè sono convinta che se non le capisco vuol dire che non me le hanno spiegate bene.

con quali soldi rispediamo a casa gli immigrati irregolari? con quali soldi rendiamo improvvisamente efficace il centro per l’impiego per trovare lavoro a quelli che hanno il reddito di cittadinanza? con quali soldi mandiamo un sacco di gente in pensione (anche di cittadinanza)?

vabbè, che palle, smettila di parlare di soldi: una volta eri una economista, adesso sei solo una. sono quasi vent’anni che non sei più una dessina vera.

ok.

quindi cos’è che facciamo per il cyberbullismo, visto che non abbiamo neanche pensato ad avere la nostra legge?

“è necessario introdurre misure repressive per chi commette il reato e premianti per chi lo denuncia

mi viene in mente una scena di ‘mery per sempre’, per chi se lo ricorda. oppure di ‘sleepers’, che è peggio.

bruciamo i campi nomadi, apriamo il numero chiuso a medicina che lì sono tutti stronzi e secchioni, cambiamo quelle tre regole che non funzionano dell’affidamento congiunto dei figli così l’unica cosa che funzionava se ne va a quel paese, tassiamo le agenzie on line introducendo l’ennesimo dazio al turismo, e poi associamo il reato ambientale alla violenza sugli animali.  nel dubbio, aboliamo il quorum nel referendum abrogativo nel paese che si preoccupa del gf anziché delle stragi in siria e  trasformiamo il made in italy nell’orgoglio di razza.

madonna, che casino che hanno fatto. chiedetelo ai miei amici dessini. non ci crede neanche un dessino leghista (se esiste): non si può fare e ci prendono per il culo (che li abbiamo votati o meno).

non hanno l’esperienza, non hanno la competenza, non hanno la consapevolezza. l’intelligenza ce l’hanno?

‘perdonali, perchè non sanno quello che fanno’ non vale.

usiamo la democrazia diretta che ci propongono, diciamo loro che abbiamo capito. diciamo loro che per fare una cosa nuova, pur antiparadigmatica, ci vogliono presupposti, fondamenti e argomenti. diciamo loro che noi non siamo deficienti.

proviamo a cambiare il sistema dal sistema, prima che lasciarlo e chiederci il perchè della fuga dei cervelli, risolta con l’abolizione del test di ingresso al pensiero libero. proviamoci.

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