Presente e *Futura*

Mi suona nelle orecchie Lucio, da giorni, come ogni 4 marzo da sei anni, forse perchè mi manca tanto. O forse perchè lui ne sapeva davvero una più del diavolo.

Non è tanto il vuoto che ci ha lasciato, andandosene, quanto il pieno di emozione che c’è nell’aria quando suona una sua canzone, addirittura anche senza la sua voce. Un pieno che è così pieno che a me viene sempre da piangere, di commozione.

Mi manca Lucio e pensavo che non avrebbe più cantato, invece Ron si è presentato a tradimento sul palco dell’Ariston a cantare ‘Almeno pensami’ e io mi sono ricordata di tutto, sono sicura di avere capito, e adesso sono più piena e sono meno stanca.

Sono più piena, perchè ho scelto una vita diversa, che mi dicono essere tutta in salita, e se chiudo gli occhi e annuso l’aria, sento che è la mia e che non potrei averne una migliore.

Sono meno stanca perchè la felicità non ha bisogno di supporti che la reggano.

Aleggia.

Solleva.

Quasi quasi, secondo me, alla lunga, fa dimagrire.

Ho iniziato l’anno con la speranza di aver piazzato un colpo geniale sul lavoro, dopo un mese e mezzo ho piantato il muso contro la realtà, rischiando di trovarmi sul binario di un treno, che però correva contromano. Sedotta dalla luce brillante del successo, così come è socialmente inteso, mi son trovata (di nuovo) ad annaspare lavorando quindici ore al giorno, senza mangiare, ricevendo decine di mail che non avevo tempo di leggere e presentandomi dai clienti con l’aria di un fantasma e le occhiaie di un panda cinese, senza forse neanche sapere bene con cosa stavo parlando di chi. O era con chi stavo parlando di cosa?

Io non faccio cose e vedo gente. Io sono chiara. E poi Chiara mi chiamo.

Ci ho pensato ben su, sì. E poi ho anche provato a cambiare le cose, perchè sono testarda. Non ha funzionato.

Ho scelto la mia strada, stavolta, di nuovo, ma una volta per tutte. Che se tra gli uomini nascesse ancora Dio, gli ubbidirei a modo mio.

Non è questione di essere incapace di scendere a compromessi. Credo che si tratti di essere (diventata) incapace di scegliere l’infelicità.  E che si tratti, solo, di non avere paura, di aspettare che ritorni la luce, di sentire una voce, di aspettare senza avere paura… domani.

Penso che abbiamo tutti la facoltà di scegliere. Di sperare, di credere, di decidere e quindi di fare le cose che ci fanno bene. Credo anche che abbiamo il dovere di essere felici e quindi di comportarci così, a sperare, credere, decidere e fare, non importa su quale treno passerà, la felicità. Passerà.

E così mi ritrovo, per la prima volta nella mia vita, nel solito casino di incertezze e difficoltà, senza neanche un po’ di confusione e quasi neanche un dubbio (considerando che quello metodico mi appartiene per scelta). L’ultima luna la vide solo un bimbo appena nato, aveva occhi gonfi neri e fondi e non piangeva. Con grandi ali prese la luna tra le mani e volò via: era l’uomo di domani.

In questa vita bellissima che mi sono scelta si pratica l’ashtanga yoga, consapevole della pochezza e della grandezza di questo meraviglioso corpo di cui poca cura mi sono presa per troppi anni. E programmaticamente, applicando la regola del 21, lo si fa almeno ogni mattina (short sequence di David Swenson, ovviamente) per mettere nel mio rituale mattutino non solo il succo di limone, ma anche l’assoluta presenza fisica e mentale.

In questa vita bellissima che mi sono scelta nel rituale del mattino c’è sempre un bacio. Il più delle volte ho culo e me lo prendo dal vivo, ogni tanto via whatsapp perchè Sua Maestà Boaretto è a Sasso o è in trasferta. Talora capita che il bacio io lo vinca da ben 4 Boaretto (o una frazione di), e così faccio il pieno per una settimana.

E in quanti mi hanno detto che sono matta, a fare una scelta così. Ma quale?

Quella di vivere ogni giorno respirando l’aria insieme al mio simile, con cui dividere passioni e paure, potenza ed atto, famiglia e amici? La bici, il gatto, il buon vino, gli esperimenti culinari, un buon libro, Santa Maria del Mar, la casa in riva al mare, il progetto di quella col giardino, i miei fiori, le cravatte slim, la buonanotte prima di dormire e tre ragazzi stupendi con cui interagire alla pari?

Disse ancora ‘la mia donna sei tu’ e poi fu solo in mezzo al blu.

Non sono matta. Nessuno che mi ha vista in faccia lo direbbe mai.

In questa vita bellissima che mi sono scelta il lavoro non è un dovere, è il mio lavoro. Mi viene bene, come l’Ashtanga yoga, perchè ci sono nata per insegnare e risolvere problemi.

Non lo so se riuscirò mai a dire, ad un certo punto, che l’orizzonte è una linea stabile.

So però che non voglio più che mi pieghino la schiena in nome di un fantomatico successo sociale che poi vale come il due di picche quando si gioca a briscola, se parliamo di benessere.

In questa vita bellissima che mi sono scelta sono la splendida nemesi dello standard (che peroro per lavoro) e, onestamente, non me ne frega niente. Non ci sguazzo nemmeno. Me la son fatta come pare a me, la vita, anche quella futura, e ci ho messo anche tanto perchè sono veloce in tutto ma non lo sono stata nell’amarmi e nell’ascoltarmi.

Adesso, serena, così ci sto, a guardarla, la mia vita.

A modo mio, che quel che sono l’ho voluto io, tra i gatti che non han padrone come me, intorno a me.

***

Come ogni volta in cui vi ho scritto (e mi sono scritta) ascoltando Lucio, chiudo con una esortazione. Anzi, per citare certi idioti che fan le magliette: non è un cantante, è un consiglio 😉

Non sappiamo cosa sarà, ma sappiamo che dipende da noi.

Guardiamoci assieme le mani e gli occhi nello specchio, poi chiudiamo gli occhi, ascoltiamo la musica e proviamo ad annusare il profumo dei desideri, sentendo la terra sotto i piedi.

Inspiriamo, espiriamo.

***

Secondo me,

non un solo minuto speso ad essere meno che il meglio di noi stessi vale.

***

Sorridendo di Cosa sarà, dedico *Futura* ai miei nipoti.

Andrà tutto bene.

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