Fertility what?!

Ho ricevuto un link di una notizia fresca fresca di attualità. O forse è di politica. O forse è di società, e questo sarebbe decisamente più grave.

È Il Fatto Quotidiano che scrive, mica Quinto Miglio di San Donato Milanese. Siccome son rimasta incredula, ho scelto di non dar credito alla stampa, quella bestia politicizzata ed inattendibile che mira ad ottenebrare i nostri neuroni e renderci spettatori, nel terzo millennio, di un rinnovato panem et circenses.

Sono un ricercatore? Cerco le fonti. Il problema è che poi le trovo, le fonti: nientemeno che il portale del Ministero della Salute.

L’altro problema è che, che cazzo, Il Fatto Quotidiano ha ragione.

Il nostro Ministro della Salute (donna, al secolo), ha indetto per il secondo giorno d’autunno una sorta di workshop nazionale denominato Fertility Day.

Mi viene da vomitare.

Il nostro governo ha emesso un documento ufficiale che si intitola Piano Nazionale per la Fertilità. Non sto scherzando. Il Piano è mirato a:

  1. Informare i cittadini sul ruolo della Fertilità nella loro vita (porco Giuda, sì, l’han scritto in maiuscolo).
  2. Fornire assistenza sanitaria qualificata per difendere la Fertilità, […] e intervenire, ove possibile, per ripristinare la fertilità naturale (prendendosela con l’impotenza maschile, fottendosene delle adozioni e distruggendo l’unico mercato che non è andato in crisi, che è quello della fecondazione assistita)
  3. Sviluppare nelle persone la conoscenza delle caratteristiche funzionali della loro fertilità per poterla usare scegliendo di avere un figlio consapevolmente ed autonomamente (dopo un ventennio di vita sessuale attiva ho ancora bisogno di spiegazioni???)
  4. Operare un capovolgimento della mentalità corrente volto a rileggere la Fertilità come bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società (alla faccia di tutti gli economisti che ci ricordano che il pianeta non sopravvivrà alla sovrappopolazione)
  5. Celebrare questa rivoluzione culturale istituendo il “Fertility Day”, Giornata Nazionale di informazione e formazione sulla Fertilità, dove la parola d’ordine sarà scoprire il “Prestigio della Maternità”. (Questo, diciamocelo, è un capolavoro! In culo all’istituzione del concetto, paritario, di genitorialità figlio di una bellissima riforma del Codice Civile, dimentichiamoci che i nostri figli hanno dei padri – celebriamo il prestigio della frustrazione femminile nell’unico ruolo che la società moderna ci riconosce: quello della madre senza cervello!)

Mi viene da vomitare. Ancora.

Guardo attonita l’icona dell’iniziativa: riescono a bucarci il cuore rosa con uno spermatozoo. Wow. Perché non lo sappiamo sin da adolescenti acerbe che un uomo può bucare il cuore, ma soprattutto che uno spermatozoo da solo fa molti più danni, talora, che cento uomini. Ce lo doveva spiegare il Ministro della Salute quanto possa valere un piccolo seme con la codina mobile. Quando avevo diciotto anni la Jervolino ha impedito che spiegassero ai miei coetanei quanto pericolosa sia una gravidanza indesiderata per una coppia immatura, e adesso se ne esce la Lorenzin a dirmi il contrario.

Non ho letto tutto, mi bastano gli stralci. Ci sarà certamente qualche cosa di buono che io non riesco a trovarci. Io non capisco.

Il pianeta è sovrappopolato e il governo ci invita a fare più figli (ma naturali, che quelli in provetta evidentemente sono difettosi). Non ad adottare i milioni di bambini senza casa e senza famiglia che potrebbero crescere sani e diventare cittadini, se non lo sono già.

Ci vogliono insegnare come si fanno i bambini, quando ancora abbiamo il problema di centinaia di aborti praticati a coppie di adolescenti inconsapevoli vittime di quel che in gergo si chiama ‘una scopata storta’. Ma certo, lasciamo che sia normale il sesso orale nei bagni di una scuola media, l’aborto al ginnasio, l’esser genitori a vent’anni fottendosi istruzione e carriera, per spiegare alle donne adulte che se non fai un figlio prima dei 35 anni poi è più difficile!

No, ma io mi chiedo: quanti anni ha la Ministro? Sei più di me. E un grado di istruzione che è la metà del mio.

Madre di due gemelli all’età di 44 anni. (Lei, quella che vuole insegnarmi la vita).

Un genio che viene a farmi la lezione: diventa madre all’età in cui mia madre avrebbe rischiato di essere nonna e rompe il cazzo alle donne (non a tutta la popolazione) perché la maternità dà prestigio.

Ma vaffanculo.

Non abbiamo bisogno che sia il Ministero della Salute a spiegarci quanto sia bello diventare genitori. Soprattutto, non abbiamo bisogno di stronzi che si dimentichino di dirci che dopo le gioie del parto ci sono gli infiniti sforzi dei trent’anni che seguono e che certe scelte son figlie dell’amore, non del prestigio.

Ho una madre, non sono madre. E sono consapevole che forse io non avrei mai saputo fare quello che lei ha fatto per me. Ma soprattutto, sono consapevole del fatto che un figlio deve essere cercato, voluto ed amato per pura ed infinita gratuità, non per avere il pancione a 44 anni che mi darà il prestigio (quando sarò vecchia come lei) di dire che l’ho fatto anche io.

La mia femminilità non viene sminuita da una sequenza di scelte diverse, di aspetti fisiologici, di eventi della vita. Sono donna e degna di esserlo come tutte le mie amiche che invece mamme sono. Preoccupiamoci, piuttosto, di quelle che si stan dannando perché han sbagliato a farlo e stanno condannando piccole incolpevoli creature ad una esistenza povera di amore e ricca di insidie.

E poi pensiamo anche a quegli uomini che sono stati declassati da un Ministero dal ruolo di padri a quello di donatori di sperma sano, magari blu, sicuramente Italiota.

Che schifo, che abiezione, che barbarie retrograda.

In un paese che non dà a nessuno il diritto pieno di chiamarsi famiglia se non è istituzionalizzata, che discrimina la coppia di fatto (di qualunque composizione di genere), che non dà diritti veri allo straniero contribuente onesto al PIL ed alla meravigliosa crescita donata dalla intercultura, regaliamoci un’altra pillola di bigottismo cattolico ignorante figlio di qualche motto fascista mal applicato! Sì! Promuoviamo la fertilità in famiglie che stentano a mantenersi e costruire una esistenza dignitosa! Abbandoniamo i figli in scuole fatiscenti, senza servizi sociali che consentano loro di star bene ed ai loro genitori di realizzarsi nelle attività, personali o professionali, che li rendono felici! Inneggiamo al prestigio della madre, in un contesto in cui essere donna e lavorare sembra ancora essere una contraddizione in termini! Manca solo che ci aggiungano il mutuo gratis per chi ha più di 1,39 figli (media corrente nel Paese).

Compio trentanove anni tra otto giorni, sono una donna eterosessuale divorziata. Amo i figli del mio compagno come fossero miei. E non c’è proprio un cazzo di niente di male. Ho amiche che son madri, ho amiche che avrebbero voluto esserlo ma non han scambiato il ruolo del padre con quello del donatore di sperma, ho amiche che hanno adottato. E sono indignata. Perché?

Perché avrei voluto (e forse potuto) essere madre, ma è andata meglio così e non mi serve una stronza di Ministro poco istruito che venga a farmi una lezione di vita quando ha fatto due gemelli all’età in cui quasi avrebbe potuto essere nonna.

Perché la genitorialità è una cosa seria e riguarda tutti, non solo le donne.

Perché in un mondo pieno di figli indesiderati dovremmo accrescere la consapevolezza dell’amore, non del prestigio.

E perché siamo sette miliardi e più della metà di noi muore di fame: in questo contesto una politica di crescita delle nascite (inconsapevoli) non è certo quello che salverà il paese, né il pianeta, bensì un bieco tentativo retrogrado di affermare col tasso di natalità cosiddetta “naturale” la superiorità della nazionalità di diritto e non di fatto, figlio di teorie obsolete e di pensiero politico autoreferenziale e decisamente poco costruttivo.

Noto solo una cosa, davvero positiva: Milano non è annoverata tra i comuni che hanno aderito all’iniziativa. Forse è vero che questa città cerca di sopravvivere come culla della società evoluta.

Qui siamo donne, non forni. Qui possiamo cercare di avere passioni, desideri, aspirazioni. Studiare, amare, sorridere, scegliere di avere un lavoro anche a ventisette anni, in piena età fertile. Diventare madri, non diventarlo, fare carriera, non farla.

Ed essere donne, davvero. Donne felici, qualunque sia la scelta. Figlie, prima che madri. Perché è solo così che ci ricordiamo quanto vale, davvero, essere genitore.

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Bibliografia:

Dal sito del Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_2_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=eventi&p=daeventi&id=431

Il Piano Nazionale per la Fertilità: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2367_allegato.pdf

Dal sito del Fertility Day 2016 (ovviamente ancora vuoto perché venti giorni prima non abbiamo gli argomenti): http://www.fertilityday2016.it

Dal sito de Il fatto Quotidiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/31/fertility-day-quando-il-ministero-della-salute-fa-sentire-sfigato-chi-non-vuole-o-non-puo-diventare-genitore/3005629/

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