Baciami ancora

Con la regia di Gabriele e la colonna sonora portante di Lorenzo, non c’eran dubbi, neanche nel duemiladieci: ‘Baciami ancora’ non avrebbe potuto che bucare lo schermo.

Il punto è che, più dello schermo, è il cuore che buca un film così.

Nascosta dietro la tristezza delle storie umane, incavata nella bruttezza dei nostri lati peggiori, emerge silenziosa una fotografia accurata e delicatissima che coglie sguardi ed espressioni, dagli occhi trasparenti della Puccini ricolmi di lacrime trattenute alla giugulare nevrotica della Bruni Tedeschi, gonfia dell’ira impotente di una venticinquenne stordita dalla resa e travolta dall’ipotesi nulla.

Violenza, inganno, timore, resa. Speranza cieca, schizofrenia, forza indomita, incredulo stupore, paura. Questo racconta, il film.

Pienamente riassunto in poche storie umane, ‘Baciami ancora’ tristemente narra la piega insolita che ha preso la società e che stupisce ancora quelli, di noi, che son cresciuti convinti che la famiglia tradizionale e naturale fosse la cellula primaria del sistema: non esiste più la certezza incrollabile, ammesso che mai ci sia stata.

‘Baciami ancora’ di Gabriele Muccino si affianca, nella mia testa, scolpito nella pietra, a ‘Due partite’ di Cristina Comencini. Come a ricordarmi che non c’è mai stato un tempo in cui tutto funzionava da sè; come a farmi presente che non ci sono, davvero, gli adattati ed i disadattati. Ci sono quelli che cercano la felicità e quelli che non ce la fanno. Io so da che parte sto, adesso. E voi?

Ho visto la prima volta questo film sei anni fa, appena uscito, con le ferite delle scelte ancora troppo aperte perché non mi venisse da vomitare, proprio esattamente come quando ho visto quello della Comencini. Lo riguardo stasera più distaccata, più solida, non più avviluppata dal senso di colpa di non aver saputo vivere una vita normale in una famiglia standard.

Andasse a quel paese lo standard, se giova. Abitasse tra noi senza fregiarsi di un vanto in più, quando riesce.

Guardo ‘Baciami ancora’ e penso a quanto sia difficile essere coerenti con sé stessi, capire i propri desideri, transare con le difficoltà, scendere a compromessi in nome di qualcosa di grande. Ascoltarsi, comprendersi, rimanere concentrati nel qui ed ora. Non lasciarsi trascinare, non perdere la lucidità, non eccedere nella rabbia. Accettare di avere paura. Accogliere la propria, personalissima, diversità come una ricchezza e non percepirla come una dannazione.

Guardo ‘Baciami ancora’ e non me la sento più di giudicare nessuno: la felicità ha pieghe individuali sottili che sono indecifrabili secondo qualunque paradigma sociale comunemente inteso. Riconosco, in queste immagini, certe note sommesse del dolore umano che permeano alcune vite e di cui non sempre è facile liberarsi. Ammetto che, per quanto io sia nata e voglia morire guerriero, è forse più bello ammettere la propria debolezza e scegliere una strada teoricamente discutibile per la serenità, che non sbattere la testa, disperati, contro i mulini a vento di ciò che abbiamo dentro.

Non mi riconosco, davvero, in nessuna di queste storie. Però amo molto lo sguardo incredulo, pieno di paura speranza ed attesa assieme, che hanno tutte le donne di questo film, più di tutte quello della Puccini. E ci credo, ci credo, ci credo, sì, che esista una forma più profonda e più intensa di sintonia, che supera barriere sociali e fa camminare su un prato ignorando gli sguardi attoniti dei passanti.

Amo gli sguardi, i silenzi ed il climax ascendente di queste storie strane, impossibili e normalissime. Amo la regia, la scenografia e la fotografia di un film che sa raccontare l’umanità interiore nelle pieghe cupe e tremanti, nelle decisioni isteriche ed impulsive, nelle curve a gomito e nei salti senza rete. Ne amo la colonna sonora, perfetta, proprio come nella miglior tradizione del cinema italiano che valica le Alpi e naviga il mare.

La cosa più stupefacente di ‘Baciami ancora’, poi davvero, me l’ha detta ‘L’estate addosso’. Lorenzo ha scritto un capolavoro, l’ha musicato e poi ha tirato le somme, nel video della colonna sonora, di storie, concetti sociologici, immagini personali con un gran lieto fine e speranza. Indomita, persistente, luminosa e madida.

Forse è vero che è tutto un gran casino, ma la riva del mare, un sorriso ed un luogo in comune dove arrivare, per poi ripartire, sono davvero tutto quello che serve. Almeno a me.

 

 

 

 

 

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