lanterne giapponesi per il duemilasedici

Il cielo di Milano, stanotte, era illuminato da lanterne giapponesi. Tra fuochi d’artificio, razzi e certi botti da urlo si potevano vedere, da lontano, mezza luna bianca, la brina sulla strada, un paio di stelle che si son spostate con il passare delle ore e poi, ancora più lontane e poco dopo mezzanotte, alcune luci arancioni galleggianti nell’aria.

Delicate come i sogni e geometriche come la determinazione, spiccavano nella notte di San Silvestro in controluce su un cielo nero nero, contenendo chissà quanti desideri, una decina di lanterne giapponesi.

Ho lasciato il 2015 con addosso quella strana profonda tristezza che mi ha attanagliata per tutto l’anno, avvolta nell’abbraccio caldo della famiglia che la mia famiglia ha saputo costruire, guardando con speranza quelle luci nel cielo.

Questo vi auguro, lettori, amici e pezzi di cuore:

sia ciascuno dei vostri desideri una lanterna arancio che brucia, ondeggiando, nel cielo.

Vi culli, nei giorni che verranno, l’intramontabile voce del poeta che ha abbracciato la fine e l’inizio del millennio con sincerità, speranza e dura onestà intellettuale. 

Vi accolgano la serenità e la pace, vi illumini la speranza, vi guidi la luce delle aspirazioni, vi permei l’agape.

Vi accompagni ogni giorno, come una piccola lanterna giapponese lassù, quel sentimento caldo, talora ansioso, pienamente teso, che induce a cercare la felicità nella sua forma più pura ed intensa.

Vi riscaldi, vi consoli, vi sostenga e vi incoraggi.

Non auspico, per voi, di aver ciò che meritate o di realizzare ciò che sognate:

vi auguro merito e sogni.

Il resto lo farete ognuno da sè.

Per l’anno che verrà, da Lucio Dalla e Chiara.

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