Sere d’inverno

Accendi Battiato, dopo un millennio. E stai stesa nella pace della notte che scende, sul divano con le braccia spalancate, ad ascoltare la vibrazione della frequenza alta. Chiudi gli occhi e si vedono, lassù, quei *voli imprevedibili ed ascese velocissime, traiettorie impercettibili, codici di geometrie esistenziali*.

Apri le ali e conservi i fiammiferi. Vuoi ogni sera una sera così, che tornare a casa è bello e starci di più.

***

Prepari una cena e qualcuno la consuma volentieri, tra un sorriso stanco e le spalle affaticate. Starsi accanto è una meraviglia: stupore infinito ed inesauribile dello trascorrere il tempo con le anime pulite.

Apri le ali e conservi i fiammiferi. Vuoi ogni sera così, che il gatto annusa l’aria perché sente il benessere intorno.

***

Guardi il mondo con gli occhi attenti e concentrati, cercando di capire chi cerca cosa e perché. Lo intuisci, poi lo vedi. E disegni il percorso del futuro, anche se nessuno ti ascolta. Poi qualcuno ti scrive *grazie*. Qualcuno invece non capisce e nemmeno mai ti dirà che avevi ragione, ma beneficerà del tuo disegno.

Apri le ali e conservi i fiammiferi. Vuoi ogni giorno così, che il tuo lavoro è pensare e te la cavi decisamente bene.

***

Accogli il prossimo come vorresti che facessero con te, con delicatezza, attenzione, comprensione. Senti da lontano cosa va e cosa non va, tendi una mano, allarghi le braccia, sorridi, talora proponi. E qualcuno, magari a distanza di secoli, ricorda un particolare di te, come i capelli lunghi al tuo diciottesimo compleanno o l’amore per Divenire di Ludovico Einaudi.

Apri le ali e conservi i fiammiferi. Vuoi ogni giorno così, dedicato all’agape.

***

A raccontarla così la mia vita sembra stupenda, forse anche lo è e sono io che non lo so vedere perché ho le lenti degli occhiali sporche di lacrime tonde e calde, di quelle che non so spiegare.

Però io gli occhiali li lavo ogni mattina, ed ogni sera li ritrovo così, inzaccherati di riflessioni realiste e cattive parole.

E mi capitano sere, da quattro anni fin troppo spesso, che son da sola e capisco che troppo poco ho costruito. Mi vien quasi nostalgia del mio matrimonio. Poi ci penso bene e mi passa.

Allora mi dico che lascerò che questo magone denso e viscoso mi scorra attraverso finché non esce, mi metto a leggere della piccola fiammiferaia che sono stata per i 38 anni e tre mesi che sono trascorsi e dico ad alta voce che sì, voglio costruire una diade che sia una famiglia.

Non voglio cercare, però. Io voglio essere scoperta e trovata (come qualcuno diceva oggi, che mi ha trovata).

Come una perla.

Trovata voglio essere, così come sono. Serena, fiera, sincera, attenta, fiduciosa.

Per riposare, camminare, condividere, comprendere, aspettare, amare.

Non mi separo dalla mia semantica esistenziale, anche se non ha mai funzionato.

E non voglio credere che per me non esista un posto adatto in questo mondo.

***

Sono tornata a casa, ho preparato una buona cena. Ho conversato scrivendo, ho riflettuto ascoltandomi. Ho sorriso della mia giornata, ho accarezzato Chopin che mi dice *amica umana, non sei sola*.

Ho versato il vino, acceso la musica, illuminato Ground Zero con la mia piramide di colori di chakra ed olio essenziale di lavanda.

Mi preparo così al solstizio di inverno, con una tristezza di sottofondo che non conoscevo e nemmeno pensavo potesse mai avvincermi, guardando le parole affisse sulla parete verde da me stessa composte: *Live every moment, Laugh every time, Love beyond words*.

Ci credo ancora fermamente, anche se mi scende una lacrima.

***

Dunque godo di questa vita stupefacente, cui io stessa fatico a credere, e lascio che la tristezza faccia il suo corso: prima o poi se ne va.

Non li brucio più, i fiammiferi. Li uso per inventare una vita migliore.

Guardo una orchidea sul tavolo, una campana tibetana, un Cristo di Loppiano e un Buddha di tek.

E ascolto *La cura* di Battiato.

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, 
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via. 
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, 
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai. 
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, 
dalle ossessioni delle tue manie. 
Supererò le correnti gravitazionali, 
lo spazio e la luce per non farti invecchiare. 
E guarirai da tutte le malattie, 
perché sei un essere speciale, 
ed io, avrò cura di te. 
Vagavo per i campi del Tennessee 
(come vi ero arrivato, chissà). 
Non hai fiori bianchi per me? 
Più veloci di aquile i miei sogni 
attraversano il mare. 

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza. 
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza. 
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi, 
la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi. 
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto. 
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono. 
Supererò le correnti gravitazionali, 
lo spazio e la luce per non farti invecchiare. 
Ti salverò da ogni malinconia, 
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te… 
io sì, che avrò cura di te.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *