Cacao meravigliao

Stasera con voi era come in mezzo al pogo mentre Vasco canta dal vivo Rewind.

Dopo un pomeriggio al cacao meravigliao a cercare di progettare l’impianificabile, tra una siga, una risata, una call e una minuta di meeting, qualcuno lo dice, cosa dobbiamo fare. Dopo, una dashboard, trenta task da portare a casa in sei giorni di calendario e due FTE’s e mezzo, qualche accordo, qualcosa che non si capisce, una convergenza di spirito ed una divergenza di opinione… ecco, facciamoci uno spritz.

Dovevamo essere in tre, siamo partiti in due, siamo finiti in cinque.

Sudati come mezza squadra di rugby, con le zanzare che passano i pantaloni ed una appiccicosissima Milano estiva piena di macchine e lampi nel cielo, ci sediamo alla Baita del Formaggio a bere qualcosa di fresco.

Due spritz, un tagliere, una conversazione tra affini che non si conoscono ma si riconoscono. Un alito d’aria tiepida nel Föhn che soffia per la città, qualche sigaretta, un paio di confidenze, e un sonoro: ma dove cazzo è Michelangelo che non arriva?

Arriva, arriva… E già che c’è si porta dietro due pezzi da novanta inaspettati che ci faranno ammazzare dal ridere.

Mi avete presa in giro tutta la sera, tra scollature, gonne corte, formaggi sul collo e domande imbarazzanti, a fare quella che è uno di voi ma femmina.

Mi avete fatta sentire leggera. Distrarre dai pensieri, concentrare sul qui e ora, esibire la gatta e la guerriera maori sedute a gambe stese sulla stessa sedia.

Felice, io, di scoprire che ritrovo il senso di appartenere a qualcosa. Talora io, non sola, in una notte d’estate.

Talora io, fra voi, pari tra pari (e capita di rado), a far la stupida perché fa molto ridere e sprigiona un po’ di fascino felino laddove si può accarezzare una stregatta senza che morda né graffi.

Belli che siete.

Diversi, giovani, intensissimi e variegati personaggi di questa canzone che scriverei.

Belli che siete, che mi prendete in giro per la passione per il cacao meravigliao e per certe espressioni torbide del mio esibito, disdicevole, turpiloquio.

Vi regalo la parte migliore di me, quella libera, talora spregiudicata, resiliente alla felinità, violentemente acuta. Quella feroce, sincera, solitamente troppo diretta, con certezza spontanea ed un po’ eccessiva.

Vi ringrazio, sì. Per la testa grande, per il cuore pulito. Per la schiettezza e la sincerità. Per lo stupendo sguardo che ha solo un uomo che dice quello che davvero sente. Per la risata libera. Per il doppio senso che non ha secondo fine. Per la timidezza e l’irriverenza.

Perché per qualche ora ero io ed ho potuto non pensare alle difficili curve in piega che mi aspettano. Perché mi avete lasciato essere intelligente, ardita, pericolosa eppure innocua.

Perché sono tornata a casa e mi son buttata sotto la doccia ghiacciata ed ora sto morendo di caldo ma sorrido.

Grazie di questa equilibrata e sorridente appartenenza. Ho respirato aria piena e pulita e mi sono ricordata Chi sono.

Che la notte venga serena, che il buongiorno vi allieti tra le pieghe strane che fa la vita di ciascuno, abbia essa il mio identico tema astrale o il mio perfetto contrario o reciproco.

Matematicamente socia nelle cene d’estate in cui vi accoglierò, se vorrete, tra fiori, bottiglie e piatti saporiti e poco elaborati.

Scende la pioggia a capofitto, or ora. Uno scroscio improvviso.

E mi ricorda com’era stare lì da sola, una a dieci, nel pogo. Su Rewind.

Dicono sia pericoloso.

Io penso sia bellissimo.

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