double shooting, dancing and deep

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Sulle note di Ti prendo e ti porto via

Annegata in undici mesi di lavoro matto e disperatissimo, avevo dimenticato le linee del mio viso, l’elasticità della mia apertura alare e la forza delle mie gambe. Succede poi però che la vita torna costantemente a se stessa, arrotolandosi come le onde del mare sulla battigia, e noi resilienti riprendiamo, ancora e ancora, la nostra forma originaria e, come dice un amico, diabolica (la mia).

Trascinata ad una festa, tornata a ballare, prima ho ricominciato a scrivere, poi a sentire e poi a guardarmi allo specchio. E mi sono accorta che mi sento in gabbia e che io in gabbia non ci voglio stare.

Mi sono accorta, soprattutto, che quel che vedo attraverso lo specchio (e guardo così di rado) è impressionante, come la mia vanità.

Sabato mi ha chiamata un amico, così, tanto per prendere un caffè, e invece siamo andati a pranzo fuori. E mentre gli raccontavo di come mi sento, innamorandomi di uno splendido pezzo di jazz che suonava in sottofondo, Paolo ha avuto una idea: ha trasformato la mia Ground Zero in un improvvisato set fotografico, ha scelto la musica, e mi ha dato un solo compito: balla!

Domenica pomeriggio, un solo compito: balla e mantieni il mood che mi raccontavi ieri.

Quattro ore di shooting massacrante e terribilmente energico, sia per me sia per lui (e senza normodotati che ci spostassero luci o mobili).

*Che ore sono?*

‘Mezzanotte. Sei appena arrivata, e questo è il pezzo che sta suonando (Magic, Zedd Remix).

*E dove sono?*

‘Sei da sola, aspetti il tuo cavaliere che, come al solito, ti ha lasciata sola per fare una telefonata.’

*’Sto stronzo*

‘E tu vendicati’.

La musica a palla, nove metri quadri tutti da camminare, il mio solito numero imprecisato di bicchieri di prosecco e sigarette, Ground Zero che ha una temperatura tropicale ed io ho un caldo boia. Ma la mia guerriera interiore non molla: abbiamo deciso che lo facciamo? E adesso lo facciamo bene!

La musica sveglia la gatta, che zampetta leggera sul pavimento nudo e gli stivali nero lucido.

‘Cambia mood, sali un po’ sul cubo. Il tuo cavaliere non ti dà tutte le attenzioni che meriti’.

Cazzo, ma Paolo sta parlando della mia vita e mi provoca?

Sì, il mio piccolo amico genio e bastardo ha deciso che le vuole nello stesso spazio, la gatta e la guerriera. E quelle due fanno un sodalizio, per una volta, e accendono: ‘Brava’. Mi provochi? E adesso io ti stendo (anche in senso letterale se penso a quanti scatti Paolo ha fatto disteso sul pavimento, facendo una elettrica, incredibile, fatica).

Apro la finestra, fuori fa un freddo cane, ma qui a me sembra ci siano trenta gradi.

‘Prendi la sedia. Prendi l’appendiabiti.’

*Per fare?*

‘Stai zitta e balla’.

‘Quello è il tuo amico, quello che ti ha portata a ballare, il cavaliere oscuro del tuo racconto immaginario.’

Se io non avessi così tante espressioni buffe da cartoon, Paolo ci avrebbe fatto il suo shooting dell’anno tra me e il mio amico immaginario (l’appendiabiti). Però è contento, e canta! Canta Guantanamera, forte e sonoro, mentre mi pianta gli occhi dentro, attraverso l’obiettivo. E io rido, rido, rido!

Cambio d’abito.

Mettetemi un Desigual nero con ricamo rosso, la guerriera e la gatta impazziranno di passi. Mettetemi un Desigual nero su  Baila (sexy thing), dalla Sesion Cubana di Zucchero. E poi non ditemi che non vi avevo avvisati.

La gatta vuole le sue décolleté di Cavalli, la guerriera vuole levarsi le calze.

Datemi un pavimento, un vestito nero e un cavaliere oscuro. Non siamo in un locale, possiamo dar retta alle mie due anime feroci.

Il fotografo non fa una piega. Però vuole la sedia, bianca e lucida. E toglie tutti i colori del flash. Abbiamo il viola dei miei capelli, il nero del mio vestito, il bianco della mia pelle. La stanza è nel buio pesto, ma Paolo ha una torcia per mettere a fuoco, indovinando decine di scatti perfetti.

E mentre sto seduta a ballare, il lungo obiettivo rimane colpito da quanti spigoli posso disegnare con i gomiti, i polsi, le ginocchia e le caviglie.

E così sveglia l’Ultima Tentazione di Cristo, che si unisce alle sue sorelle di frattale intimista e si siede lì, dentro di me, assieme alla mia Marlboro Rossa.

La mia cazzo di, sacra, Marlboro Rossa.

Non spegniamo la musica, ma il ritmo rallenta, e passiamo dalle linee mosse agli spigoli morbidi.

‘Sono le tre di notte, sei sul divano del locale, cosa stai facendo?’

*Sto parlando a bassa voce, con un bicchiere in mano* e forse non è il divano di un locale, ma il mio, quello a cui sto pensando. E non sto bevendo prosecco, c’è ghiaccio in questo bicchiere.

‘Lo sai, vero, che non stai parlando con il tuo cavaliere, che ti ha di nuovo lasciata sola?’

La gatta mette il muso e tira un paio di graffi, la guerriera si alza e si va a cambiare perché quando è incazzata ha bisogno di avere i suoi jeans e i piedi nudi, l’Ultima Tentazione di Cristo non aspetta migliore occasione.

Col corpo comodo, la maglia larga, una spalla scoperta e un filo di perle al polso, lei è. Semplicemente è.

Sofisticata, lunga, appassionata: l’Ultima Tentazione ti mette gli occhi negli occhi da sopra gli occhiali e vuole l’anima e il sangue.

La gatta tiene il broncio, ma ogni tanto canta, e si arrotola su se stessa mentre affila artigli e vibrisse.

La guerriera si accende, svolge il collo, fuma e se ne frega, decisamente di tutto. Ci saran mica solo quelle due lì ad esser vanitose?

Con l’obiettivo puntato a quindici centimetri dal viso, seduta su una sedia nella mia cucina trasformata in locale notturno, non ho bisogno di guardarmi, adesso.

Mi vedo come mi scatta Paolo. Con gli stessi occhi con cui qualcuno mi ha guardata, qualche volta, in questi anni di follia, ed io me ne sono accorta. E lusingata.

Mi vedo come sono.  Come voglio essere guardata. Come voglio essere cantata.

Mentre tu, 
intanto nel tempo che resta, 
sei qui accanto e già molto diversa 
e bellissima, 
sei bellissima.

 

***

Leggermente romanzata, ma molto simile a come è veramente andata, una domenica di dicembre un po’ diversa dal solito. Sarà che hanno ragione quelli del Milanese Imbruttito, che era Sant’Ambroeus.

Tre ringraziamenti sui generis al mio fotografo preferito, Paolo Carlo Lunni, e il link ad alcune delle sue splendide immagini di me (e non solo):

grazie dalla gatta sul tetto che scotta:

https://500px.com/photo/92071109/the-great-shake-by-paolo-carlo-lunni

grazie dall’Ultima Tentazione di Cristo:

https://500px.com/photo/92079063/beethoven’s-moonlight-by-paolo-carlo-lunni

e grazie dalla mia guerriera interiore, che sta qui nascosta nel mio Mac:

la guerriera interiore

***

 

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