Cameo di Halloween

Ore ventuno e trenta. Ground Zero.

La sala verde acido profuma di spezie, di carta di Eritrea e di amore.

Cena per quattro, famiglia quasi riunita. Mancano la Dottora e Mr KL, ambedue in trasferta per imparare un lavoro nuovo.

Il principe dei gatti riottosi rifugiato in camera per la presenza ingombrante del rumorosissimo cugino Cavalier King.

Una sola bottiglia sul tavolo e stasera è necessario ed importante farsela bastare. Si mangia leggero, cena di pollo al limone e pollo alla senape inondati da una montagna di verdura profumata e croccante. Suona la musica, da Antonella Ruggiero a Frank Sinatra senza soluzione di continuità, e mentre si parla di cose della vita… suona il citofono.

Chi diavolo è?

I bambini del cortile: giocano a ‘dolcetto o scherzetto’.

Ma che ci fanno dei bambini fuori a quest’ora? Nel dubbio, non rispondo. Io non rispondo mai quando non aspetto nessuno.

Dopo poco echeggia nel cortile un coro strafottente e birichino: “Chiara… Chiara!”

Porco Giuda, chiamano me! Son gli adolescenti di quest’estate, quelli che mi guardavano scrivere milioni di parole appollaiata sulla mia sedia di legno in terrazzo e mi chiedevano se avessi un accendino.

Cielo, che fare? Quel genio di mio fratello ha voluto aprire le imposte anche se fa un freddo boia. E quando apri una porta, a Ground Zero, apri tutta la casa: chi ha mai visto un posto più ospitale e colorato di questo? Ma soprattutto, chi non ha trovato accoglienza?

Maria Serena ha un colpo di genio: ‘Ma non hai almeno della cioccolata?’

Eh belin, in questa casa dove si mangia sempre sano non c’è niente da ragazzini. Però c’è una tavoletta di cioccolato ai ribes rossi che era destinata ad essere degustata assieme al rhum. Peccato che il rhum sia finito e tanto non avremmo potuto aprire uno Zacapa.

Apro la porta ed in men che non si dica ci sono otto ragazzini imbarazzati sulla soglia che si chiedono cosa diavolo ci son venuti a fare in mezzo ad una cena di famiglia, con quattro adulti con le facce da intellettuali che li guardano benevolenti e pronti ad interrogarli sul risultato dell’ultimo compito in classe di matematica.

Alla vista della tavoletta di cioccolato pregiato la parte femminile del gruppetto stonato gioisce. Ed io pensavo di essermela cavata.

Peccato che dopo un minuto i discoli più adolescenti, tra il sorriso furbo e un brufoletto di troppo che tradisce la giovane età degli spacconi di quartiere, mi chiedono se ho una sigaretta.

Ed io?

Sotto lo sguardo attonito e assolutamente discorde della mia brillante e bravissima cognatina, regalo ai discoli il pacchetto che sta lì appoggiato sul tavolino bianco. Memore di quei giorni in cui avere cinquemila lire era un miracolo e una serata senza sigarette era una notte priva di trasgressione, non ho nemmeno pensato che i minorenni non dovrebbero fumare. Stolida, la mia monellissima fanciulla interiore sorride, dà uno scappellotto allo spilungone brufolosetto e li sbatte fuori di casa con gli unici frutti del peccato giovanile che ricordo: la cioccolata e la sigaretta.

Si fa così, rossetto e cioccolato, che non mangiarne sarebbe un peccato… e coi bei peccati succede sempre!

Mi han guardato malissimo, i miei commensali adulti. E le mie autogiustificazioni immorali non mi hanno aiutata neanche un po’.

Ma io ho pensato che se fossi stata uno dei bulletti mi sarei sentita una piccola eroina, e quindi son contenta così, che anche quest’anno, in maniera non convenzionale, ho festeggiato la notte di quelle come me. La notte delle streghe.

Happy All Hallows Eve.

Che lo Spirito ci accompagni sempre, domani e per tutti i giorni in cui sapremo ascoltare le voci dei Maestri, che si dicano Santi o meno.

 

 

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