back where I belong

Domenica d’autunno, c’è un tiepido raggio di sole sul terrazzo, caro Mr KL. Chissà come correvano, a Sepang, mentre ancora dormivo.

Qui è tornata l’ora solare ed io mi son svegliata presto da una notte intensa dei miei sogni da strega sulla strada della consapevolezza. L’intolleranza fisica di questo cambio di stagione mi impediva anche di fare colazione, quest’oggi. Allora mi sono concentrata, perché ho imparato in questi anni che il modo migliore che ho per reagire a tutto quello che non sopporto è dedicarmi a me. E piano piano sono anche riuscita ad aprire lo stomaco.

Ho sfogliato un po’ di passato scritto, per predispormi al divenire ed aprirmi alle conseguenze delle mie scelte. Ho intuito che sono ancora sulla buona strada che ho intrapreso tre anni fa, quando sono arrivata qui; due anni fa, quando ho buttato via le cose sbagliate; un anno fa, quando ho voluto farmi primavera e presenza davanti all’inverno che viene. Ed ho bevuto il succo di limone appena spremuto.

Di nuovo ho curato, annaffiato e riposto in un angolo protetto del terrazzo le piante ancora piene di fiori. Adesso sono tutte al riparo dal vento gelido che sferza sotto un cielo terribilmente terso e aspettano di essere accolte in una bella serra per fare il mio giardino d’inverno. Nessun ladro, quest’anno, potrà aggredirle e sfigurarle. Nessuna cimice è sopravvissuta al passaggio della strega munita di potente insetticida, guanti e scopa. E come ogni volta ho spostato tutti i mobili all’aperto, così, tanto per cambiare qualcosa ogni tanto. E poi mi son bevuta la tazzona di caffè con le fette di farro al cacao e la marmellata di pere.

Ho riordinato la cucina dietro le ante e nei cassetti bianchi e lucidi, perché con tutta questa intolleranza al cambio di stagione ho voglia di mangiare cose che mi ripuliscano dentro e fuori e per farlo è utile che tutto sia in ordine. Le verdure fermentate nel frigo, le tisane nella scatola delle tazze che mi ha regalato Anna, le bacche di Goji ed i mirtilli rossi a tiro per la colazione energetica. Ci stava, quindi, anche di fare il mio sano punto della situazione e progettare i giorni di lavoro che verranno, distribuendo compiti qua e là, dove non porto il carico da sola.

Ho cucinato grano saraceno e quinoa per avere un piatto caldo ed invitante per ogni pranzo della settimana e tutte le proteine che servono al mio corpo per rimanere eretto ed elegante in questi giorni di grande fatica che non finiscono mai.

Ho inventariato il freezer e ci ho trovato dentro cibi prelibati che avevo dimenticato di avere, nell’affanno tentacolare di una vita con due case in Italia e il cuore in Malesia, li ho messi a posto nei cassetti in modo da trovarli facilmente dopo aver tolto la brina che si era posata sulle pareti, quelle fisiche e quelle mentali. Via la brina, via la nebbia, via l’umidità che mi rende malmostosa e meno positiva.

Traslucida di consapevolezza e stregoneria, ho preparato la casa all’inverno, così che mi accolga sempre, pulita e calda, nei miei tanti ritorni.

C’è una farfalla arancione e nera sul tavolo del terrazzo, Chopin la guarda incuriosito dalla sedia col cuscino blu e non la caccia. Non si cacciano le farfalle belle.

Il crisantemo della nonna è diventato un albero, ormai, e straripa di piccoli fiori rosa.

Le carte di lavoro sono tutte in ordine, la dispensa del nido genovese non è vuota e le lenzuola sono pulite.

Mi manca solo una cosa, a dir la verità: l’idea di prepararti la cena ed accoglierti sulla soglia con le occhiaie e il sorriso. Ma come ben sai in questi giorni che ci capitano è difficile tenere il filo del fuso. Con molta probabilità in questo momento te la dormi della grossa, dopo l’emozione delle gare dal vivo anche se il circuito non consentiva la vista come la vuoi tu.

Passa una buona giornata, dunque, quando ti sveglierai e mi leggerai. Ringraziando il cielo siamo ancora qui e stiamo ancora sorridendo.

Passa una buona giornata, Mr KL, io la mia la continuo così: oh happy day.

 

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