A Domenico

Mio caro, adorato, preziosissimo pezzo di cuore, mi guardi e mi chiedi: ma se avessi gli occhi della tua stessa diciassettenne ti piaceresti?

Ed io, senza esitazione, ti risponderei: sì.

Divorziata, stonata, diversa, anomala? Sì.

Un allele diverso, una molecola impazzita, una mutazione genetica del concetto di brava figliola. Sì.

‘Bevi troppo, dottoressa.’

*Anche tu, avvocato.*

‘Non abbiamo più il fisico?’

*Certo che lo abbiamo, solo che non lo sprechiamo per le banalità.*

Non è che non è più tempo, è che non lo è mai stato. Andare a ballare era bello (per me) allo scopo di ballare. Non mi sono mai integrata con le convenzioni sociali. La mia diciassettenne ballava per ballare, non per sedurre. Come adesso. Non beveva per stonarsi, solo per amore del vino. Come oggi.

Ti chiedi se eri degno del futuro che stai costruendo, se sopporti bene l’eredità che han cercato di trasmetterti. Certo che sì.

A tre anni riconoscevi Michelangelo, a trentasette distingui nitidamente il bene dal male. Discuti di etica. Combatti per la giustizia. Questo sei, un uomo stupendo. Uno che è rimasto così coerente con se stesso da non fare alcuna stronzata che convenzionalmente sarebbe stata pretesa, come sposarsi o fare due bambini con una femmina meno che utile.

Ti sei messo a camminare, eretto e fiero, verso un radioso futuro che è ancora tutto da venire e già hai piantato rigogliosi semi di successo nella grande fatica di ogni coraggioso giorno.

Credimi, io qualcuna di quelle storiche, fondamentali, stronzate l’ho anche fatta. Tipo sposarmi troppo giovane per poi disfare tutto altrettanto giovane. C’è stato un momento in cui ho scelto di non scegliere ed ho violato uno dei grandi insegnamenti di quei brillanti anni di scuola: aut-aut. Ci sei o non ci sei. Talora ho scelto di non esserci.

Tu sei sempre stato, per quel poco che ho potuto osservare.

E sei venuto fuori stupendo. Un miracolo dell’etica, della scienza e della natura.

Uno che ride, che pensa, che riflette, che realizza.

Secondo me nemmeno te ne rendi conto. Però ci dovresti pensare. Se ti guardi con gli occhi di te stesso, diciassettenne, dovresti solo ammirarrti.

Siamo soli, almeno talora, e soprattutto nei momenti difficili?

Vero.

Avresti forse preferito essere accompagnato da qualcuna che non capisce il tuo profondo, ipertrofico, etico ego?

Io credo di no.

I grandi dicono che siamo ancora giovani. Noi non ci sentiamo tali. Guardiamo le rughe che spuntano, bastarde inesorabili, anche sui visi di quelli che dimostrano meno anni. I capelli bianchi, il corpo che non tiene il tempo dell’impegno. Ci troviamo  poi, però, in una notte così, e realizziamo che saremmo andati avanti ore, a bottiglie e parole e sorrisi.

Allora dimmi, amico mio incredibile, non credi di esser così prezioso da mettere la tua energia là solo e laddove serve e giova?

Sei, rimani e ti conservo nelle immagini come uno dei migliori esseri umani che io conosca. Avvenente, brillante e radiale, abbracci i sensi e la mente. Stra-ordinario, che sei. Tieniti stretto a te stesso. E beata la donna che saprà amare ed accogliere tanta ricchezza.

Guardati con gli occhi del tuo diciassettenne e scoprici lo stesso che vedo io. Col nome del signore, lo sguardo del re, il passo del principe, il pensiero del filosofo, l’atteggiamento del giudice illuminato.

Resta speciale, non ti buttare via, come canta la canzone che ti dedico poche parole più avanti.

Sei il tuo stesso biglietto per le stelle, spendilo bene.

Te lo dice la tua amica stellare, ebbra di scarpe vistose e pensiero lunatico, teorica della prassi, isterica, collerica e terribilmente superba.

Resta speciale, te lo dice il mio ultimo bicchiere di amaro nella mia piccola, adorata, magica casa immersa nella luce lunare.

Siamo pochissimi, su questa terra, a poter guardare il futuro da questa angolazione. Prova a sceglierla, come ho fatto io. E non immaginare, ma aspetta, fiducioso, le sorprese dell’esistenza. Traduce Gramellini il nostro amato Socrate raccontato da Platone: “Chi ama è un creatore. Se ama con il corpo genererà un figlio. Se ama con la mente genererà un’opera dell’intelletto. E se ama con il cuore, oltre ai figli e alle opere, genererà i frutti del proprio talento: perché tutti ne hanno uno, anche chi si è convinto (o è stato convinto) del contrario. Ecco il messaggio immortale di Platone: ogni essere umano viene al mondo per creare qualcosa attraverso l’amore. Basta che si svegli, si sciacqui il viso e vada incontro con la passione curiosa di un Socrate alla giornata che nasce.*

Aggiungo una sola cosa, a mio avviso essenziale: la passione non è solo curiosa, è furiosa.

Con tutto il sincero amore che posso, te lo dico: sei il tuo biglietto per le stelle, avrai clessidre senza sabbia e reti per le acrobazie, resta ribelle e non ti buttare via. Volerai lontano.

E questa la mia dedica: la tua canzone.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *