dedicata a chi legge e non sapevo

*Caro il mio Francesco come vedi ti scrivo, e quando uno scrive deve avere un motivo…*

Cito Ligabue che parla con Guccini, prendo solo una scusa per parlare con te. Sono entusiasta, prudente, piena di adrenalina, concentratissima.

In realtà, alla fine, sono semplicemente felice di aver conosciuto qualcuno che mi sembra così lealmente ed indipendentemente consimile.

A cliccare su questo link il tuo telefono farà suonare una canzone, di quelle che amo di più, e spero che tu lo faccia: Caro il mio Francesco.

Perché davanti c’è una lunga strada, forse tortuosa, certamente faticosa, che somiglia al Cammino di Santiago. Un pellegrinaggio allo scopo di render grazie al Signore dei doni che ci ha dato, con l’indomita, seppur talora vana, speranza che ci sia qualcuno che lo capisce. Altrimenti, sarà Lui a saperlo e ci nutrirà per ogni giorno sotto al sole.

Ora che so che mi leggi non posso che dirti grazie per la preziosa presenza nella mia vita, per l’affetto inspiegabile che sento, per la forte stima che percepisco reciproca.

So che ciascuno farà del suo meglio, so soprattutto che ho trovato un amico, una creatura matura e preziosa che ha tanto da insegnarmi ed inattesa voglia di ascoltarmi. Sono fiera di me, perché meritare la fiducia di uno come te è molto.

Vorrei scrivere di più, non posso, e delle tante ragioni, considerando che me la cavo bene con le figure retoriche e potrei andare avanti per ore, la più importante è che mi mancano le parole.

*Sai qua giù ce n’è in qualche modo di tre tipi: bravi artisti, furbacchioni e topi* canta Liga.

Ecco, se il letamaio è pieno già pubblicamente, tu ed io, a mio modesto avviso, stiamo tra i bravi artisti. Liberi, fuori dal guscio ed anche dal letamaio.

Suona, ti prego, da bravo artista, le tue note migliori, sarò la tua più lieta seconda voce.

E ti abbraccio fortissimo, con eleganza, integrità e la certezza che la verità rende liberi.

 

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