diario dal mio treno per te che sei in viaggio

Ciao piccione viaggiatore nascosto dall’altra parte del pianeta: mi sembra tanto più strano del solito che stasera tu non sia qui, anche se in effetti dovrei essere abituata. Il fuso mi impedisce di telefonare, un po’ come quello che punse il dito della Bella Addormentata nel Bosco, e mi ricorda una cosa che facevo tanto tanto tempo fa, nell’altra vita: scrivere per sentirmi più vicina.

Non sono addormentata, so di essere bella e temo di non essere per niente modesta, e lo sappiamo bene tutti, tu io e i miei lettori di Guscio.

Ci provo già da oggi, ad abituarmi, e lo faccio per farmi il più bel regalo del mondo: ricominciare a scrivere. Troppo tempo che non scrivo. Troppo tempo in trappola, a credere in qualcosa in cui chissà mai se ha senso credere, e troppo tempo senza scrivere.

Allora stasera cambio idea: scelgo le parole. Scelgo di sedere qui, col bicchiere di rosso che i miei cari nuovi vicini mi hanno regalato con tanto amore e col pesce che la mia mamma, con ancor più amore, mi ha preparato. Siedo qui, ascolto la mia musica e scrivo, sulle note, le note della mia giornata stonata per te che da lì dove sei non le puoi ascoltare (soprattutto visto che dormi 😉 ).

Pensa che ridere: quello in viaggio sei tu, quella che scrive il diario? Io. Ma Chi, Io?! Oh sì, Io! La tua nota stonata.

Volevo raccontarti della locomotiva.

Mio padre ha sempre detto che sono un cavallo di razza, una forza che trascina. Ecco, in questi giorni io mi sento una locomotiva. Quella che scrivevo due o tre giorni fa, che tira, tira, tira e se appena si ferma e guarda indietro i vagoni si sganciano. Però… però forse mi sbagliavo. Qualcuno si aggancia, qualcuno impara a tirare. Forse.

Un inaspettato lettore e timido osservatore mi ha detto, giovedì scorso: *ma tu che locomotiva sei?*

Ed io, candida, ammetto che non lo so (forse non so nemmeno come sia fatta, davvero, una locomotiva).

Lo sai che locomotiva sono?

*Una locomotiva a vapore: potente e romantica.*

Dimmi che non è la definizione giusta? Potente e romantica.

Se ci pensi, funziona proprio bene: tira, sbuffa, fa un sacco di rumore, non si ferma mai e quando passa in tanti si girano a guardarla.

Dopo che mi son spaccata tutto il fine settimana la testa a chiedermi se sto sbagliando tutto, se combatto una battaglia sbagliata, se mi fisso su particolari inutili ed ho pretese isteriche da femminuccia capricciosa, dopo che ho passato una meravigliosa serata tra reperti storici e ricordi preziosi, ecco, stamattina mi son svegliata ancora convinta che ho ragione, a tirare.

E ho tirato. Col sorriso (finché mi riesce) come dice mio padre.

Con la fermezza, sempre, come dici tu.

Non faccio tolleranza zero, non ci riesco, procedo dritta verso l’obiettivo, come mi avete insegnato tutti e due, convinta che sto facendo giusto e che se sbaglio sarò io a schiantarmi, non i vagoni che traino.

Ho acceso la versione dei Modena City Ramblers della canzone di Guccini che mi piace di più: mia amata *La Locomotiva*. Canzone da comunista, ti darà sui nervi, lo so, ma piena di vita e di speranza, come me.  Poi ho chiuso gli occhi e deciso che farò ogni giorno come oggi, per seguire i tuoi consigli e quelli del mio grande padre, fino a che ho la forza. Non anarchica, energica!

Non importa che viso ho, né come mi chiamo. Non importa nemmeno la mia voce o il colore dei miei capelli (che stingono di nuovo, ma venerdì sera cercherò di essere bellissima): la mia locomotiva sembra un mostro strano, che domino con il pensiero e con la mano, ruggendo mi lascio indietro distanze infinite, con dentro un potere tremendo, la stessa forza della dinamite.

Mi sento solissima qui, lontana da tutto e senza nemmeno poter andare a dormire con la tua voce, però combatto per questo personalissimo, grande obiettivo: la riorganizzazione, come la rivoluzione, fa un sacco di rumore e di cambiamento, ma può anche far ballare sorridendo tutti quelli che han voglia di partecipare.

E se non ne avessero? Eh, amen. Vorrà dire che non facevo per questo progetto. Anche se secondo me è il mio gioiello ed io non sono il pazzo che si è lanciato contro il treno.

A domanda ho risposto. A  provocazione non ho reagito. Alla pressione ho resistito con la mia solita, stabile forza (anche se c’è qualcuno che è capace di dirmi che io non so gestire lo stress).

Lascio che credano ciò che vogliono, che sia che sono debole, che sia che sono isterica, che sia che sono troppo coinvolta.

Guardo tutti con gli stessi occhi, con la mia solita disposizione d’animo gentile e un filo troppo tollerante, paziento quando ho sbagliato e ho parlato troppo veloce. Tengo botta.

Ho mangiato una insalata di riso a pranzo e il pesce persico a cena, mi son fatta una coccola con due bicchieri di vino, non sono stata male. Ho guardato l’orologio per imparare il fuso orario e tanto lo sappiamo che non ci riuscirò mai perché non so la geografia. Ho smesso di lavorare alle nove meno cinque di stasera e sparato la musica a palla. Il gatto dorme con l’espressione un po’ triste che aveva venerdì prima di cena (mi sa che lui la sa ben più lunga di noi). Aspetto giovedì, ma cerco di arrivarci con tanta determinazione e poche occhiaie e mi auguro davvero di regalarti la tua personalissima bomba di energia canalizzata e non quello strofinaccio che ti ha accolto a braccia stese ma stanche.

Sarà, questo tuo viaggio, la mia buona occasione per riflettere la sera, prima di scriverti, sulle cose importanti che ho da raccontarti e non sul vagone di parole con cui potrei travolgerti al telefono.

Perdona l’intemperanza e la sfrontatezza con cui ti scrivo queste parole sul Guscio anziché nella posta, stasera ho voglia di ridere e urlare.

Superba, intrepida e memore della guerriera che sono e che, talora immagino, hai saputo guardare nel profondo e sai meravigliosamente accarezzare, cogliere, sorprendere e guidare.

Un abbraccio dalla tua locomotiva a vapore, fumante, potente e romantica.

E chissà dove vanno, i nostri treni e i nostri viaggi. Non so dove vanno, ma vanno, e questo te lo prometto, Skywalker: vedrai che ci portano dove vogliamo andare.

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