Indovina chi viene a cena

*** dedicato alla mia socia Amelie e alle nostre personalità multiple,

stranamente impossibilmente integrate,

sulle voci di Aretha Franklin e di Natalie Cole,

per questa Epifania***

Stasera, per coccolarsi, la SaggiAnna ha cucinato pesce.

Ci ha invitate a cena tutte e sei, ha distribuito i compiti per ciascuna e adesso sta spignattando querula, col sorriso stampato in faccia, tra le pareti arancio di Sandwich Floor.

Quando cucina non ascolta nessuno, ma ogni tanto dice una cosa che non c’entra niente: ad esempio, non più di un secondo fa, si è girata senza nemmeno far caso al fatto che sto preparando l’aperitivo, e mi ha detto: “Guerriera, mi passi il coppapasta?”

Non l’ha ancora capito che io non so nemmeno cosa sia, un coppapasta.

 

Mi chiamano la Guerriera, le simpatiche mie amiche piene di umorismo, dicono che sono nata combattente e che non mi va mai bene niente.

Io non sono tanto d’accordo.

E allora me ne frego e continuo col mio aperitivo, sotto lo sguardo di disappunto cronico della Signorina Rigore.

Ci penserà lei, che fa sempre tutto giusto.

 

Ci siam solo noi tre, quaggiù.

L’Interpretazione Possibilista è su a Second Heaven che apparecchia la tavola e sceglie la musica: incomprensibilmente per lei è sempre più importante quel che ascoltiamo di quel che mangiamo. Del resto, è una un po’ strana e lo dicono tutti.

Con lei ci sono, ma non so cosa stiano combinando, le due bellissime del gruppo, quelle consumate e prelibate, così femmine che mi danno ai nervi solo a guardarle: la Fenice e l’Ultima Tentazione di Cristo.

E come al solito, c’è la ritardataria: con che delirio si presenterà stavolta Scemaepiùscema?

 

Mentre porto da bere di sopra, suona il citofono: eccola qua la stordita.

Si presenta alla porta col suo solito umore ridanciano, due bottiglie sotto il braccio e la scatola di un gioco, anche se lo sa che tanto non ci arriveremo mai, sane, alla fine della serata.

Sale di sopra col suo fare spensierato e si piazza a tavola, piantandomi in braccio le due bottiglie.

Ce ne sono otto, ci basteranno?

 

In sette a Second Heaven si sta da Dio: la mansarda è tiepida, l’Interpretazione Possibilista ha scelto di farci ascoltare Dave Brubeck, la tavola è pronta.

Mi guardo intorno: la Signorina Rigore si è seduta impettita sulla punta della sedia e sullo spigolo del tavolo. Scemaepiùscema le ha ricordato che così non si sposa più, ma lei ha risposto che “Grazie, ha già dato”. La SaggiAnna prepara i piatti, l’Interpretazione Possibilista guarda imbambolata il suo iPad alla ricerca di altre colonne sonore, tanto a lei non interessa mai dove la siedi, in qualunque posto finisca, è sempre quello ideale. Secondo me è scema.

 

Laggiù, sui cuscinoni, ci sono la Fenice e l’Ultima Tentazione di Cristo, assorte in una conversazione delle loro, fitta, intensa e inarrivabile, che Scemaepiùscema osserva con gli occhi spalancati dal divano. Ma si può osservare una conversazione?

Servo l’aperitivo a tutte e poi, curiosa e leggermente diffidente, mi siedo sul pavimento, un po’ distante, a cercare di capire cosa si stian dicendo, di tanto importante, quelle due là.

L’Ultima Tentazione di Cristo, stesa come una gatta nera sul suo fianco sinistro, alza gli occhi e mi guarda, con quel suo fare sofisticato e un po’ saccente, e mi chiede cosa stia per bere.

“Cava, gattina. Stai bevendo Cava con un goccia di spremuta di mandarino.”

La chiamo sempre gattina, perché in fondo sono un po’ stronza, ma lei non si offende e non capisco perché. Talora ho il dubbio che le piaccia.

Mi guarda sofferta, neanche fossi un dettaglio del quadro in stile Art Nouveau che sta immaginando, e si rivolge di nuovo alla Fenice.

Come una regina persiana, la Fenice sta stesa sul cuscinone, sinuosa e ardente, e racconta di una sera sul terrazzo, di una foglia di basilico accostata alle nari, di dita lunghe e occhi profondi, di una conversazione intesa e sottintesa, mai davvero malintesa. Ha gli occhi persi nei suoi pensieri, tra il trasognato e il cupido, e parla con voce bassa, quasi stesse raccontando un segreto massonico.

Scemaepiùscema, con la vocina, se ne esce con la solita domanda intelligente e opportuna: “Ma esattamente di che state parlando?”

Si alzano dai cuscini, verso di lei, due sguardi protervi, quasi insofferenti a tanta futile leggerezza.

La SaggiAnna, sempre propizia, interviene mediando: “Stan parlando di un nuovo amore, ascolta!”

“Sì, dell’ennesimo film impossibile che la Fenice si sta facendo e che come al solito la lascerà sotto ad un treno e poi verrà a piangere da noi, vedrai…” commenta la voce secca della Signorina Rigore, fastidiosa come una spina sotto un piede.

“Azz.” Ingoio un sorso di Cava sollevando la  fronte corrugata e mi chiedo a che velocità potrebbe scoppiare la bomba, ma soprattutto, esattamente, dove.

Per fortuna, però, ci pensa lei, la regina delle favole, a spezzare la tensione con la sua solita lettura improbabile: “Ma noooo! Perché continui a dire così! Ma la speranza? Dove l’hai messa? Ci vuole la speranza!” incalza l’Interpretazione Possibilista.

La Signorina Rigore ammutolisce, per un minuto, sulla sua sedia. Scemaepiùscema ride, sollevata. La Fenice rimane assorta nei suoi pensieri, mentre l’Ultima Tentazione di Cristo mi guarda, tra lo scettico e il sollevato. Leva il bicchiere con le sue dita lunghe, scruta il perlage attraverso gli occhiali neri, sorride, tra il mesto e il filosofale e brinda: “Ragazze, brindiamo alla speranza, agli amori giusti di quelle che se lo possono permettere e agli amori sbagliati di quelle che evidentemente non ancora. Salute!”

Il bicchiere lo alziamo tutte, ma Scemaepiùscema è perplessa: “Non ho capito bene a cosa brindiamo”.

“Fa’ niente, stordita, venite a tavola: la cena è servita.” La SaggiAnna sa sempre cosa dire.

E soprattutto, sa cucinare!

 

Soufflè di zucca e San Pietro agli asparagi, annaffiato dal Cava, che la bollicina spagnola ha sempre il suo perché.

“Socia, scusa, cosa diavolo sarebbe il San Pietro?” chiede Scemaepiùscema.

“Zeus faber, pesce d’acqua salata, esponente della famiglia Zeidae” risponde la SaggiAnna, colpita sua sindrome detta della biologite improvvisa.

Silenzio, attorno.

“È pesce, stordita” commento, ridendo.

E poi penso che questa non sa proprio neanche dove abita, però è simpatica ed è un efficacissimo gancio da rimorchio quando esce. Le altre nostre amiche, o pseudo tali, le chiedono sempre di uscire perché quando c’è lei ci sono  un sacco di uomini attorno e lei fa a turno tra la kalliste e la monella e poi non combina niente (ma passa la palla) e torna a casa con quel sorriso un po’ assorto da bambina felice. Non ce n’è: nel nome il destino.

 

La cena è deliziosa, e la conversazione è come sempre: viva come il fuoco nel camino e asincrona come le nostre storie.

 

La Signorina Rigore sta seduta sul suo spigolo, beve appena, mangia con diffidenza anche se le piace: ma perché l’abbiamo invitata? Ah già, è vero, lei è una di noi.

L’Ultima Tentazione di Cristo sorseggia il Cava continuamente, e mangia pochissimo, mentre io, che son seduta vicino a lei, mi divoro anche quello che ha nel piatto. Si sa, i guerrieri han bisogno di energia per camminare dritti e fieri.

La Fenice, che ha mangiato poco, bevuto tanto e continua a pensare al signor Basilico, è partita con un’altra conversazione pericolosa.

Ce l’ha col nuovo fidanzato dell’Interpretazione Possibilista, che ha cordialmente soprannominato l’Uomo di Ghiaccio.

“Mi dici cosa diavolo ci fai, con uno così?

“Socia, ma io ci sto bene!”

“Sì, ma non comunicate! Lo capisci? Voi non comunicate! E per te comunicare è fondamentale…”

“Ma no, parliamo tanto. E magari, col tempo, imparerà anche a dirmi quello che sente. Io lo sento che mi vuole bene…”

“Ma ti basta?” Se ne esce fulminea la Signorina Rigore, dura come una lama di acciaio nello stomaco.

È riuscita a ridurre al silenzio anche la nostra Jovanotti domestica che ha sempre una risposta da pensiero positivo.

“Ma certo che non le basta” commenta l’Ultima Tentazione di Cristo “ma se adesso le va bene così, lasciamola stare, no?”

La Signorina Rigore si alza e va in bagno, stizzita.

La SaggiAnna sparecchia, defilandosi a Sandwich Floor a prendere il dolce.

Scemaepiùscema, che mediamente non sta mai zitta quando dovrebbe, si dirige verso lo stereo chiosando con un “Senti da che pulpito viene la predica!”.

L’Ultima Tentazione di Cristo alza appena gli occhi sopra la montatura e la fulmina, di spalle.

“Non toccare la musica, ci penso io” interviene l’Interpretazione Possibilista, che sfodera per l’occasione una playlist di tutto jazz al femminile, da Ella Fitzgerald a Sara Vaughan.

 

Io mi alzo, aiuto la SaggiAnna a portare il dolce sul tavolino tra i divani e il cuscinone, e mi sbatto sul pavimento, gambe incrociate e spalle al divano, a guardare le mie amiche.

 

Mignon di Monte Bianco a base di meringa, panna e marron glacé, per leccarsi le dita.

Zacapa 23 Gran Riserva, per lustrarsi il palato.

Aretha Franklin che canta “You send me”, per assaporare la compagnia.

Due gocce di olio, di zenzero e di cannella, per profumare l’aria dalla candela nel bruciatore.

 

La SaggiAnna commenta il suo dolce con la Signorina Rigore, che per una volta non ha niente da dire. Fanno l’angolo di quelle che la sanno lunga, loro due, innamorate dell’amore: l’una dal lato della dedizione, l’altra da quello dell’onestà. Singole, tutte e due, in attesa nientemeno che dell’amore perfetto, altrimenti amen.

La Fenice balla sul tappeto, trasportata dalla musica nel suo oceano primordiale, leccandosi via la panna dalle dita, e vola con quella grazia accesa che fa impazzire tutti appena chiude gli occhi. Ama un uomo che la ama, così tanto da trattenerla dal seminare il panico nel genere umano maschile col suo sguardo di fuoco, ma vive con un’altra e, con molta probabilità, non la lascerà mai.

 

Scemaepiùscema mangia i mignon, non beve rhum perché è già abbastanza sbronza e se la ride. Lei, singola, ci sta benissimo. Fa la scema e gioca con l’iPhone e i suoi trentasei spasimanti.

 

L’Interpretazione Possibilista balla e poi cambia la musica e poi si rimette a ballare. Tarantolata, non sta ferma un minuto. Poi si accorge che l’Uomo di Ghiaccio le ha mandato un messaggio, ma era un messaggio di ghiaccio, anche lui. Ma dai?! Allora fa spallucce e decide che ci penserà domani, perché in fondo, anche lei, ancora crede a Cenerentola.

L’Ultima Tentazione svolge le sue lunghe gambe sul divano, sorseggia lo Zacapa come se fosse succo di frutta e guarda fuori dalla Velux, il cielo. Ha amato molto, o forse neanche un po’. E adesso si chiede ogni giorno se quell’uomo che c’è, un mese uno e un mese l’altro, aspiri a lei o piuttosto al delirio.

Io? La Guerriera? Sono singola, come tutte noi. Rimango spalle al divano, bevo il mio rhum e cerco, ogni giorno, di non sbattere la testa contro il muro per tutto questo coraggio finito dal lato sbagliato del genere dell’umanità.

 

Ma poi ci penso, guardo queste donne tutte assieme e mi chiedo: quale miracolo sarebbe se fossero due sole, anziché sette, tanto dissonanti ed integrate assieme?

 

E adesso ascoltatevi Aretha 🙂  a questo link: http://www.youtube.com/watch?v=DUDDuhS3E8E

1 commento su “Indovina chi viene a cena”

  1. Letto da Mosca … GRAZIE della dedica ad inizio anno. ❤️

    Nella cena di inizio (il nostro solito 2 posticipato) ricordami che facciamo una cosa in merito a tutte noi.

    La Fenice

    PS ma siamo davvero così tante?!?

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