l’anima, il sangue e le navi

Ci vuole così poco e così tanto per amare.

Ci ho investito, ricamato, inventato milioni di parole, eppure bastava una canzone.

Se penso ai miei giorni, lunghissimi, talora sterminati, ormai, ci voleva di guardare un’altra cosa che inizia e finisce, un bambino che sta per nascere, un uomo che sta per morire, una telefonata di tre ore, un sabato in silenzio, quel maledetto nodo in gola che non si scioglie.

Ci voleva che i ladri entrassero nella mia casa e la violentassero, portandomi via il ricordo luccicante della mia nonna e il mio bene più prezioso. Ci voleva di stare abbracciatissima a Chopin, che ha preso tanta paura e forse anche una brutta botta.

Ci voleva di scoprire che la notte è ancor più buia di quel che immaginassi, che la vita è spaventosamente faticosa, che nemmeno le solide mura della mia piccola adorata casa mi possono proteggere.

Ci voleva mia madre che trema più di me, e mio padre nel panico che cerca di aprire la porta sbagliata.

Ci voleva, evidentemente, anche tutto questo, per ritrovare le parole più importanti che ho scritto, immemorabili anni fa, che dicono, semplicemente, che *io voglio l’anima e il sangue*.

Asserragliata in casa guardando inavvertitamente la porta se sento un rumore che non conosco, ricordo il giorno in cui il dottor stranamore ha avuto un incidente in moto. Niente mi avrebbe mai fermata dall’andare a guardarlo negli occhi per vedere che stava bene. Niente mi avrebbe e niente mi ha fermata.

Poi mi ricordo il giorno in cui sono entrati i ladri qui la prima volta, un anno e qualche mese fa.

Quando ti succede una cosa così, pensi che nessuna barriera fermerà qualcuno che ti vuol bene dal sapere che va ancora tutto bene.

E lo scopri in fretta, quasi immediatamente, se c’è qualcuno che ti vuole bene.

E quanti siete, grazie al cielo, ad esservi sincerati che io sia ancora io, ancora qui, nella mia camicia, con l’indomita forza di sempre che non mi fa tremare dalla paura a dormire da sola nella mia casa.

Non faccio la conta di chi c’era, perchè chi c’era lo sa.

Guardo con serenità a chi non c’era, per trovare il coraggio di lasciar andare.

Perchè la vita è adesso e chi non ci sta sceglie di farlo, perché la sua è in un altro momento, o altrove.

E allora mi ricordo di quella sera, qualche, poco, tempo fa, in cui ho avuto la meravigliosa allucinazione di sentirmi amata.

Cucinavo. La solita specialissima cena qualunque. Qualcuno mi guardava, dal tavolo di cristallo, svolazzare con la mia leggera maldestrezza, nel tentativo di far del cibo amore. Mi disse: ‘Taci. Ascolta.’ Facendomi scoppiare prima di intensità e poi di commozione, su quelle parole in melodia.

Un minuto e quarantacinque per spiegare l’amore e dire all’altro che ne vale la pena.

Della mia infinita collezione di relazioni sbagliate, questo porto con me:  voglio l’anima e il sangue. Semplicemente, regalare la mia immensa, sterminata, faticosissima me stessa a chi l’abbracci intera ed intera l’apprezzi.

Non è stato coraggio. Non ho dormito sola, in queste notti di paura, solo perchè sono coraggiosa. Semplicemente, nessuno ha accolto assieme la mia anima ed il mio sangue, ed io non dormo con qualcuno solo per non dormire sola.

Son giorni gelidi, talora spaventosi, son notti buie nonostante la luna, ed io continuo a ritrovarmi a fare vecchi errori, ma una cosa la so.

La vita è una, non c’è tempo da perdere: ci sono ancore da levare e vele da gonfiare.

E lascio che mi spingano al di là di questo mare, sulla più bella canzone che mai mi sia stata dedicata, a cercare l’anima, il sangue e le navi.

 

Mentre io, intanto, nel tempo che resta,  son qui, accanto e già molto diversa, e bellissima.

*** Le navi***

 

 

 

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