A Silvano

*** su ‘la casa in riva al mare’ ***

Tu supponi, per un secondo, che ti servisse un sogno.

Ascolta ‘La casa in riva al mare’ e supponi che ti servisse un sogno.

Non importa se era un sogno che non si poteva realizzare, e neanche se a tutti sembra un sogno stupido tranne che a te. Era un sogno.

Ogni sogno ha la sua meravigliosa, impalpabile essenza e scopo: ci insegna a volare.

Pensa a far volare uno come te: ci vuole un sogno potente, altrimenti non ti stacchi da terra, con tutti i pesi che porti.

A me, che sembro tanto più leggera di te, ne è servito uno davvero impensabile per imparare a sognare. Ma ho imparato, e sorrido.

Il sogno era solo un sogno. Mi son svegliata, mi è rimasto addosso il profumo di salsedine, il vento e una ruga. Forse due.

E se fosse per questo? Se ti fosse servito un sogno per guardare bene faccia a faccia col muro quello che desideri?

Faccia a faccia col muro, col naso rotto e pieno di sangue amaro e la disperazione nera dell’impotenza. Vero.

Ma se ti guardi due giorni dopo, con quelle brutte cicatrici sul corpo, dentro lo specchio ci vedi te stesso, nè più nè meno di quel che sei, e tutto quello che ci puoi fare.

Ogni giorno, una singola cosa buona per te.

I capelli in ordine, le lenzuola pulite, le mani che sanno fare una carezza. Un mezzo sorriso che sposta con dolcezza una fissazione. Una pastiglia in tasca che ti ricorda che non hai nessun bisogno di prenderla.

E ricominci a vivere, ma dentro hai una ricchezza in più: il tuo grande te stesso, che non è il tuo te stesso grande.

Ascolta bene le parole della canzone, e ascoltala cantata da Dalla e Toquinho perchè profuma e riscalda.

“Dalla sua cella lui vedeva sempre il mare…” costruendosi un sogno oltre alle sbarre, per sopravvivere lì dietro. Lì, dentro di sé.

“Tu sarai la mia compagna, Maria, una speranza e una follia. E sognò la libertà, e sognò di andare via…”.

Hai sognato, pensa che meraviglia luccicante e tiepida e accogliente. Ascolta Toquinho che suona e assapora con la punta della lingua la tenerezza salata di un sogno.

Che te ne frega se hai sognato una cosa che non è successa? L’hai sognata, vuol dire che sei capace. Vuoi mettere, con chi non è capace?

Lascia andare il sogno per la sua strada, aveva il suo motivo. Lo scriviamo, il finale, se vuoi. Ma pensa che bello, piuttosto che un finale, scrivere un incipit.

Fatti abbracciare forte, ascolta le voci di chi ti vuole bene, chiudi gli occhi, respira profondo.

Uno, due, tre. Piano.

Apri gli occhi. Guardati. Sei bello.

Sorridi, quel che ti viene.

Va bene quello che viene. Perchè non siam mai soli in mezzo al blu.

Io ti abbraccio. Ho le braccia lunghe anche se, come dici tu, sembro “piccolina”. Magari ti strappo un sorriso.

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