Grazie! :)

Rossetto, cioccolato, zenzero e cannella.

La conosco, questa storia. L’ho anche già scritta ma non avevo le parole giuste. E questa storia mi piace tanto. Tanto tanto, sì.

Succede quando ballo lo swing, quando canto Sinatra, quando cucino bene, quando mi faccio bella solo con un paio di jeans.

Succede che nel buio nero apro le mani e prendo energia dal cielo, mi metto in ascolto profondo di questo corpo sottile e pieno di sangue, sento tutte le voci che arrivano da fuori e, siccome sono cresciuta e ho imparato a fidarmi, le ascolto.

E poi di colpo, di nuovo, una mattina, mi sveglio e sorrido. Sorrido, sorrido, sorrido, sì. E quella stupida ruga in mezzo alla fronte scompare, perché anche la mia pelle è incredibilmente elastica, non solo le mie gambe.

Verduzzo Ramandolo e Aretha Franklin per raccontarvi la serenità, quest’oggi.

Va bene, va bene, è andata. Passata. Finita.

Successa, amen, anche se era meglio di no.

Va bene così, sia fatta la Sua volontà.

Sta lì, la serenità. Nell’accettare i fatti della vita, anche quando abbiamo sbagliato tutto (o quasi).

Stamattina mi sono svegliata sorridendo. Anche ieri. Anche l’altro ieri, e forse anche mercoledì. Quattro giorni per il mio senso del tempo sono quasi un mese. E un mese, a sua volta, è una eternità.

Allora dico: grazie!

Grazie al Padre buono che ha accolto la mia preghiera (e non solo la mia) e mi ha levato il dolore dalle viscere.

Grazie all’altro padre, quello in carne ed ossa, che mi ha detto: scrivi, stellina. Scrivi, scrivi, scrivi.

Grazie a mia madre, che mi ha stretta e protetta, nutrita e ascoltata come quando ero piccolina e rischiavo di tuffarmi in canale col triciclo.

Grazie a Claudio, per quel silenzio rispettoso e pieno di amore.

Grazie a Maria Serena per la sigaretta al momento giusto e per avermi accolta, così lontana e così vicina, così come sono.

Grazie a chi ha letto, qualunque cosa abbia capito.

E soprattutto a chi ha avuto il coraggio di dirmi che quello che scrivo risuona.

Grazie a chi ha scritto, perchè mi ha dato energia.

Grazie, in ordine sparso, a tutti quelli che hanno sentito il mio stomaco urlare nella notte e mi hanno ricordato che in fondo alla galleria c’è sempre la luce, e se uno ha un po’ di fortuna, magari dopo ci trova anche un viadotto sul mare.

Grazie a chi ha pregato.

Grazie a chi mi ha portato una fetta di torta che non mi fa male.

Grazie a chi mi ha scritto: ‘non stare sola, parla, sono qua’.

Grazie a chi ha detto: ‘prendi un treno’.

Grazie a chi ha fatto suonare Vasco a Ground Zero.

Grazie a chi mi ha dato qualcosa da fare e a chi mi ha fatta sentire utile.

Grazie a chi ha telefonato anche se non sapeva neanche cosa dirmi.

 Grazie a chi ha detto ‘tieni duro, sei un raggio di sole’.

Grazie, soprattutto, a chi mi ha ricordato, ogni dieci minuti, fino a che ne ho avuto bisogno, che una come me non ci deve nemmeno pensare a trasformarsi in un iceberg dopo che ha fatto tanta fatica ad esplodere in una supernova.

Grazie a Silvia ed Alessandra, per le parole e le preghiere.

Grazie a Rodolfo, per avermi detto la verità.

Grazie ad Anna, per aver trovato la via giusta per stanarmi dal buco e farmi alzare il telefono.

Grazie a Maria, per aver stappato il Dolcetto nella sera in cui avrei saputo riempire il bicchiere di lacrime.

Grazie a Barbara, per le parole, e a nonna Stefania, per quella travolgente verità semplice.

Grazie ad Elena, per la concentrazione sui battiti di ali di farfalla.

Grazie a Sofia, che ha disegnato per me una principessa.

Grazie a Sara (e Fiorenza), per le foto della mia cucciola che è diventata mamma.

Grazie a Stefania, che mi ha insegnato, anni fa, a credere nella ricerca della felicità e me lo ricorda ogni volta che ne ha l’occasione.

Grazie a Luca e alla piccola Sara, per la farfalla.

Grazie a Michele, per il sostegno.

Grazie a Marco, per la parola giusta al momento giusto (e per avermi letta).

Grazie a Francesco, per aver sopportato la mia rara versione malmostosa e avermi ricordato che non sono così.

Grazie a Massimo, per avermi detto che non ho sbagliato, non io.

Grazie a Piero, per i treni a vapore e i cambi di stazione.

Grazie a Paolo, per il fiume di lacrime al telefono.

Grazie ad Aldo, che mi ha insegnato a sentire il fango e amare il cielo.

Grazie a Nicola, per avermi tirata per i capelli.

Grazie a Federica e Antonella, cugine, care, carissime cugine.

Grazie a Edo, per ogni singola parola detta o scritta.

Grazie ad Eva, per quel messaggio.

Grazie a Massimo Gramellini, per le parole del libro che ricomprerò visto che il mio l’ho prestato a chi non lo sa leggere.

Grazie a Ghira. Non avrei voluto ascoltarti, ma è stato meglio così: non ci sto seduta a guardare la mia vita che va come se fosse un film. Avevi ragione tu.

Grazie a chi ha raccolto l’urlo e lenito il dolore.

Grazie a Yasmin, perchè una cosa è valsa più di tutto: “Chiara, tu ci hai scritto che sei una guerriera e che i guerrieri si rialzano sempre quando cadono. Non mi deludere, non tu. Io ti ho creduto.” Avevi ragione piccina, ci puoi credere.

Si può anche chiedere aiuto, dal suolo. Il cielo risponde. Sempre.

La guerriera è in piedi, e sorride.

Leggera come una farfalla, bella come un fiore di loto, piena del suo Chi.

Grazie.

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