Anche stavolta, in qualche modo, arrivederci

Ground Zero, Sabato 12 gennaio 2013.

Stasera scrivo con un po’ di tristezza. Forse anche con un po’ di rammarico, in effetti: dei viaggi, degli incontri, delle occasioni della vita, una delle cose che mi piace di meno sono i saluti.

E stasera scrivo per salutare.

Oggi ho scritto la lettera con cui lunedì rassegnerò le dimissioni.

Vi scrivo ora, non allora, per essere serena e lucida nel guardare le cose.

Lunedì potrei uscirne frantumata, conoscendomi.

Lo saprete dopo, ma io lo faccio ora. E per una volta non schiaccio ‘invia’ senza pensare.

Non chiedetemi qual è la grossa e valida alternativa che ho trovato: non c’è. Devo cominciare a cercarla. Ma in queste condizioni non ne ho modo né tempo.

Ed è tempo che penso che devo cercarne modo e tempo.

 

In questa situazione non trovo spazi veri, ho perso l’orientamento e il senso del lavoro. Fatico a riposare e la mia contrattura alla schiena ulula un giorno sì e quello dopo anche.

Sono mesi che sto molto male, adesso, semplicemente, non ce la faccio più.

 

Per questo, con tristezza, rassegno le dimissioni dal mio incarico.

 

Le cose sono cambiate molto, e tante volte, per me e intorno a me.

Ho cambiato oggetti del lavoro, ruolo da ricoprire, scrivania su cui sedermi o senza cui trovarmi. Ho cambiato interlocutori, tono di voce, modo di esprimermi. Mi sono adattata, a volte meno e a volte più volentieri, ai cambiamenti, alle riorganizzazioni, alle esigenze di chi aveva bisogno del mio apporto professionale.

In parte, credendo a qualcosa di un po’ più grande, ho rinunciato alla mia proverbiale libertà.

 

Adesso mi trovo a sentirmi insieme superflua e necessaria e sono disorientata.

Non distinguo bene l’amico dal nemico. Non so di chi fidarmi. Non so con chi parlare.

Vedo ciascuno di voi che, a suo modo, si muove. Ciascuno di voi che, a suo modo, talora conta sulle mie spalle forti e sulla mia testa brillante.

Talora però mi sento perdutamente sola a combattere contro i mulini a vento.

 

Sono successe tante cose, qualcuno le sa, la maggior parte di voi no.

Sono successe tante cose, e alcune proprio non mi sono piaciute.

Non ho voglia né bisogno di elencare una serie di cause che hanno senso forse solo per me e vi scrivo per salutare, non per criticare o recriminare.

 

Vi basti sapere che non mi sento a posto. Non mi sento tranquilla. Spesso temo che le mie parole vengano fraintese o peggio, malintese. E poi non dormo.

 

Forse, semplicemente, è proprio il tempo che segna il tempo del mio tempo.

Forse, semplicemente, questo è il mio tempo.

Per ogni cosa c’è il suo momento,
il suo tempo per ogni faccenda sotto il sole (Qo 3,1).

Ho dato il massimo, ho fatto tutto quello che sapevo, e c’è poco altro da fare, sotto il sole, che abbia senso o meno.

 

La mia puntigliosità, la mia volitività, la mia passione feroce mi hanno resa invisa ad alcuni, fraintesa da altri. In una parola, c’è chi l’ha definito “il mio atteggiamento da prima della classe del cazzo”. Non escludo nemmeno che sia mia la responsabilità.

Ma fare un lavoro come il mio è impossibile senza fiducia.

E quella che è venuta meno, fondamentalmente, credo che sia la fiducia.

Non riesco a lavorare senza fiducia.

 

Io per lavoro esprimo pareri, risolvo problemi, progetto soluzioni. C’è bisogno di fiducia, c’è bisogno che si creda che io lavoro esclusivamente per e nell’interesse dell’azienda che mi dà mandato.

Se si dubita che un’opinione espressa con vigore o energia sia invece una reazione di collera, se si insinua che io possa mischiare la sfera privata con quella lavorativa, esercitare la professione intellettuale con serietà, dedizione e precisione è impossibile.

Se vige il dubbio che un professionista non dica il vero, che abbia un secondo fine, che manipoli le situazioni, semplicemente, il lavoro perde di senso, di efficacia, di proficuità.

 

Lavorare diventa inutile, remunerare il lavoro diventa sprecare denaro.

Non è il mio genere. Decisamente.

 

E quindi alzo la testa, guardo il cielo. C’è ancora, il cielo. E la notte stellata.

Guardo avanti.

Sarà immensamente difficile, lo so. Non so dove vado, ma vado.

Perché sono una guerriera, e quelli come me si rialzano se cadono.

 

Volevo dirvi che in questi tre anni e quasi mezzo ho sempre lavorato con passione, alacrità e solerzia. Non mi sono risparmiata, non mi sono tirata indietro.

Ho creduto nei progetti, investito nelle idee, ho aiutato qualche risorsa a crescere.

Ho risposto a domande difficili con parole intelligibili.

Ho cercato di dare soluzioni semplici e riproducibili a problemi complessi e talora puntuali.

Ho pensato che davvero potevo dare il mio contributo per costruire qualcosa di migliore.

Forse, in qualche modo, l’ho anche fatto. Ma credo che dovreste essere voi a dirmelo, io da sola mi tengo strette le mie idee e le mie convinzioni, ma non ho la presunzione di incidere sul prossimo.

 

Volevo ringraziare tutti, ciascuno annoverato e nessuno escluso, per il tempo e le opportunità.

Non farò un elenco di nomi, ma grazie.

 

Grazie per avermi accolta.

Grazie per avermi ascoltata.

Grazie per aver preso in considerazione consigli e aver seguito le indicazioni.

 

Grazie a chi non dimenticherà il mio nome.

 

Grazie a chi mi ha chiesto un report e poi l’ha anche usato, e magari, strutturalmente, criticato.

Grazie a chi mi ha chiesto di insegnargli qualcosa e l’ha imparato così bene da farlo suo.

Grazie a chi si è fidato che non stavamo facendo un salto nel buio, ma che si poteva davvero vincere.

Grazie a chi è stato al mio passo, troppo spedito a volte.

Grazie a chi ha sopportato la pressione.

Grazie a chi mi ha dato consigli.

Grazie a chi ha condiviso informazioni.

Grazie a chi ha collaborato, e siete in tanti.

Grazie a chi ha rispettato le scadenze e ha tollerato i ritardi.

Grazie a chi si è accorto che ho più testa che gambe.

 

Grazie a chi mi ha detto che rispondo sempre e per questo crede alle parole che dico e agli impegni che prendo.

Grazie a chi ha letto le mie email con attenzione e fino in fondo, anche se sono lunghe.

Grazie a chi è rimasto convinto, come me, che la coerenza, la trasparenza, l’integrità e l’onestà sono valori fondanti nella relazione professionale.

Grazie a chi ha letto le mie parole di scrittrice, sul Guscio, e non ha pensato che fossero lesive o dannose, per me o per alcun altro.

Ecco, basta, vi dico ciao.

Contate sempre su di me.

 

4 commenti su “Anche stavolta, in qualche modo, arrivederci”

  1. Era ora!!!! Che dire… Brava per i ringraziamenti a chi se li è meritati …. Brava per il benservito a chi se lo è meritato… Lo specifico non lo so ma la mia nonna diceva che il pesce puzza sempre dalla testa … La mia nonna era parecchio saggia. E ora scatta la solita periodica seratona con rutto …

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