Tango, musica e finale

Pensavo di aver scritto un lungo racconto, poi un romanzo breve, poi di aver raccontato una storia.

Ho capito in questi giorni, mentre qualcuno di voi mi leggeva, che ho fatto solo un timido e immaturo esercizio di prosa.

Ma il tango, cielo, se mi è uscito bene, tutto questo tango.

Leggetele, le pagine della notte in milonga.

Leggetele, perchè sono tra le pagine più belle che ho scritto, e stanno in piedi anche da sole, senza passato e senza futuro, frutto solo dello spassionato amore per questa musica bellissima, che si può danzare con gli occhi chiusi, quasi volando, dentro di sé.

Ballatelo il vostro tango, se potete. E se non è tango, basta che sia vita. Ma che sia vera.

Ballatelo come me ed Anna, a notte fonda, sul pavimento lucido di Sandwich Floor, con un cavaliere inesperto, una dama che non ha mai fatto un passo di argentino, e una supposta ballerina esperta che sono quattro anni che non si sente marcare un ocho.

Ballatelo come il mio amico Piero, un martedì sera in mezzo a corso Lodi, ad imparare a camminare e spostare il peso di una dama “di spessore”.

Ballatelo come lo ballerebbe Andrès, che anche se me lo sono solo immaginato, è il personaggio che ho amato di più.

Ascoltate Piazzolla, Pugliese e i miei adorati Gotan Project.

Amatelo, amatelo, amatelo, questo meraviglioso tango che racconta la vita, col dolore, la nostalgia, la passione e tutta la meravigliosa fantasia che bisogna metterci, nell’essere “diferente” e nel non passare mai “in-diferente”.

 

E guardatelo, questo ballo, nella milonga più bella che si sia mai improvvisata: qui.

*** per chi ha voglia di provare la notte in milonga, le pagine cominciano da “La mariposa”.

 

 

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