Alice in Wonderland

Guardo allucinata queste immagini psichedeliche, annaspo assorbita dalle sonorità magiche e vagamente angoscianti.

Ne ho parlato tanto, ma adesso che osservo Alice da fuori e la vedo, è tutto vero.

Cosa volesse dire esattamente Lewis Carrol non lo so, però era vero.

L’allucinazione, l’incredulità, la percezione intuitiva, l’istinto ferace, la resilienza.

Il Bianconiglio.

La scelta o la fuga? La scelta.

La cavità, il buio, la vertigine.

Troppe porte, tutte chiuse o tutte da aprire?

La pillola rossa.

Troppo grande o troppo piccola?

Tutto troppo veloce.

Poi, di colpo, le spalle scoperte e le gambe nude.

Già, perché per stare fuori bisogna scoprirsi, e avere anche freddo, all’inizio. Poi fa caldo. Tantissimo caldo.

Il brucaliffo che interpella Alice e le dice: chi sei tu?

*Io lo so chi sono, ma non lo so!*

È lei la ‘giusta’ Alice?

Certo che è lei, ma mica lo sa.

La porterà lo stregatto, col suo sorriso quasi malefico nel cielo, da chi le dirà che lei è la ‘giusta’ Alice, l’eletta. Un cappellaio matto, bellissimo e stravagante, le dice: ‘ti riconoscerei tra mille, ma tu sei terribilmente in ritardo. E anche terribilmente lunga’.

Eh già, ci ho messo trentaquattro anni a capire chi sono e che sono quella che balla, vigorosamente, la deliranza.

Ma Alice non è più la ragazza che era prima, ha perso la sua moltezza. Qualcosa più di dieci chili. C’è qualcosa che manca, dicono.

Già, che bella scoperta. I desideri?

Nel perdere la mia moltezza ho perso tutto quello che mi dicevano che avrei dovuto essere. Mi hanno allargata e rimpicciolita, ingrassata e ridotta, spogliata nuda e chiusa in una teiera, ma io non sono quella di cui tutti parlano: questo è il mio sogno e decido io il percorso.

Con le spalle scoperte, le gambe nude e in abito rosso. E chi è questa incantevole creatura?

Una creatura che si è permessa di divergere nel mondo quotidiano, ma in Wonderland non c’è la divergenza, si va dove si vuole andare e quello è il posto giusto.

Ho paura, Alice, la mia testa è così affollata‘ le dice il Cappellaio, ma lei gli rivela un segreto: *tutti migliori sono matti*.

L’assurdità travalica in reale, anche qui, dove tutto è improbabile: di Alice si riesce a dire ‘Arrestate la ragazza per illegittima seduzione’. Già, ci mancava solo questa.

Con una grande statura, la seduttività perigliosa, il sogno, e un Cappellaio mezzo matto sognato da una mezza matta. Felici del fatto che lei sia finalmente lei. Alice.

***

Mi sono innamorata di questa storia millenni fa: finalmente ora Alice lo sa chi è, Alice.

Non era il paese delle meraviglie, e nemmeno un sogno angosciante. Era la vita, la realtà, pur difforme dalla norma.

Sul finire della metafora, tanto per tornare al ricordo, si gioca su una scacchiera. Proprio la mia amata, infinita, indecifrabile e imprevedibile partita di scacchi.

***

*È impossibile*, dice Alice.

‘Solo se pensi che lo sia’, risponde il Cappellaio.

***

Alcune volte, prima di fare colazione, penso a sei cose impossibili contemporaneamente.  Sei cose impossibili, e passa la paura.

Perchè il coraggio è contenere la paura solo un minuto più a lungo, come dice Patton. E io ce l’ho, il coraggio. E anche  un manipolo di improbabili soggetti strani che combattono accanto a me.

Balliamola adesso, la deliranza. Con una farfalla blu che vola sul mare.

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