Alice 3.0

Ricompari così, che pensavo fossi sparito nel nulla.

Ti dirò, veramente pensavo peggio. Pensavo che come tutti, anche tu alla lunga ti fossi stufato di me, delle mie paranoie, delle mie lune storte, pensavo che anche tu avessi trovato un culo più bello del mio da guardare (che poi neanche lo so se l’hai mai guardato, il mio culo).

E mi dici che invece ero io che ero fredda e scostante. Fredda e scostante, Chi, io?! Forse sì, hai ragione, c’è stato un momento in cui strillavo all’universo: lasciatemi stare. Sono stata stanca, dolente, malmostosa: lasciatemi stare. Se l’ho fatto, però, è stato davvero preterintenzionale.

Magari necessario, per non fare più casino, del necessario.

Se ci pensi dieci secondi, non uno di meno, magari realizzi che la cosa a cui tengo di più nella vita, il mio libro, l’ho dedicato a te: qualcosa vorrà pur dire, no? Tu che sei il personaggio più stupefacente che ho raccontato?  Tu che hai quella coppia di splendide pagine scritte solo per te?

Ferme tutte queste cose, che ci sono bastate le nostre stesse voci a chiarire l’equivoco, mi chiedi come sto, e lo sai che io con le parole dette a voce mi incasino facile.

Tre punto zero, ecco come sto. Io e anche Alice.

Alice 3.0 abita in una casina verde acido e lilla, immersa nel giardino delle fate, piena di libri e di peli di gatto bianco. Ground Zero è bellissima, proprio come la voleva lei, piccola, calda, profumata e accogliente. Se l’è scelta, progettata, voluta e se la suda, e per lei che non suda mai è una vera conquista.

Esce ogni mattina e fa due piani di scale a piedi, sale su quella pazzesca macchina bianca e va a lavorare. Lavora sempre tanto, tanto tanto, fa un sacco di cose in più di sei mesi fa. E quello che fa le piace ancora, ma non è più tutto. Perchè Alice 3.0, adesso, ha deciso che da grande vuole fare la scrittrice, come peraltro hai sempre sostenuto che avrebbe dovuto.

E questo l’ha capito quando un improbabile strano amico con l’accento ponentino le ha fatto notare che una o è una bocconiana o è una scrittrice. E lei è una scrittrice che ha fatto  il DES alla Bocconi.

E ha ricominciato a fumare e fare quella vita vagamente dissoluta e molto intensa che la ispira per scrivere.

Alice ha due sorelle vicine, Annie e Amelie, e insieme sono una bella famiglia. Annie abita al piano di sopra, in una casa separata da scale e porte, ma solo virtualmente, e il piccolo condominio pieno di amici e cene e chiacchiere e bottiglie di vino si chiama Merlose Place. Amelie è stata adottata a Melrose, anche se ancora non ha affittato l’appartamento numero 41, e tutte le domeniche sera ne presiede attivamente il Consiglio Superiore.  È bellissimo, avere due sorelle con cui dividere il pasto, la bottiglia e la settimana che viene e quella che è andata.

In questi mesi Alice ha imparato a stare benissimo da sola.  Si coccola ogni sera con una buona cena, telefona alle persone che le sono care anche se il telefono prende poco, scrive tanto, esce tanto, ascolta sempre la musica ad alto volume, adesso che nessuno le rompe l’anima e che c’è uno stereo in ogni stanza. Adesso che può respirare ed essere se stessa senza che nessuno la opprima a parlare di calcio, anziché di politica.

Legge molto di più di un anno fa; legge come una volta, quando era ragazzina (o in viaggio di nozze).

E poi gira, mamma mia quanto gira. Va al mare anche da sola. Ti rendi conto? Sale in macchina, va dalle sue amiche al mare, passa una serata al ristorante e ci scrive sopra un post che ha un successo enorme, poi si infervora e torna a Ground Zero, luogo sicuro.

Poi si mette i jeans e le scarpe da ballo in borsa e va a ballare latino. Un giorno magari ricomincia anche a ballare tango.

Alice 3.0 è ingrassata un po’, ma sta bene anche così. Ha i capelli più lunghi, e Crepax avanza. Ha deciso che lo sport del vestito strappamutande va praticato con costanza e dedizione. Scrive sull’iPad come facevi tu con Raw, e quando lo fa ti pensa.

Ha sfarfallato, talora, per qualche cotta improbabile che non aveva senso. Solo una per la verità, tutto il resto è passato faticosamente ma quasi inosservato. Sfarfallare vorrebbe, ma le farfalle nella pancia sono davvero una faccenda rara, e allora forse adesso è meglio così.

Dei suoi passati vecchi amori sbagliati, specie di quello lì che ti sta tanto antipatico, non si ricorda spesso. Tanta acqua sotto i ponti porta via i pensieri cupi e i ricordi bastardi.

È passato tutto, anche il rilascio della terza release del sistema operativo.

La felicità, forse, è un’altra cosa, ma questa strana requie, questa tranquillità che somiglia quasi alla noia, che le sono così inconsuete e faticose, la fanno sentire bene.

La dieta, la palestra, la sigaretta, la notte insonne, le pagine dei libri della Sellerio che profumano di antico, i Gotan Project, la bachata ballata stretta stretta, la tartare di tonno preparata con le mani, il riso nero, il rhum Zacapa 23, la gente che passa inattesa da casa, il tappeto persiano di Ground Zero, il gatto che miagola la sua voglia di uscire, il sorriso della stregatta nel cielo, che solo tu lo vedevi prima che lei te lo dicesse…

Ti pensa spesso, ti aspetta su Skype, e si ricorda sempre della piadina col tabacco e del Messico e delle nuvole.

Ti vuole bene, Morpheus.

Ti voglio bene, sì proprio a te, tu che sei davvero superlativo come il il tuo nome.

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2 commenti su “Alice 3.0”

  1. Come sono vere quelle parole sulla felicità, come sono comuni. Eppure magari la felicità è anche questa,basta capirlo.
    Grazie per questo pensiero.

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