dedicato a te

*** con questa colonna sonora****

In questi mesi ho avuto la ventura di incontrare un sacco di uomini.

Sarà che vado in giro da sola da molto tempo, anche se non me ne ero resa conto. Sarà che mi viene naturale condividere il sorriso, i pensieri e la musica. Sarà che sono nata così, inspiegabilmente ed inesorabilmente socievole. Spesso la mia estroversione viene scambiata per altro: per dirla in parole povere, si confonde l’apertura alla vita con la mia zoccoletta interiore. Ma non sempre, per fortuna.

Dei tanti che ho avuto la speciale fortuna di incontrare e conoscere, bianchi e neri, alti e bassi, seri e faceti, ce n’è uno che mi ha colpita tanto, e forte. Prima o dopo Massimo, Stefano, Marco, Diego, Andrea (che però era troppo sbronzo per essere vero), Tony, Josè, l’altro Marco… ho conosciuto un uomo vivo, vero e incredibile di cui non c’è bisogno di dire il nome. Lui lo sa, che sto scivendo di lui. Bisognerà pur dargli un nome però… e allora lo chiamerò Daniel.

Daniel è uno che cammina dritto e sorride sempre. Ma proprio sempre. Ho il dubbio che sorrida anche quando è incazzato nero.

Come tanti, è un uomo che non ha mai freddo; diversamente da tanti, è uno a cui non interessa apparire. Daniel vuole solo essere, così com’è. È uno che ti guarda dritto negli occhi quando parla, e ti dice fuori dei denti cosa pensa, anche se magari mica ti dice una cosa bella.

La cosa più stupefacente che ho visto di lui è quella splendida, semplice, essenziale onestà. Quel modo sempre unico di essere costantemente se stesso.

Abbiamo mangiato assieme, bevuto un sacco di birra e detto un milione di parole. È uno che si può ascoltare per ore. Ha sempre qualcosa da raccontare, impossibile annoiarsi. E non ha mai, per quello che ci ho capito io, un secondo fine. Ed è questo che lo rende speciale.

L’assenza del secondo fine è quasi introvabile, ormai.

Stavamo in giro per Milano, con la smart coi fari rotti, al buio, ad ascoltare la sua musica. Così diversa dalla mia e così forte. Talora troppo per me, e però davvero piena di emozione.

Quella fottuta sera di agosto che mi ha temporaneamente rovinato la vita divoravamo una gran grigliata di carne, con due litri e mezzo di birra e una lunga giornata di lavoro sulle spalle.

L’ho ascoltato parlare, a lungo. Raccontava della vita, della passione per uno sport che non conosco, del dolore superato per una provenienza difficile, dell’amore incondizionato per il futuro che sta costruendo. Daniel parlava di un passato a tratti torbido, di carpe tatuate a sorpresa, di una vita vissuta sempre con vigore. Poi parlava della sua famiglia e della sua compagna. Di una vita plasmata assieme con calore, intensità e ferma intenzione.

Parlava di quel famoso progetto cui tanti alludono ma pochi riescono veramente a concretizzare. E ne parlava con determinazione, passione e convinzione.

È lì che mi sono fermata, perchè mi si è aperta una voragine nel cervello. È lì che mi sono resa conto che non avevo quello che volevo, e che mi sono chiesta se nel mondo ci siano ancora uomini così.

Uomini che ti stanno seduti accanto per il piacere della conversazione e non per portarti a letto, uomini che credono in quella cosa strana ma possibile che è l’amicizia tra generi.

Uomini che escono di casa, ma che il cuore non lo levano mai via da lì, perchè la portano sempre con sè.

Daniel è uno da cui puoi farti riaccompagnare a casa anche se è notte fonda, perchè sai che sta guidando e ti sta riconsegnando al tuo luogo sicuro, e che lo farebbe per chiunque, non perchè sei tu.

Daniel è uno che spara a palla un pezzo di gospel e rock in macchina e che non la spegne finchè il pezzo non è finito, e tu puoi stare lì con gli occhi chiusi ad assaporare l’emozione di una musica che passa attraverso le vene.

Non so se c’è qualcosa di meglio, per una fatta come me, che incontrare una persona così. Una persona che ha parlato con me, e non con la strafiga che mi si è cucita addosso; un uomo che non ci fa caso se ho gli occhiali sul naso; un uomo che mi parla della sua donna al solo scopo di condividere la gioia profonda di amare.

Quando è scoppiata la bomba nella mia vita, per puro caso, Daniel è la prima persona che mi ha telefonato. E io non riuscivo neanche a parlare, perchè avevo la voce strozzata dalle urla e dalle lacrime e stavo soffocando. Ha ascoltato sbalordito e attonito il mio assurdo racconto interrotto dai singhiozzi, e poi mi ha detto, senza mezzi termini e con la voce calda, ferma e rassicurante, che allora era tanto meglio così. Che è meglio svegliarsi da un incubo che credevi un sogno, piuttosto che annegare strangolata dal fango.

E poi mi ha spedito una canzone.

Questo è un amico. Questo è un uomo.

Uno che ricorda, che ascolta i particolari, che ti sfotte per le schifezze giovanili che gli hai raccontato. È uno che ride di gusto, beve perchè la birra è buona e non per stroncarsi, corre per correre. Uno che ama davvero la sua compagna e lo fa nel bene e nel male, non solo quando lei è vicina o presente e anche quando parla dei suoi difetti.

Questo è un uomo.

Uno che si merita affetto e stima incondizionati e senza secondi fini. Perchè l’assenza del secondo fine è rara anche tra le donne. Ma a me appartiene.

Dedicato a te perchè, ascoltandoti parlare e guardandoti vivere ho capito, anche senza che mi crollasse il mondo addosso, che volevo di più dalla vita. Molto di più.

Grazie, perchè sei bello, perchè sei vivo, e perchè sei vero.

Grazie, perchè mi hai mostrato che c’è un altro modo di vivere, e che è quello che piace a me.

Grazie, perchè non mi giudicherai per i casini che combino, ma al massimo ci riderai sopra sfottendomi per l’inguaribilità della mia zoccoletta interiore.

Grazie, perchè con quello sguardo pulito e quella pragmaticità esistenziale, mi strappi un sorriso anche quando dentro sento che è grigio e piove a dirotto.

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