goodbye dr strangelove

Non dormo.

Non dormo e guardo il soffitto e non vedo le travi finalmente color wengè, ma solo una sequenza di fotogrammi e profumi e voci.

Passano veloci, come al photofinish, confuse. Qualcuna si ferma più a lungo. Come le foto a New York.

Come tutti i punti in cui avrei potuto prendere un’altra decisione, cambiare qualcosa, tutti gli sliding doors della mia vita.

Nella mia testa c’è un silenzio assordante. Si sente solo il battito del cuore dentro la gola e tutto intorno è umido e affannato, di lacrime e moccioli e respiro.

Mi fa male tutto eppure non sento niente. Toccatemi, così mi ricordate che sono viva.

Però io ve lo dico: ce l’ho messa tutta, e se tornassi indietro lo rifarei.

Non ho sbagliato a credere, non ho sbagliato ad inventare, non ho sbagliato a sognare.

Non ho neanche sbagliato a scegliere di credere alle parole anche quando la mia feroce intelligenza mi dimostrava sistematicamente che avevo torto.

Io lo sapevo già che era così, coi cellulari silenziosi e i messaggi che arrivano alle ore strane. Con qualche telefonata che piomba inattesa quando non dovrebbe e il tono della voce diventa freddo e difensivo. Lo sapevo per le diffidenze, i silenzi, i segreti.

Ma non era quello.

Volevo credere.

Penso ancora che amare voglia dire soprattutto avere fiducia. Anzi, fede. E allora se uno ti dice: “credimi, ti amo”, a quale inutile scopo mettere in dubbio i fatti.

Poi succede che tutto si accartoccia su se stesso, e quella luce meravigliosa che bruciava fino a poco fa è semplicemente scomparsa. E rimane questo angosciante vuoto cosmico da affrontare.

Tutti gli scatoloni da rifare. Tutti i vestiti da piegare, tutti i libri da rimettere via per tirarli fuori chissà dove, chissà quando. Tutte le speranze da riporre, tutti i sogni da lasciare andare. Volare via.

Quando avrò il coraggio, magari domani, di riaprire le pagine del mio libro, quando avrete la ventura, se mai l’avrete, di leggerle, rimarremo tutti un po’ scottati dal Francesco di Alice. Di come lei racconta di questo uomo stupendo e incredibile, difficile e grande.

E penso che ho fatto bene a scriverle, tutte quelle parole come i Quaranta Capoversi, così non mi dimenticherò di quanto ho amato quest’uomo così diverso da me, così lontano da tutto quello che ho sempre conosciuto, in fondo così logicamente impossibile per una come me.

Ho voglia di scrivere alla dottoressa bionda che da tempo esce con l’amore della mia vita che ne vale la pena, forse. Che magari con lei sarà diverso. Come ha fatto la piccina che è venuta prima di me con me.

Ho voglia di dirle che non è cattivo come sembra. Che dentro è pieno di cose belle da scoprire, che è bravo a tirare fuori il meglio dalle persone.

Ho voglia anche di dirle di stare attenta, perché disinvestire tutto quell’amore è difficile e più difficile ancora è trovare un recipiente dove metterlo e custodirlo con la grazia dei ricordi più preziosi.

Ma non penso che lo farò.

C’è di buono che, mio adorato dottor stranamore, non mi sento un vuoto a perdere.

Mi hai restituita alla vita, non me lo dimenticherò mai. Non dimenticherò il sole su Roma, le discese a rotta di collo sugli sci, il freddo sulla barca per vedere la statua della libertà.

Non dimenticherò il tuo viso pieno di lacrime nella notte sotto la casa di Alice, i giri in moto di notte sull’Adda, e tutte le volte che abbiamo fatto l’amore quando eravamo pazzi ed ebbri di noi.

Non dimenticherò il primo viaggio di ritorno dalla Liguria, con la gioia nel cuore di essere finalmente due, finalmente insieme, davvero, né quella tartaruga che nuotava sola nel Mar Rosso che è infinitamente blu.

Non mi sento un vuoto a perdere e non ho buttato via niente.

Solo, non avrei dovuto venire a vivere qui. Perdere l’unico spazio che avevo, per quanto brutto.

Non dovevo credere che saresti cambiato.

Ci credevo perché pensavo che per me ne valesse la pena.

Lo penso ancora, che per me ne valesse la pena. Perché sono così bella che mi merito il più bello e il più grande degli amori.

Mi merito la sincerità e la felicità.

Mi merito un uomo che mi ami come Tony ama Fede, come Josè ama Stefania.

Mi merito di vedere i miei libri sugli scaffali di una Feltrinelli, accompagnata da qualcuno che mi tiene per mano anche se sto in piedi da sola e che li ha letti prima degli altri.

Non riesco a dire addio. Ma devo. Amen.

10 commenti su “goodbye dr strangelove”

  1. Sei bella e non di quella bellezza che si vede…(anche quella ovviamente) ma di quella bellezza che si sente quando si ha la possibilità di scambiare qualche parola con te…..
    Meriti tutto l’amore di un uomo che sia tutto tuo…solo ed esclusivamente tuo…..
    ti abbraccio

  2. Nella vita ci sono capitoli che non vorremmo mai chiudere perchè per tenerli aperti ci abbiamo speso amore,speranze ed energie…ma,purtroppo,chiuderli è spesso l’unico modo per andare avanti.Un abbraccio forte.

  3. C’e’ tanta speranza nelle tue parole.
    E poca lógica nel tuo cuore.
    E queste sono due qualità’ che non tutti hanno, che io non ho. Tieniti stretta a te stessa.

  4. Abbiamo tutti voluto bene a Stranamore… come non si poteva?
    Dopo il dolore e la rabbia, ricordiamoci le cose belle: sono quelle per cui ne vale la pena. Tutto il resto, lasciamocelo indietro.

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