Fenomenologia dell’ufficio amministrativo in caso di guasti

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*In questa grigia mattina novembrina ci vorrebbe proprio una bella tazzona di caffè americano per tirarmi su di morale, e invece mi tocca quello schifo alla macchinetta* pensa Alice mentre scrolla le gocce di pioggia dalla giacca nera, appoggia il portatile alla scrivania e guarda sconsolata l’enorme pila di carta che è rimasta lì da ieri (o da prima?).

Compaiono a raffica, in sequenza, tutte “le sue bambine”. Ecco Alessandra, scarpe da tennis jeans a zampa e maglioncino a V cuciti addosso a un filo di organi e nervi, sempre (ma dico sempre) con le palle girate e qualcosa di cui lamentarsi. “Ciao Capo, tra le altre cose, quella cazzo di stampante si è piantata di nuovo”. Alice non fa tempo ad alzare la testa dalla borsa in cui sta trafficando alla ricerca del cellulare, che l’acciuga del sagittario si è già defilata borbottando come una pentola di fagioli. *Voglio un caffè*, pensa Alice.

Passano dieci secondi e arriva Mara, scollatura prosperosa, riccioli biondi sulla fronte e sorriso solare, un plico di fogli nella mano sinistra e la penna nella destra. “Ciao Capo, ben arrivata! Volevo dirti che oggi ci sono circa seicento cose da fare e io le ho già messe tutte in ordine ma volevo il tuo parere. Insomma, sai, il confronto è sempre utile. Poi, dall’amministrazione dicono che c’è la stampante in corridoio che non stampa, ma io non so perché e non ho neanche controllato, ma già che ci sono te lo dico. E comunque mi hanno detto che Giovanni ci ha guardato e ha detto in reception di chiamare l’assistenza”. “Sì, va bene, ho capito. Hai detto seicento cose? Ma è proprio un problema quello della stampante, che ne abbiamo altre otto?”. Mara la guarda interrogativa e dice: “Mah, non lo so, io non devo stampare i cedolini. A me non interessa. Dopo il caffè vieni da me subito subito che guardiamo l’ordine delle seicento cose?”. Alice, sconsolata, asserisce e ricomincia a trafficare nella borsa, mentre il portatile si accende.*Voglio un caffè*.

“Ciao Capo. La stampante è rotta. Giovanni ha detto che non si può fare niente e Angela della reception ha cercato di cambiare il toner ma ha scoperto che non ce n’è più. Io comunque stampo sulla mia, però non mi stampa in bianco e nero e quindi le prove della stampa del libro giornale sono a colori”. Francesca, culo che fa provincia, reattività di un bradipo e autonomia di un neonato, la guarda con la sua aria da bambina felice e le sorride: “Ti porto il caffè?”. “No, grazie, vado da sola così passo a salutare di là. Ma scusa, non hai ancora impostato il bianco e nero di default?”. “Default?”. “Sì, Francy, nelle impostazioni della stampante, setta il bianco e nero come predefinito, così non te lo devi ricordare”. “Alice, ma tu lo sai che io non sono tecnologica e non so come si fa. Vabbè tanto è uguale, no?”. “Eh no cazzo, sono stampanti pay-per-use e il colore costa 8 volte il nero! Vabbè, dopo passo”. E anche Hello Kitty gira su se stessa a mo’ di portaerei e infila la porta.

Alice si incammina a testa bassa verso la macchina del caffè, non senza una sosta nell’ufficio degli unici maschi del circondario. “C’è Giovanni?”. “No, guarda, è uscito imprecando perché la stampante del corridoio è da buttare e lui però doveva andare da un cliente”.

*… Voglio un caffè, voglio un caffè…* pensa Alice, e intanto prende in mano il cellulare per chiamare il mitico Giovanni, ingegnere elettronico, facente funzione helpdesk IT interno quando non impegnato in altro (cioè sempre). “Ciao Giovanni, senti, ho 30 secondi, mi dici cosa diavolo ha la stampante?”. “Buongiorno Ali, niente di grave, ma io in realtà non l’ho vista perché stavo uscendo. Ho detto ad Angela di chiamare l’assistenza”. “Scusa, e il toner che c’entra?”. ”Il toner??”. “Lasciamo perdere, me la vedo io e poi ti faccio sapere com’è andata a finire”.

*… Voglio un caffè, voglio un caffè…* Ecco Angela, superreceptionist factotum dell’ufficio, col suo sorriso smagliante. “Buongiorno Alice, volevo dirti che la stampante è rotta. Ho chiesto a tutti ma non sapevano cosa dirmi, allora ho ordinato il toner”. *Cazzo*. “Angela, fammi un piacere, intanto che vado a vedere e bevo il caffè, chiama l’assistenza e vedi di capire quando possono venire”.

*… Voglio un caffè, voglio un caffè…*, ecco il corridoio, ecco la famigerata stampante. *… Voglio un caffè, voglio un caffè…*. Alice prova a fare una fotocopia di un foglio pieno di cifre e codici fiscali appoggiato lì a caso (ma la legge sulla Privacy qua la ignorano tutti?): la macchina fotocopia. *Mmmm*. Allora prova una scansione. La mail arriva sul blackberry in pochi secondi. *Mmmmmmmmmm*. Allora entra nell’ufficio dell’amministrazione, dove Francy con la ypsilon continua a stampare e buttare fogli. Sissi la stagista, invece, è lì in un angolo, ferma, che fissa il vuoto pneumatico della sua scrivania e prega che qualcuno le dia qualche cosa di intelligente da fare. “Sissi, che mi lanci una stampa in corridoio? Devo capire perché dicono che la stampante è rotta”. “Capo, non è che è rotta, è che fa una riga nera quando stampa”. “Ah.” “Comunque ho già chiamato l’assistenza e richiesto che ci mandino un tecnico stamattina o domani, che tu oggi pomeriggio sei via e Giovanni è fuori tutto il giorno”. *Minchia. Ma perché è in stage?*. “Grazie Sissi, io vado a bere il caffè, vieni?”. “Eccomi”.

Nella surrealità della situazione, ecco una trafelatissima Angela che si para davanti a loro in corridoio. “Capo, ho chiamato l’assistenza ma loro sapevano già tutto. Comunque gli ho detto che non ci devono mandare il tecnico brutto con le unghie nere, ma quello solito tanto educato col maglioncino e la camicia che ti piace tanto. Quello che capisce sempre e risolve tutti i problemi. Che carino. Ah, e poi gli ho detto che devono per forza mandare qualcuno entro stamattina perché è urgentissimo. La signorina del call center mi ha gridato dietro di tutto, ma io le ho detto che se non lo fa faccio un reclamo al responsabile della qualità. Sono stata brava, eh?”

*E adesso che cazzo le dico? Le dico che voglio un caffè*. “Va bene Angela, grazie. Quando arriva il tecnico avvisami”.

All’ora di pranzo Alice alza la testa dal suo foglio di Excel e percepisce uno strano silenzio negli uffici e un po’ di confusione in corridoio. Ci sono le coordinatrici in giro all’ora di pranzo? E chi le ha mai viste in ufficio a quell’ora? Mah. *Beh, tanto devo andare*. Si alza, spegne il portatile, richiude tutte le borse e si avvia verso l’uscita, con la giacca sottomano. In corridoio il via vai è fitto. *Ma cosa sta succedendo? Ma brutta logia vacca porca* (avrete notato che Alice è una fine) *c’è il tecnico e non mi hanno chiamata?*.

Davanti alla stampante con tutti i cassetti aperti c’è un marcantonio che non è il solito  avvenente, competente e dal sorriso adorabile. Il marcantonio parla al telefono e si muove come un invasato intorno alla macchina. *Cazzo fa? La danza della pioggia?*.

“Buongiorno, mi chiamo Alice, – e gli tende la mano – Lei è il tecnico per la stampante? Le hanno spiegato il problema?”. “Eh, buongiorno, sìsì quella lì mi ha detto tutto”. *Quella lì quale che ci sono almeno dieci donne che entrano ed escono dagli uffici?*. Francy le fa un gesto allusivo e lei si avvicina lasciando l’energumeno alla sua danza mistica e al suo telefono che suona incessantemente. “Tranquilla, Capo. Gli ho spiegato tutto io.” Bam! Un cassetto chiuso con un po’ di sana virilità, con imprecazione e gestaccio annessi. *Eh, ci mancava proprio un po’ di testosterone da queste parti*. “Scusa, e cosa gli avresti spiegato di grazia?”. “Che non funziona niente. Gli ho detto che se aveva bisogno di qualcosa poteva parlare con me perché tu dovevi andare via”. “Francy, ma non hai detto tu stessa che non capisci un cazzo di questa roba? Guarda che la macchina fa solo una riga nera quando stampi, il resto funziona”. “Sì, lo so, ma hai visto che figo?”.

*Ecco. Questa non l’avevo calcolata*. *Figo? Quell’uomo di Neanderthal che impreca in bergamasco per cambiare un pezzo che non ha con sé? Il forno? Ma ci sono i forni nelle stampanti?*.

“Senta, io purtroppo devo andare. Immagino che sappia che la stampante fa una riga nera e che per il resto tutto sembra funzionare. Se avesse qualche problema, può chiedere alla ragazza bionda che c’è laggiù o a quella magra e bruna che sta passando, e loro mi trovano sul cellulare”. Negli occhi del cavernicolo sbuca un punto interrogativo. “Bionda?”. “Sì, quella laggiù. Francy, mi vedi? Mi chiami se c’è qualche problema?”. Risolino isterico. “Sì Capo, non ti preo. Buona riunione”. “Beh, la lascio in buone mani, arrivederci”. E stringe di nuovo la mano al tizio, che si rimette a trafficare facendo strani gesti all’indirizzo della multifunzione, visibilmente deluso dalle dimensioni, più che dalle ‘buone mani’ della candidata referente.

Dopo tre ore, con la stampante che funziona e l’atmosfera dell’ufficio che improvvisamente è densa di estrogeni, la grigia coltre novembrina è svanita dietro al solleone agostano portato dal Courier della FedSex che ha recato con sè la solita busta di documenti urgenti, immediatamente reclamati da almeno tre interlocutrici diverse, tra offerte di caffè e gridolini complici.

E così la giornata è passata, e mentre si mettono le giacche prima di uscire Alessandra e Mara si accomiatano l’una dall’altra.

Alessandra: “Ma le hai viste le cretine delle coordinatrici che facevano la coda come i pavoni davanti all’Uomo della Stampante?”

Mara: “Uhm, sì. Beh, era un po’ rude, ma non era male. Alice direbbe che era trombabilissimo”.

Alessandra: “Sarà pure il Capo, ma dice un sacco di cazzate. Moooooolto meglio il Corriere Intelligente”.

Mara: “Ma chi? Lo smilzo della FedSex? Guarda che è solo un Corriere, non ci installa mica niente”.

Alessandra: “Sarà, ma è talmente bello. Io lo chiamo così”.

Mara: “Sì, ma è una cosa diversa!”

Alessandra: “Sì, ma come sei pignola, però…”

Ecco che entra, avvolta in una nuvola di rosa e profumo di mughetto, Francesca: “Oh, ma lo sapete che so il nome dell’Uomo della Stampante, così la prossima volta possiamo chiedere che ci mandino lui? Beh, diceva un sacco di parolacce e quando è passato il presidente l’ha guardato storto, ma avete visto che bravo? La stampante era da buttare e lui l’ha rimessa a posto da solo!”.

Alessandra: “Francy, hai dei gusti terribili. Io preferisco il Corriere Intelligente. Quello che sembra appena uscito dalla pubblicità della Pepsi di quando io ero giovane e voi non eravate ancora nate”.

Mara: “Va beh, ma tu sei sempre tranchant”.

Alessandra scuote la testa mentre infila la porta “No no, siete voi che non capite niente di uomini”. Il suo cellulare squilla. “Amore ciao! Sto arrivando dammi un secondo ed esco!”. “Ciao ragazze, a domani”.

Sulla scrivania di Alice, alle sette e mezza, un rapportino di intervento fotocopiato siglato con la firma a forma di cuore di Francesca, una busta di documenti con un post-it verde sopra “Questi li ha portati il tuo amico strafigo, sono i documenti per l’ATI”, e sempre la stessa interminabile pila di documenti da gestire. Fuori piove, è novembre.

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