Pioggiaesole

Stamattina Francesco deve lavorare in trasferta, e Alice? Alice ha un colpo di genio: salta in macchina con lui, col la borsa attrezzata per una bella gita, e va a farsi un giro nel centro di Bologna, tanto per passare un sabato qualunque.

La pioggia.

Quattro gocce sul cappello da maschiaccio, almeno i capelli rimangono asciutti. La città rossa e rosa di mattoni e marmo brulica di persone, abitanti e turisti, che camminano imperterriti sotto la pioggerellina incessante e siedono comunque all’aperto ai tavoli delle caffetterie del centro.

Piazza Cavour, piazza Maggiore ed ecco la proloco: l’azienda turistica bolognese è più ricca e bella della Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano. Nonostante questo Alice rimedia una cartina e se ne va giuliva, anche se la mappa non le servirà davvero, perchè, come cantava qualcuno *…nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino…*

Il programma dell’escursione non c’è, ma solo tanta voglia di camminare, e allora, senza intenzioni di turismo impegnato, Alice spende la mattina in una lunga passeggiata per le viuzze del centro, perdendosi tra le voci e i profumi del mercato, sbalordita dall’enorme numero di librerie sparse per ogni angolo. Antiche, moderne, professionali, internazionali… ce n’è per tutti i gusti e per tutti i lettori.

Tra due passi e una foto, una sosta al panificio storico “Atti” per un crescione di spinaci e formaggio che placa l’appetito improvviso, in attesa dell’ora di pranzo e di cominciare a fare “la turista seria”.

Solo che oggi Alice non ha la minima intenzione di fare l’intellettualoide in esplorazione, ma solo voglia di stare con se stessa e scoprire se quella fantastica dimensione “on the road on my own” fosse una parentesi della scorsa estate o piuttosto una vena interiore da approfondire. E quindi, tra sé, di fronte al primo timido raggio di sole, Alice si siede su una panchina e finisce il suo libro, anche se non le piace più di tanto: Matilde Asensi ha scritto di meglio de “La camera d’ambra”. Ed è un’ora bellissima, a leggere in un angolo verde, nel silenzio della città all’ora di pranzo, col sole che accenna a farsi vedere e il segnalibro di metallo blu tra le mani.

Quando Francesco ha una pausa, corrono a fare uno spuntino alla libreria .coop, tagliatelle tortelloni e sangiovese, in uno spazio che ha la dimensione del sogno o forse anche del progetto, tra libri di Eco e volumi sul tango, manifesti dello Slow Food e cameriere trafelate con perizoma in vista.

Non è mica una favola, qui sembrano tutti più evoluti: più librerie che negozi di abbigliamento, gente svariata e socievole per le strade, uomini che camminano in coppia discorrendo profusamente e non puoi non chiederti se non stai per avvistare Prodi e Zamagni che discutono tra loro di economia civile, volontariato e terze vie… Bologna è una città chic ma non snob, colta ma non sterilmente erudita, ordinata, pulita, accogliente.

Il sole.

Colombe bianche in piazza San Domenico, di fronte al rosone rossastro della basilica, ragazzo che suona la chitarra seduto sui gradini che reggono la statua del santo, magnolie che accennano una fioritura bianca.

D’improvviso un corteo di 87 moto (Alice le ha contate!) e si direbbe che siano tutte Harley Davidson. Ci sarà un raduno?

Granita al caffè da Grom, lunga passeggiata in piazza Maggiore, dentro la Basilica di San Petronio, verso la fontana del Nettuno, e poi ancora a piedi in direzione della torre degli Asinelli, che in effetti buca il cielo con la sua altezza. Ve li immaginate, questi grattacieli medievali che picchiettavano, sparsi un po’ dovunque, il soffitto stellato della città?

Per appagare la solita curiosità che la prende nelle città che non conosce, Alice trascina Francesco a cercare i resti del Ghetto Ebraico, che sono lì dietro. E in effetti i palazzi sono diversi, forse s’indovina una sinagoga, alcuni cartelli commemorano eccidi e genocidi lasciando nell’aria un aspro odore di morte, certamente una taverna portoghese nascosta tra i vicoli distoglie l’attenzione e incuriosisce lo sguardo.

Una birra fredda sotto la torre degli Asinelli, un segno di civiltà rintracciato in un portafoglio smarrito da qualcuno appoggiato su un panettone, tante bici che girano per le strade, mentre l’aria si fa di nuovo fredda, scende la sera e comincia a farsi l’ora di tornare a casa.

Della giornata di oggi Alice si porta a casa una cinquantina di fotografie, i muri rossi dei palazzi e i soffitti di legno dei portici, il profumo del cibo al mercato, la cupola verde che spunta sul cielo uscendo dalla basilica di San Petronio. Si porta a casa cinque ore passeggiate tra vetrine di negozi misteriosi nascosti in vicoli impensabili, bifore, merli e archi e il senso di una città davvero attraente e vivibile, ma soprattutto, la lieta scoperta che, di nuovo, in compagnia di se stessa non si sta poi così male.

1 commento su “Pioggiaesole”

  1. Vedo che la giornata ha portato nuova linfa.
    Vorra’ dire che dovrai andare ancora in traferta.
    E’ molto bello leggerti, sentire le emozioni che senti e che hai la capacita’ di porre su un foglio bianco, che esso sia reale o virtuale!

    Spero di continuare a leggere i tuoi sentimenti e a sentirli come se fossi accanto a me.

    Grazie Alice, non fermare il tuo viaggio, continualo.

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