Italia-Paraguay al Polpetta DOC

È lunedì e non fa neanche tanto caldo. E questa è la colonna sonora.

Alice arriva affamatissima da una pesante giornata di lavoro, scende dalla smartina leggendo un commento al blog sull’IPhone, con la testa da una parte e il cuore altrove, alza gli occhi ed eccole lì, dall’altro lato del marciapiede, Mara e Sissi, gonna e sorriso, che han trovato la strada per arrivare al locale. Sotto le tende rosse, Guco si gratta un gomito e si guarda attorno con lo sguardo furtivo e curioso da gatto selvatico.

Dodici anni dopo, lo guardi e lo ritrovi così com’era: espressione interrogativa, voce che profuma di cannella (ma lui non lo sa, perché è anosmico), pelle bianchissima, pantaloni larghi e t-shirt.

Eccoci qua, sei mesi che non ci si vede, e forse un po’ di imbarazzo mascherato. Si sa, che sono un po’ timidi tutti e due. Tavolo all’aperto con divanetto e cuscini rossi per le bambine, la lista dei vini a pennarello su un foglio di carta marrone; Mara decreta, Alice chiede: “Pinot Nero, bottiglia”.

Bottiglia? Brave!

Eh beh, Sissi ha detto che stasera si vuole ubriacare, dopo la giornata che ha avuto. Il punto è che Sissi è troppo brava per ubriacarsi davvero, e quindi si sfoga della sua pessima mattinata e della sua antipaticissima amica che non ha avuto idea migliore se non quella di organizzare un matrimonio di milanesi in Sardegna in pieno agosto e di imporle anche la scelta del vestito e dell’acconciatura da testimone.

Si parla di lavoro, di stagiste, di turbinii di animatori autistici che si aggirano perdutamente fra gli uffici di via Colletta, chiedendo pennarelli e indicazioni per la toilette a tutti tranne che alla persona giusta, che sarebbe chi li coordina. Coordinare? Voce del verbo anarchia e schizofrenia nel contesto fantascientifico del not for profit tout court. Si parla di colleghi molesti in ufficio, di abitudini amorose più o meno condivise, di matrimoni in Liguria.

Guco gironzola, passa e sorride, vago. Che strano che ci serva, ma non eravamo amici?

Alice si guarda intorno, e pensa che il Polpetta è il Posto Perfetto (allitterazione compresa). Buono il vino, giusta la musica, bella la location, comoda la sedia. Se ne potrebbe fare lo sport del lunedì: ricerca  e ispirazione al Polpetta, preparando l’escursione di immagini e parole nella Milano ballerina della notte estiva nel Nuovo Millennio.

Venti e trenta: la partita inizia, le tre grazie sono convocate al tavolo dentro il locale. Perdono l’inno nazionale, ma tanto di questi giorni va di moda il “Va’ pensiero”.

La TV è un diciassette pollici LCD nero, appoggiato su una cassa di vino, senza volume. Al tavolo accanto tre tennisti parlano a bassa voce e commentano la partita, con discrezione da milanese dell’alta società.

Solo che, senza volume, di calcio non si capisce niente. Però, è affascinante.

Di sottofondo lounge music, che poi diventa improvvisamente Cha Cha (e Guantanamera la fa da padrona). Musica sudamericana quando l’avversario è il Paraguay? Qui qualcuno sta gufando…

Al tavolo accanto i tre avventori, amici del gestore, guardano la partita alla maniera del Polpetta (e cioè senza volume?!) e commentano piano, ma per fortuna si scaldano con l’andare del tempo. Al loro tavolo Sissi, Mara e Alice se la chiacchierano e ogni tanto cercano invano di capire qualcosa di quello che succede.

Caz! Gol del Paraguay.

Nessuna ha capito niente di cosa sia successo, ma la faccenda si fa seria.

Fine del primo tempo, un piatto di salumi e formaggi per accompagnare il secondo, finalmente il volume (basso) della partita e qualcosa si comincia a capire. Gli uomini si infervorano e cominciano a fare esclamazioni assolutamente tipiche e criptiche tipo: “ma perché non verticalizza?”, “questo portiere non mi dà fiducia”, “fuori Iaquinta” e così via.

Ecco, adesso ci siamo! Questa è una vera partita del mondiale sudafricano: la testa stonata dalle vuvuzela che frusciano noiose sul fondo, la seconda bottiglia di vino che è finita ma non siamo state noi, i nostri vicini di tavolo che ci guardano sospetti e pensano (onestamente) che tre donne da sole che guardano una partita portano sfiga. Meno male che De Rossi pareggia e Camoranesi si fa ammonire, forse siamo sopravvissute al linciaggio scaramantico.

Il sito della Gazzetta dice che la prossima settimana giocano le altre due avversarie del girone contro l’Italia, anche se Mara non ha capito bene la differenza tra qualificazioni e ottavi di finale e forse ha anche un po’ sonno. Domenica non si può, ma magari giovedì prossimo ce la rivediamo, assieme, la partita.

Guco sorride, è contento che siano state lì. E poi c’è quel progetto da portare avanti che lui fotografa e Alice scrive e vanno a raccontare la Milonga estiva al PalaSegrate.

Sono le undici, la partita è finita, il viaggio di ritorno è lungo, ma la serata è stata allegra e gradevole, e per una cosa così, vale sempre la pena tornare a casa e far tardi a postare sul Guscio!

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