Alla mia unica lettrice che si firma con il suo nome.

Cara Deb, ti regalo questa canzone. L’ho ricevuta a mia volta, lo scorso dicembre, nel momento più difficile che la vita mi abbia messo davanti, fino ad oggi.

Di tutte le parole che mi hai regalato, ho capito soprattutto quelle che non mi hai scritto. E so che lo sai, e va bene così. E so che sai che non ti posso rispondere, perché non ho le risposte, perché non sarebbero le mie, le risposte. Perché non sono le mie, le parole che ti servono.

Stamattina correvo, col lago a sinistra e le cuffiette bianche nelle orecchie. Le foglie verdi sopra la testa, il cielo blu a scaglie in controluce, un profumo lacustre di acqua, erba e qualcosa di Venezia che solo l’acqua ferma può dare. Correvo piano, perchè non ho il fisico, ed è partita questa canzone. Mi sono commossa, come al solito. Anzi no, non mi sono commossa. Ho provato una profonda solidarietà, un senso di compassione e di tenerezza, per me. Un senso di cum-patimento del dolore che mi è rimasto tatuato addosso.

Chi me l’ha regalata, forse, prova la stessa cosa per sé.

Però, penso, che se ho imparato ad accarezzarmi la testa per lenire il mio dolore, forse ho imparato ad amarmi. E sto imparando a sognare.

Stamattina correvo e pensavo a te, e a queste righe da scriverti. Pensavo alle risposte che ti devo, alle domande che ho, al silenzio e alle parole che ci siamo scambiate.

Pensavo che so molte più cose di te di quello che ti ho detto, perché volevo che me le dicessi tu. Ed erano le stesse. Se tu sapessi quante volte mi viene voglia di scriverti. È la tua, la voce inattesa e incredibile fuori dal Guscio. E se penso a te che torni a casa di notte e mi scrivi, deduco che a te succede la stessa cosa che capita a me.

Poche cose ti posso dire, ma sono importanti.

Il dolore impiega tempo, a passare. Molto. Siede a lungo dentro di te, macera, consuma. Lascia un sacco di scorie. Ti impoverisce, anche, se non ti difendi.

Il dolore ti porta a cancellare il passato, con la speranza di cancellare anche il male. Non funziona, non così. Vero che bisogna guardare avanti, ma anche vero che col passato i conti bisogna farli. Prima o poi. E ne vale sempre la pena.

Sono i sogni, quelli sì, che ti aiutano a camminare.

Sono i sogni, che non vanno abbandonati.

Guai a chi si siede, a chi non lascia il certo per l’incerto, a chi si accontenta e per questo pensa di godere.

Cammina, combatti, prenditi la verità.

Ama quello che sei, che se sei così è anche per quello che sei stata, per chi hai incontrato, per come sei stata, profondamente, amata. E te lo ripeto: profondamente amata.

Regala a chi c’è o verrà nel futuro tutto quello che sei, senza timore né esitazione, perché nessuno ti può fare più male di quanto puoi farne a te stessa se non sogni e non ricordi.

Sogna, ricorda, perdona se puoi. Il resto, beh, quello viene da sé.

Comments

1 commento su “Alla mia unica lettrice che si firma con il suo nome.”

  1. Che dire. Grazie.

    Solo Grazie.

    Grazie per avermi dedicato una canzone bellissima, grazie per avermi dedicato del tempo, grazie per avermi compreso, grazie per avermi donato un consiglio e grazie anche per quello che non mi hai detto.

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