calamita o calamità?

Negli ultimi dieci giorni la terra ha tremato, o forse solo il mio piccolo mondo.

L’incredulità si è fatta strada fra la folla come un soggetto indipendente e si è presentata alla mia porta, chiedendomi diritto di asilo. Ed io? Gliel’ho negato. Anzichè rimanere incredula a guardare questa soap opera che si dipana sotto ai miei occhi, semplicemente mi è parso normale. Normale che accadesse l’impensabile ed io reagissi con passione e tranquillitè (a là Chocolat).

Talora ho l’impressione di avere così tanta energia, così tanta attenzione da dare che, come disse il mio primo amore qualche tempo fa (ma non molto), “uno solo non basterebbe”. Ecco la calamita, che mi fa pensare che questo piccolo Guscio, per me veicolo e ripostiglio di emozioni espresse e vivide, possa realizzare il miracolo di attirare a sè le persone più strane, remote, diverse e impensabili e dare a loro qualcosa di me, e magari, anche restituire qualcosa di sè.

Talaltra mi sento una calamità naturale, una collezione di errori perfettamente incastrati, atta ad attirare su di sè dei mostruosi casi della vita a cui non so sopravvivere con coerenza e onestà intellettuale e che finiscono per ingarbugliarmi ancor di più.

Dice il mio amico saggio ed immaginifico che sono una calamita per i casini, e in questo modo riassume i due eventi in una sola allocuzione.

Posso solo dire che questo apparente disordine esistenziale nel mio castello interiore ha perfettamente senso, anche se io non so perchè.

E allora grazie a chi viene a me, che cerchi la poesia o lo tsunami, perchè da sola sarei morta. Perchè, in fondo, sono solo due espressioni antitetiche dell’energia.

2 commenti su “calamita o calamità?”

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