Penelope e le donne sulla tela

Sopra la tela bianca, quando va tutto storto e ho molta paura, scrivo e riscrivo con l’inchiostro del mare i nomi delle donne che, con la loro valigia di emozioni e ricordi, si fermano accanto a me e mi regalano un sorriso, una carezza, della volte solo un vago cenno di consonanza.

Nessuna è come me, ma io non sono sola. Che a voi sembrerà ovvio, ma per me è una grande scoperta.

In questi giorni, attorno a me, scopri spiriti affini, affetti profondi, legami che il tempo non ha saputo cancellare. Incontro sguardi e parole. E scopro che bastava ascoltare. Bastava cercare. Bastava, come diceva qualcuno tanti anni fa, smetterla di ascoltare il traffico e stare concentrata sulla strada.

Mentre scrivo mi balenano nella testa nomi e volti, e io li scrivo in fondo alla pagina, uno dopo l’altro, prima che diventino un periodo su questa tela.Scrivo coi loro nomi, poi racconto con gli pseudonimi, per non violare la loro libertà di rimanere nel nascondimento heideggeriano.

Spero, però, dal cuore, che ciascuna di loro si riconosca, perché è dal cuore che dico, intensamente e rischiosamente, grazie ad ognuna. Seguo l’ordine sconnesso della colonna sonora della mia serata, e racconto le immagini che piano piano affiorano vicino ai nomi.

Pensavo che non avrei più avuto amiche. Pensavo di aver perso la mia amica speciale, e pensavo che non ne avrei mai trovata un’altra. Invece, con dolcissima, delicata prepotenza, Sofia è venuta riprendermi, nonostante le difficoltà e le differenze. Ci voleva un treno per Stresa, per rimettere insieme i pezzi. Per permetterci di guardare la controtendenza e capire che si possono fare strade diverse e volersi bene comunque. E così, ho ritrovato mia sorella, e i viaggi in macchina ascoltando Ligabue, le serate al telefono, gli aperitivi in centro. Non solo ritrovato: ho guadagnato. Un’amica libera, sincera e diversa da me. E ho scoperto che essere diverse e sincere è davvero bello.

Pensavo che non avrei mai trovato un’altra amica e invece ne ho incontrata una davvero preziosa. C’è poco che si possa aggiungere al valore della sua presenza. C’è la sua giovane età, la sua profonda coerenza, la sua intonata assonanza con me. Ci sono Alice, Mara e una bottiglia di vino. Ci sono serate, telefonate e presenze, anche da lontano. E quella continua, leggera sensazione, che c’è sempre qualcuno su cui contare.

Sofia e Mara sono donne davvero intelligenti. Le donne intelligenti hanno sguardi intensi, pieni, forti. Ci sono donne che sembrano sapere, solo per come ti guardano, ti sembra che ti leggano dentro. Poi, magari, non è esattamente così. Per me, con Nicoletta, un mercoledì, è stato davvero come se lei non solo mi vedesse, ma mi guardasse e capisse. Non ci siamo dette quasi niente, lei con quel pancione enorme e il sorriso consapevole della madre, io con la mia solita faccia da mela rossa del Trentino, che se la guardi bene esprime solo spaesamento e timore. E le lacrime strozzate in gola. Sono donne così, che vuoi come amiche. Adulte ma non noiose, sagge e sempre aperte. È una donna così, che vorrei diventare. Una che mi ha guardata da lontano, avvicinata con grazia, interpellata con attenzione. Una che ha ascoltato quello che ho detto e quello che non; che mi ha detto, fuori dei denti, quello che pensava, senza farlo suonare come un’esortazione o un consiglio, ma solo, con coerenza, il suo punto di vista. Grazie Nico, per il sorriso, per l’abbraccio, e per il punto di vista. Una di quelli che mi hanno spinta fuori dal Guscio sei tu.

Le donne intelligenti sanno guardare il passato e pensare al futuro.

Le donne intelligenti sanno trasformare il lavoro in passione e la passione in professione. Le donne intelligenti, sul lavoro, si incontrano, e, se sei fortunata, nella vita rimangono. Sulla mia tela bianca ho due nomi da scrivere, Erika e Alessandra, che non si sono mai incontrate, ma sono legate dal filo rosso di un libro: Leggere Lolita a Teheran. Da una l’ho ricevuto, ad una l’ho regalato. Tutte e due hanno collaborato, ogni giorno, per aiutarmi a uscire dal Guscio. Erika è stata la mia compagna di avventure ed esplorazioni, la mia prima occasione di costruire e rischiare di distruggere una relazione personale a causa del lavoro. Per fortuna certe affinità non scoloriscono col tempo e la distanza, e ho un ricordo, nitido e intenso, di un paio di domeniche fa, lei io e un’abbondante porzione di gnocco fritto: la stessa timida sintonia, lo stesso modo di conversare, amabile e costruttivo, la grande conquista di essere due donne adulte che, stasera, sul tavolo, mettono emozioni impegnative e rischiose, non si giudicano e, volendosi bene, si sostengono.

Alessandra, invece, il libro l’ha ricevuto. Alessandra che è stata la mia prima piccola me stessa. Un vulcano di idee e pensieri, col suo rigore e la sua passionalità, col suo equilibrio e la sua incredibile maldestrezza. Alessandra che non mi crederebbe se le dicessi che ho paura, che certi giorni mi tremano le gambe, che i nuovi progetti mi terrorizzano. Lei che, dopo il calciomercato, è la prima persona con cui ho desiderato di parlare perché mi sa aiutare a guardare, lucidamente, le cose della vita.

Tra le stelle del cielo ci sono vecchie grandi amiche, come Licia, scappata a Barcellona a cercare la stessa strada che io sto cercando qui, tra piercing, tatuaggi, disegni, capelli che cambiano taglio e colore e valigie di cartone, e ci sono punti luminosi di un presente inatteso e impensato, piacevolmente stupefacente. C’è Francesca, con la voce alta e i capelli lunghi e biondi, c’è che forse non abbiamo niente in comune ma quando qualcosa non va possiamo contare l’una sull’altra. Francesca che dorme a casa mia perché è successo un guaio e non sa dove andare. Francesca che legge del Guscio e si commuove. Francesca che oggi, mi abbraccia forte col suo sorriso enorme e mi dice: conta su di me! E io ci conto. Sul sorriso. E sull’affetto. Che, vedrai, non ce lo perderemo per strada.

C’è un’altra Alessandra. Anche lei, niente gonna corta e niente orecchini lunghi. È schietta, vera, onesta, pulita. Ed è venuta a bussare alla mia assenza, a dirmi: dove sei? Sto pensando a te! A chiedermi cose difficili e a raccontarmene forse di peggio, con quella strana, lontana, certezza, che certe cose ce le possiamo dire. E che, se siamo intelligenti, continueremo a farlo.

C’è una voce che viene da lontano. Si chiama Sara ed è la sorella minore di mio fratello gemello. Nella mia memoria, ha un viso da bimba dell’ultima volta che ci siamo viste. Oggi è una donna. Non ci vediamo, però c’è Skype. Con lei ritrovo momenti lontanissimi del passato e costruisco attimi di coraggio per il futuro, e penso che è bellissimo che qualcuno si ricordi di me con tutto questo amore. Mi fa pensare che ne valga davvero la pena.Di essere me.

E questo è ciò che mi sorprende più di tutto: ci sono persone che ho perso, che ho abbandonato o lasciato andare, nel mare delle cose che avvengono, senza motivi e senza spiegazioni. Eppure, chissà perché, le ritrovo ancora qui. A spartire il bello e il brutto di questo tempo che ci capita, a condividere le più profonde interiorità e le più superficiali stranezze come se niente fosse più normale al mondo. E scopro, che allora, forse questa tela non è bianca. Forse, ci sono colori, e personaggi, e emozioni che vogliono insistere sul quadro anche se ho cambiato cavalletto. Che forse, anche se è vero che non tutte le ciambelle riescono col buco, magari dopo cena si può mangiare anche una torta paradiso.

1 commento su “Penelope e le donne sulla tela”

  1. Il bello degli amici, anche quelli che non ti saresti aspettata di vedere ancora, è che nel momento del bisogno sono “quasi” sempre pronti ad ascoltare, a consigliare, a vivere la tua vita mettendosi nei tuoi panni con la mente.. già, con la mente. Chissà se poi farebbero anche loro quello che ti consigliano.. per fortuna capita che poi rimaniamo da soli a pensare, e a decidere del futuro.. alla fine la scelta resta sempre a noi. Giusta o sbagliata che si rivelerà, non ha importanza. Il nostro Mondo non è mai a senso unico. è un po’ come windows, ha un punto di ripristino.. basta avere un po’ di coraggio, lo stesso di quando abbiamo osato e installato programmi sconosciuti o potenzialmente dannosi.
    Ascolta la canzone “gli amici” di Guccini, secondo me una delle più belle che ha scritto..
    Ricorda che io e la gnappetta, seppur lontani, siamo sempre qui. Un baciozzzo.

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