2017: Odissea nel Servizio Prima Classe (di Vodafone)

Amici cari, evidentemente era troppo tempo che non scrivevo una tragicommedia sul Guscio.

Allora cominciamo dalla fine, mi hanno già risposto con un ‘Gentile cliente, siamo molto dispiaciuti per l’accaduto e ti ringraziamo per la segnalazione. Il team di esperti a te dedicato ha subito preso in carico la tua segnalazione 14970 e ti contatterà entro 1 giorno lavorativo.

Cordiali saluti, Servizio Prima Classe’.

Loro sono molto dispiaciuti, immaginatevi io.

Ve lo racconto domani come è andata a finire, ammesso e non concesso che sia vero che, domani, uno del team degli esperti mi contatterà con delle risposte, perché quelli del Servizio Prima Classe di Vodafone sono il Team degli Esperti. Già. Sono dodici giorni che aspetto una risposta facile facile, dal Team degli Esperti.

Di seguito, per farvi ridere (o piangere), l’annoso antefatto che ho appena finito di scrivere nell’apposita sezione del sito web e via pec. Se non mi dicono niente entro domani scrivo direttamente a Bisio (e non sto parlando di Claudio).

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InspiraEspiraInspiraEspira...Ispira

Sulle note della ‘Felicità’ di Lucio Dalla, vi scrivo, dopo aver ascoltato tutto il cielo della città di Bologna nella notte del 4 marzo 2017. Quattro marzo.

Sulle note del ricordo  di un cineoperatore che dice ad un diciassettenne ‘hai un grande futuro’, vi scrivo, dopo aver guardato da adulto la fatica intensa di un piccolo uomo ed aver capito in un secondo che non io sola sono Alice e che il Paese delle Meraviglie è vastissimo (e ci accoglie tutti).

***

Evidentemente sto guarendo, evidentemente sto tornando a casa, evidentemente sta andando tutto bene…  se ho fatto una giornata così.

Resiliesco. Io credo.

Quindi dimagrisco, vero?

Evidentemente sto guarendo, anche se a me non sembra, perché la vita dà segnali singolari: quattro diverse persone, in difficoltà, mi han cercata per trovare una via d’uscita. Loro, dal loro casino, quel doloroso rumore, chiamano me per non sentirlo più.

Sì, succede ancora. Succede ancora che qualcuno chieda un consiglio, una indicazione. Chieda coraggio, spinta, fiducia. Chieda magari solo ascolto e, moderatamente, opinione. Succede ancora.

Vuol dire che io sto tornando io? (altro…)

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del benessere e della missione

Ho incontrato una persona, oggi, che mi ha parlato (per lavoro) di un fenomeno che per lui è inconoscibile, da consulente: una startup innovativa a vocazione sociale. Mi son sorpresa a guardarmi mentre lo ascoltavo parlare: mai sentito niente di più familiare, invece.

Una startup.

Innovativa.

A vocazione sociale.

Cazzo. Mi è venuto un ricordo. L’ho ricacciato indietro.

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Epifania, 2017

Un giorno singolarissimo, oggi.

Credo di aver fatto bene a non disfare l’albero di Natale e lasciarlo a fare luce, perchè i Re Magi pare abbiano trovato la strada per arrivare e lasciare i loro doni. Sono doni dalla forma singolare, in effetti. Liquida e calda come certi lacrimoni incontenibili ma preziosissimi, io credo.

Un giorno lunghissimo, oggi.

Un giorno di quelli miei, in cui faccio un sacco di cose e ne sento di più, che poi mi fanno male, male, male. Male allo stomaco, male ai polmoni, male alle dita.

La lista infinita dei miei non avrei dovuto e dei miei non so che fare mi ha divorata non appena ho smesso di fare qualcosa. Un attimo di panico. Una decisione istantanea: salgo in bici.

Faceva un freddo boia fuori, nonostante il sole, e non è che Segrate-San Donato sia la più suggestiva delle strade da percorrere, però lì c’era una famiglia a non aspettarmi (sorpresa), il freddo aiuta a pensare, pedalare tira fuori un po’ di endorfine.

Beh, in cima al ponte sulla Rivoltana la catena della bici è uscita dalla sua ghiera. In condizioni recenti mi sarei arresa e sarei tornata a casa, a piedi, con la coda tra le gambe, il corpo congelato e la frustrazione a diecimila giri.

Poi mi sono ricordata di me.

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Trentanove, in corsivo

L’amore conta.

L’amore sì, conta!

E poi?

L’amore, sì, si conta.

Ho cominciato a contare la scorsa notte a mezzanotte, forse non ho ancora finito.

È contando che ho provato con le dita, come San Tommaso, battezzato nella domenica in albis, che amore si riceve quando amore si dà.

Vi ho contati tutti, vi ho ringraziati tutti (spero), ma adesso ho ben trentanove minuti (che caso) per farlo davvero.

Grazie.

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Fertility what?!

Ho ricevuto un link di una notizia fresca fresca di attualità. O forse è di politica. O forse è di società, e questo sarebbe decisamente più grave.

È Il Fatto Quotidiano che scrive, mica Quinto Miglio di San Donato Milanese. Siccome son rimasta incredula, ho scelto di non dar credito alla stampa, quella bestia politicizzata ed inattendibile che mira ad ottenebrare i nostri neuroni e renderci spettatori, nel terzo millennio, di un rinnovato panem et circenses.

Sono un ricercatore? Cerco le fonti. Il problema è che poi le trovo, le fonti: nientemeno che il portale del Ministero della Salute.

L’altro problema è che, che cazzo, Il Fatto Quotidiano ha ragione.

Il nostro Ministro della Salute (donna, al secolo), ha indetto per il secondo giorno d’autunno una sorta di workshop nazionale denominato Fertility Day.

Mi viene da vomitare.

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