La cumbia di chi cambia

Se c’è qualcuno che c’ha voglia di ballare, si faccia avanti. Si faccia avanti.

Se c’è qualcuno che c’ha voglia di cambiare, si faccia avanti. Si faccia avanti.

Io ce l’ho. Bomba e stereo. Ho fatto due errori.

Uno: ieri sera non sono andata a lezione di Yoga.

Due: tre settimane fa ho creduto ad una promessa (che era una richiesta) che sapevo mendace.

Stasera ci bevo sopra, sapendo che questo Ripasso ha molte meno speranze di me di sopravvivere, perché ho un problema col senso di colpa ed un rapporto equivoco col bicchiere.

Ho voglia di dire che il mondo è pieno di stronzi, che i modelli sono sbagliati, che il sistema è vittima di una distorsione… ho voglia di dire che è tutto sbagliato e io sono giusta. Ho voglia di proporvi di ascoltare ‘T’immagini’ di Vasco per rendere il messaggio, ma poi ci ripenso e capisco che non è sempre domenica, le madri sono nevrotiche e pensarci sarebbe come credere al fatto che uno lasci la moglie per l’amante. Non capita. Son fantasie che credono alle favole, quando le favole servono a costruire la speranza, non la sovrastruttura che sostiene la società.

Allora faccio reverse engineering delle mie voglie e penso a quelle vere: quelle cui mi sembra di non poter dar seguito per mancanza di tempo, quando invece potrei. Eh, ma le difficoltà? Eh, ma la felicità?

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Buon viaggio, Chiara

Ho aspettato a lungo che sorgesse il sole, tra Neffa e Lorenzo Fragola: mai fino a questo preciso istante ho sentito (e badate bene, non pensato, capito o inteso – sentito) che il sole ce l’ho dentro. Io? Sì.

Capisco in questo istante, Anna, la natura inspiegabile e multiforme della nostra relazione passata: era dopamina. Ne producevamo una gran quantità e sapevamo darne anche agli altri, nella maggior parte dei casi. Mi manca spesso quella sensazione, che se ne è andata e va bene così, che era buona, era funzionale, faceva respirare quando mancava l’aria. L’aria manca ancora, e anche spesso. Ma alla fine, l’aria, quella è sempre mancata e non è lei che è una stronza.

Il punto è che l’aria è sempre mancata perché la lasciavo mancare. E che cazzo, da adesso non ce la faccio più con l’aria a tratti.

Da un po’ non lo faccio più, solo che praticare questa scelta è molto ma molto ma molto più difficile che risolvere un sudoku difficile.

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2017: Odissea nel Servizio Prima Classe (di Vodafone)

Amici cari, evidentemente era troppo tempo che non scrivevo una tragicommedia sul Guscio.

Allora cominciamo dalla fine, mi hanno già risposto con un ‘Gentile cliente, siamo molto dispiaciuti per l’accaduto e ti ringraziamo per la segnalazione. Il team di esperti a te dedicato ha subito preso in carico la tua segnalazione 14970 e ti contatterà entro 1 giorno lavorativo.

Cordiali saluti, Servizio Prima Classe’.

Loro sono molto dispiaciuti, immaginatevi io.

Ve lo racconto domani come è andata a finire, ammesso e non concesso che sia vero che, domani, uno del team degli esperti mi contatterà con delle risposte, perché quelli del Servizio Prima Classe di Vodafone sono il Team degli Esperti. Già. Sono dodici giorni che aspetto una risposta facile facile, dal Team degli Esperti.

Di seguito, per farvi ridere (o piangere), l’annoso antefatto che ho appena finito di scrivere nell’apposita sezione del sito web e via pec. Se non mi dicono niente entro domani scrivo direttamente a Bisio (e non sto parlando di Claudio).

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InspiraEspiraInspiraEspira...Ispira

Sulle note della ‘Felicità’ di Lucio Dalla, vi scrivo, dopo aver ascoltato tutto il cielo della città di Bologna nella notte del 4 marzo 2017. Quattro marzo.

Sulle note del ricordo  di un cineoperatore che dice ad un diciassettenne ‘hai un grande futuro’, vi scrivo, dopo aver guardato da adulto la fatica intensa di un piccolo uomo ed aver capito in un secondo che non io sola sono Alice e che il Paese delle Meraviglie è vastissimo (e ci accoglie tutti).

***

Evidentemente sto guarendo, evidentemente sto tornando a casa, evidentemente sta andando tutto bene…  se ho fatto una giornata così.

Resiliesco. Io credo.

Quindi dimagrisco, vero?

Evidentemente sto guarendo, anche se a me non sembra, perché la vita dà segnali singolari: quattro diverse persone, in difficoltà, mi han cercata per trovare una via d’uscita. Loro, dal loro casino, quel doloroso rumore, chiamano me per non sentirlo più.

Sì, succede ancora. Succede ancora che qualcuno chieda un consiglio, una indicazione. Chieda coraggio, spinta, fiducia. Chieda magari solo ascolto e, moderatamente, opinione. Succede ancora.

Vuol dire che io sto tornando io? (altro…)

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del benessere e della missione

Ho incontrato una persona, oggi, che mi ha parlato (per lavoro) di un fenomeno che per lui è inconoscibile, da consulente: una startup innovativa a vocazione sociale. Mi son sorpresa a guardarmi mentre lo ascoltavo parlare: mai sentito niente di più familiare, invece.

Una startup.

Innovativa.

A vocazione sociale.

Cazzo. Mi è venuto un ricordo. L’ho ricacciato indietro.

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Epifania, 2017

Un giorno singolarissimo, oggi.

Credo di aver fatto bene a non disfare l’albero di Natale e lasciarlo a fare luce, perchè i Re Magi pare abbiano trovato la strada per arrivare e lasciare i loro doni. Sono doni dalla forma singolare, in effetti. Liquida e calda come certi lacrimoni incontenibili ma preziosissimi, io credo.

Un giorno lunghissimo, oggi.

Un giorno di quelli miei, in cui faccio un sacco di cose e ne sento di più, che poi mi fanno male, male, male. Male allo stomaco, male ai polmoni, male alle dita.

La lista infinita dei miei non avrei dovuto e dei miei non so che fare mi ha divorata non appena ho smesso di fare qualcosa. Un attimo di panico. Una decisione istantanea: salgo in bici.

Faceva un freddo boia fuori, nonostante il sole, e non è che Segrate-San Donato sia la più suggestiva delle strade da percorrere, però lì c’era una famiglia a non aspettarmi (sorpresa), il freddo aiuta a pensare, pedalare tira fuori un po’ di endorfine.

Beh, in cima al ponte sulla Rivoltana la catena della bici è uscita dalla sua ghiera. In condizioni recenti mi sarei arresa e sarei tornata a casa, a piedi, con la coda tra le gambe, il corpo congelato e la frustrazione a diecimila giri.

Poi mi sono ricordata di me.

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