del benessere e della missione

Ho incontrato una persona, oggi, che mi ha parlato (per lavoro) di un fenomeno che per lui è inconoscibile, da consulente: una startup innovativa a vocazione sociale. Mi son sorpresa a guardarmi mentre lo ascoltavo parlare: mai sentito niente di più familiare, invece.

Una startup.

Innovativa.

A vocazione sociale.

Cazzo. Mi è venuto un ricordo. L’ho ricacciato indietro.

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Epifania, 2017

Un giorno singolarissimo, oggi.

Credo di aver fatto bene a non disfare l’albero di Natale e lasciarlo a fare luce, perchè i Re Magi pare abbiano trovato la strada per arrivare e lasciare i loro doni. Sono doni dalla forma singolare, in effetti. Liquida e calda come certi lacrimoni incontenibili ma preziosissimi, io credo.

Un giorno lunghissimo, oggi.

Un giorno di quelli miei, in cui faccio un sacco di cose e ne sento di più, che poi mi fanno male, male, male. Male allo stomaco, male ai polmoni, male alle dita.

La lista infinita dei miei non avrei dovuto e dei miei non so che fare mi ha divorata non appena ho smesso di fare qualcosa. Un attimo di panico. Una decisione istantanea: salgo in bici.

Faceva un freddo boia fuori, nonostante il sole, e non è che Segrate-San Donato sia la più suggestiva delle strade da percorrere, però lì c’era una famiglia a non aspettarmi (sorpresa), il freddo aiuta a pensare, pedalare tira fuori un po’ di endorfine.

Beh, in cima al ponte sulla Rivoltana la catena della bici è uscita dalla sua ghiera. In condizioni recenti mi sarei arresa e sarei tornata a casa, a piedi, con la coda tra le gambe, il corpo congelato e la frustrazione a diecimila giri.

Poi mi sono ricordata di me.

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Trentanove, in corsivo

L’amore conta.

L’amore sì, conta!

E poi?

L’amore, sì, si conta.

Ho cominciato a contare la scorsa notte a mezzanotte, forse non ho ancora finito.

È contando che ho provato con le dita, come San Tommaso, battezzato nella domenica in albis, che amore si riceve quando amore si dà.

Vi ho contati tutti, vi ho ringraziati tutti (spero), ma adesso ho ben trentanove minuti (che caso) per farlo davvero.

Grazie.

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Fertility what?!

Ho ricevuto un link di una notizia fresca fresca di attualità. O forse è di politica. O forse è di società, e questo sarebbe decisamente più grave.

È Il Fatto Quotidiano che scrive, mica Quinto Miglio di San Donato Milanese. Siccome son rimasta incredula, ho scelto di non dar credito alla stampa, quella bestia politicizzata ed inattendibile che mira ad ottenebrare i nostri neuroni e renderci spettatori, nel terzo millennio, di un rinnovato panem et circenses.

Sono un ricercatore? Cerco le fonti. Il problema è che poi le trovo, le fonti: nientemeno che il portale del Ministero della Salute.

L’altro problema è che, che cazzo, Il Fatto Quotidiano ha ragione.

Il nostro Ministro della Salute (donna, al secolo), ha indetto per il secondo giorno d’autunno una sorta di workshop nazionale denominato Fertility Day.

Mi viene da vomitare.

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Goodbye Ground Zero

La musica si è spenta?

Non del tutto.

Il mio Mac non è dentro uno scatolone, posso ascoltare Lorenzo, Ludovico, Lucio ed ogni altra voce che mi accompagni in questa lunga, strana, notte che viene.

L’ultima notte che trascorro a Ground Zero come la prima.

Intorno, una parete verde e una libreria bianca, tutta vuota. Neanche uno dei miei bicchieri né una goccia di rhum; non ci sono i vasi coi sassi, non ci sono i fiori sul terrazzo. Però c’è Chopin che dorme sul divano, la musica che suona (bassa), la finestra aperta, un aereo che decolla nelle orecchie all’orizzonte.

Millesettecentoquarantuno giorni: quattro anni, nove mesi e qualche spicciolo di accoglienza, solidità, disordine e ricerca.

Goodbye Ground Zero, luogo della ricostruzione.

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Storia di un Agapanto e del solstizio d'estate

A questa mezzanotte mi affaccio con uno stato d’animo cui non sono usa e mi guardo nello specchio delle stelle un po’ stupefatta: aspetto che arrivi, come un anno fa, ma ora lo faccio con fiducia più che con timida credulità nel futuro.

Non pensavo che la resilienza avesse tanta forza da farmi tornare al luogo da cui sono partita, con lo stesso entusiasmo e lo stesso sorriso di sempre ed insieme una nuova, schiacciante, determinazione realista.

A questo solstizio di estate mi affaccio e mi affido sorridendo (mi affido, io! Ma Chi, io?!) , memore di quando, un anno fa, è sbocciato il primo bocciolo del mio Agapanto.

21 giugno 2015, ore 10:39 am

21 giugno 2015, ore 10:39 am

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